• Articolo Roma, 29 gennaio 2019
  • Legno al posto della pelle: la moda sostenibile di Marta Antonelli e OOD Italy

  • Intervista all’ideatrice di Lignea®, un innovativo materiale che unisce riciclo e cura dell’ambiente con eccellenza made in Italy della moda cruenti free.

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Sembra pelle ma non è: l’innovativa lavorazione del legno di OOD Italy spinge il settore moda alla una svolta cruelty free

 

(Rinnovabili.it) – Ricerca, sostenibilità, innovazione, artigianalità: questi gli ingredienti, oltre al coraggio e molta intraprendenza, che hanno portato al successo OOD Italy, un giovane marchio di accessori moda caratterizzato dall’impiego del legno come materia prima per le proprie creazioni. Abbiamo intervistato Marta Antonelli, giovanissima fondatrice della start up cui Rinnovabili.it ha consegnato il premio eco START UP durante l’ultima edizione di “Fai la differenza, c’è…” prima delle regata Re Boat Roma Race 2018.

 

L’innovazione di OOD Italy (da W-OOD) si basa sullo sviluppo di Ligneah®, un prodotto ricavato dall’accostamento di tessuto in fibre naturali e cartacee riciclate e una lamina di legno trattata con microforatura laser per renderla morbida ed elastica come la pelle (ma totalmente cruelty free). Il legno usato proviene da fornitori certificati e per ogni prodotto venduto viene ripiantumato un albero. Tutta la filiera si basa sul riciclo, sull’utilizzo di materiali biodegradabili e sul coinvolgimento di artigianato locale, in una perfetta unione di economia circolare e imprenditoria made in Italy.

 

 

Puoi spiegarci come curate i vari passaggi di produzione (dal reperimento delle materie prime, legno, cotone, etc., al coinvolgimento dell’artigianato locale fino alla ripiantumazione degli alberi)?

Sin dai primi mesi di attività, siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di Tree-Nation. L’idea di reimmettere nell’ambiente degl’alberi creando un nostro bosco aveva una valenza simbolica ma rappresentava anche un atto di responsabilità e di coerenza con la filosofia alla base di Ligneah® ovvero il rispetto per l’ambiente e la sua conservazione.

Chi ci fornisce il legno è tra i più grandi produttori d’impiallacciatura Made in Italy. Ci appoggiamo anche a diverse realtà che seguono standard rigidi e detengono certificazioni a livello mondiale dove viene rispettata tutta la filiera produttiva senza intaccare l’ambiente.

 

Per quanto riguarda il coinvolgimento degl’artigiani locali, ci siamo sempre avvalsi dell’aiuto e del lavoro di persone formate e altamente specializzate che non avessero paura di rapportarsi al nostro materiale; il loro coinvolgimento è stato fondamentale per far crescere Ligneah®; ci hanno aiutato a conoscerne i limiti e a trovare le soluzioni per problemi di realizzazione che all’inizio sembravano insormontabili.

 

Business e sostenibilità, innovazione e artigianato: come siete riusciti a coniugare aspetti della produzione tanto diversi e che a molti sembrano inconciliabili?

È proprio questa la nostra forza ma anche la nostra debolezza: l’unione di questi elementi rende Ligneah® unico nel suo genere ma anche debole nel momento in cui lo si va a immettere nel mercato e non si trova una collocazione ben precisa. Perché è un materiale che ambisce all’industrializzazione ma che porta con sé sempre quell’accuratezza e quei passaggi manuali tipici di un prodotto industriale. Quindi anche noi con il tempo abbiamo dovuto imparare a conoscere il nostro materiale e a comprenderne le potenzialità.

 

Come risponde il pubblico? Quali sono le principali resistenze che trovate quando presentate il vostro prodotto a possibili clienti/investitori?

Il pubblico si divide in due macrogruppi; coloro che apprezzano e capiscono l’innovazione che presentiamo comprendendone anche i costi finali che sono poco superiori alla media e un altro macrogruppo che fa fatica a comprendere il progetto nel suo complesso; molte persone per esempio si soffermano sui prezzi non comprendendo che un prezzo alto è direttamente proporzionale a tutti quei fattori che ne determinano il risultato, ovvero le ore di lavoro, la quantità di persone che lavorano per quel progetto, le materie prime impiegate e la lavorazione speciale che c’è dietro che poi è alla base del nostro brevetto.

 

Per quanto riguarda gli addetti ai lavori abbiamo avuto più comprensione e apprezzamento sia per il materiale in sé che per le molteplici applicazioni a cui si presta anche se il prezzo rimane sempre lo scoglio da superare.

Gli investitori invece ci sono andati sempre molto cauti soprattutto perché non volevano investire in Italia anche se il progetto funzionava; ma fortunatamente qualcuno ha creduto in noi e questo ci ha permesso di andare avanti e di migliorare il sistema produttivo.

 

Ci sono altre aziende in Italia che si muovono nella vostra stessa direzione (sostenibilità/consapevolezza/qualità) o siete un esempio atipico?

Nella moda ci sono molte realtà che si stanno spingendo verso la sostenibilità anche se credo che questo settore non sia ancora del tutto pronto. Il problema di chi produce materiali sostenibili è il notevole investimento economico e il tempo di ricerca che ci vuole per mettere a punto e industrializzare prodotti completamente nuovi che necessitano di numerosi test per poter essere immessi nel mercato.

 

Il vostro Ligneah® è stato inserito nella banca dati mondiale dei materiali innovativi e sostenibili: immaginate future applicazioni oltre agli accessori moda o anche collaborazioni con altre aziende?

In realtà negli ultimi tempi il settore che ha mostrato più interesse nei confronti di Ligneah® è stato l’Automotive. Da diversi anni alcune case automobilistiche stanno testando il nostro materiale ed essendo questo settore uno dei più rigidi riguardo ai test tecnici, i tempi si allungano notevolmente; basti pensare che solamente per realizzare una concept car ci vogliamo tra i 12 e i 24 mesi.

In questo momento siamo molto concentrati a migliorare sia la resa che i tempi di produzione del materiale proprio per rispondere a standard e requisiti che il settore Automotive richiede e devo dire che siamo già sulla buona strada.

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