• Articolo Roma, 24 ottobre 2018
    • Fanghi da depurazione, Costa: “La nuova norma protegge i cittadini”

    • Il ministro dell’Ambiente commenta le nuove disposizioni sulla gestione dei fanghi. “Fino ad oggi non sono mai stati adeguatamente controllati”

    Fanghi da depurazione

     

    Le nuove disposizioni sulla gestione dei fanghi da depurazione

    (Rinnovabili.it) – In aula alla Camera ha preso oggi il via l’esame del decreto legge su Genova, dopo che il testo ha recepito le modifiche della Commissione Ambiente e Trasporti. Alcune di queste riguardano direttamente il capitolo sulla gestione dei fanghi da depurazione, la frazione solida delle acque reflue urbane ed extraurbane, che viene rimossa dagli impianti di trattamento.

    Il DL interviene sulla normativa di settore per assegnare alcuni limiti all’utilizzo di queste sostanze in agricoltura. Nello specifico introducono l’obbligo di dosare alcune sostanze come gli idrocarburi, il Cromo o il Selenio che possono connotare la pericolosità dei fanghi. Come spiega oggi con una nota stampa il ministro dell’Ambiente Sergio CostaNon parliamo di fanghi industriali, ma di quelli provenienti dalla depurazione di acque reflue derivanti da scarichi civili e da insediamenti produttivi dell’agroalimentare. Questi fanghi sono ricchi di sostanze organiche e vengono usati come ammendanti”.

     

    Cosa prevedono le disposizioni del provvedimento? Allo stato attuale l’articolo, che ha fatto propri alcuni emendamenti presentati dai relatori e altri a prima firma di Rossella Muroni e di Chiara Braga, recita così:

     

    Al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore, continuano a valere, ai fini dell’utilizzo in agricoltura dei fanghi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i limiti dell’Allegato IB del predetto decreto, fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani (PCDD/PCDF), policlorobifenili (PCB), Toluene, Selenio e Berillio,Arsenico, Cromo totale, Cromo VI, per i quali i limiti sono i seguenti: idrocarburi (C10-C40) ≤ 1.000 (mg/kg tal quale), IPA ≤ 6 (mg/kg SS), PCDD/PCDF + PCB DL ≤ 25 (ng WHO-TEQ/Kg SS), PCB ≤ 0,8 (mg/kg SS), Toluene ≤ 100 (mg/kg ss), Selenio ≤ 10 (mg/kg SS) e Berillio ≤ 2 (mg/kg SS), Arsenico <20 (mg/kg SS), Cromo totale <200 (mg/kg SS), Cromo VI <2 (mg/kg SS). Per ciò che concerne i parametri PCDD/PCDF + PCB DL viene richiesto il controllo analitico almeno una volta all’anno. Ai fini della presente disposizione, per il parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1000 mg/kg tal quale si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicità fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell’allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, richiamata nella decisione 955/2014/UE della Commissione del 16 dicembre 2008.

     

    Il Ministro Costa spiega che la necessità di normare queste sostanze nasce dal fatto che “fino ad oggi non sono mai stati adeguatamente controllati, e nelle maglie larghe di una normativa non completamente aggiornata con le attuali conoscenze scientifiche, nei campi potevano finire anche sostanze inquinanti”. In questa maniera vengono invece attribuiti specifici parametri agli idrocarburi, inserendo anche il riferimento a sostanze specifiche come diossine, furani, selenio, berillio, cromo, arsenico e altri microinquinanti pericolosi come toluene e Pcb. Sostanze che servono a “marcare” la qualità del fango, e a capire se la sua provenienza è dubbia.

     

    Non tutti sono però d’accordo con la posizione del ministro dell’ambiente. Ieri i Verdi, in un flash mob davanti a Montecitorio hanno puntato il dito sui nodi dell’articolo 41 che, “così com’è, prevede un aumento di venti volte degli idrocarburi presenti nei fanghi di depurazione da spargere sui terreni agricoli”. Spiega Angelo Bonelli, leader del partito “I valori consentiti per gli idrocarburi con catene di carbonio comprese tra C10 e C40 grazie a questo articolo sono stati alzati da 50 mg/Kg a 1.000 mg/kg. L’aumento delle soglie consetite non è l’unico problema ravvisato: allo stato attuale infatti la misurazione dei livelli verrebbe effettuata sulla sostanza ‘tal quale’, ossia “un campione cui può essere aggiunta acqua, riducendo quindi la concentrazione di idrocarburi”, afferma Bonelli.

    In realtà la questione non riguarderebbe solo gli idrocarburi “Questa norma – osserva il leader dei Verdi – eluderebbe i limiti contenuti nel Testo Unico dell’Ambiente del 2006″ proponendo in alcuni casi il superamento di centinaia di volte i limiti fissati. “Si autorizzerebbe ad accumulare sui terreni destinati all’agricoltura diossine, Pcb e micro-inquinanti tossici trasformando nel tempo quei terreni in aree da sottoporre a bonifica, contaminando le matrici ambientali e la catena alimentare”.

     

    La replica di Costa non è tardata ad arrivare. Attraverso una nota stampa il ministro ha fatto sapere che “Questi parametri servono come riferimentoperché  qualora fossero individuati dai controlli delle agenzie ambientali regionali, le Arpa, dall’Ispra o dalle forze di polizia, permetteranno di scoprire l’esistenza di un inquinamento e individuarne il colpevole. Non è quindi un’autorizzazione ad inquinare ma l’esatto contrario. L’articolo 41 e le successive integrazioni parlamentari servono a bloccare chi fino ad oggi ha sparso veleni nei campi”.

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