• Articolo Roma, 6 maggio 2015
  • Domani il voto dell’Assemblea Capitolina

    Roma prepara il piano per contenere l’elettrosmog

  • In Consiglio il regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile. Obiettivo: circoscrivere l’elettrosmog

Roma prepara il piano per contenere l’elettrosmog2

 

(Rinnovabili.it) – Niente più antenne su scuole, ospedali, asili nido e aree gioco. Così Roma intende arginare un fenomeno dilagante e potenzialmente nocivo per la salute: l’elettrosmog. L’amministrazione ha deciso di adottare un registro cittadino delle antenne e mettere in piedi un osservatorio sull’inquinamento elettromagnetico: lo scopo è rendere meno opaco l’iter autorizzativo e mostrare maggior attenzione alla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente.

Manca ancora l’ok ufficiale del Consiglio comunale, previsto per la seduta dell’Assemblea Capitolina di domani, poi entrerà in vigore il nuovo regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile.

 

Il documento, a firma della Consigliera comunale di Sel Gemma Azuni e del presidente della Commissione Ambiente, Athos De Luca (Pd), prevede la pubblicazione sul web del ‘piano antenne’ e la dislocazione sul territorio di centraline per la misurazione dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, i cui risultati saranno periodicamente resi pubblici e consultabili online dai cittadini. Verrà introdotto il divieto di installazione dei ripetitori su edifici sensibili come ospedali, case di cura e di riposo, scuole, asili nido, oratori, orfanotrofi, aree gioco. Interdetti anche gli edifici costruiti abusivamente, sui quali fino a ieri le giunte romane hanno sempre chiuso un occhio (talvolta tutti e due). Le antenne già esistenti su queste strutture verranno rimosse e spostate altrove. I tralicci saranno piantati preferibilmente in «aree libere, prevalentemente non edificate o a carico urbanistico basso», su immobili destinati ad attività commerciali o grandi complessi alberghieri.
Per minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, si cercherà di accorpare più ripetitori su strutture comuni (cositing), da localizzare (sempre «preferibilmente») in aree non densamente abitate.

 

Roma prepara il piano per contenere l’elettrosmog_

 

La capitale dell’elettrosmog

I campi elettromagnetici generati da ripetitori per la telefonia mobile o la trasmissione radiotelevisiva hanno mietuto vittime negli anni, senza che la scienza muovesse un dito in loro soccorso. Eppure gli effetti biologici dei campi elettromagnetici generati da sorgenti di radiazioni non ionizzanti sono sempre più evidenti, tanto da aver costretto anche la IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, a una presa di posizione sui loro possibili effetti cancerogeni nel 2011.

 

Roma è da tempo focolaio di proteste popolari localizzate nei quartieri più colpiti dalla proliferazione, anno dopo anno, di una selva di ripetitori sui tetti dei palazzi. È dai tempi di Radio Vaticana che il fantasma dell’elettrosmog avvolge la Città Eterna, dove vi è molta più conoscenza del tema rispetto alla maggior parte delle altre città italiane. Alla diffusione della conoscenza su un tema altrimenti poco noto, ha contribuito il programma di Radio Città Aperta intitolato “Il nemico invisibile. L’argomento è diventato talmente radicato a livello popolare da scatenare anche la creatività di gruppi musicali della scena rap capitolina, come gli Assalti Frontali, che hanno dedicato alle antenne una canzone.

 

Roma prepara il piano per contenere l’elettrosmog-

 

La beffa del governo Monti

Ma il nuovo regolamento, seppur migliorativo di uno scenario da far west, rischia di essere un misero contentino per la cittadinanza. L’attuale limite italiano per le radiofrequenze è di 6 V/m nei luoghi dove si staziona per più di 4 ore (i limiti europei sono di 61 V/m). La misurazione, effettuata in precedenza ogni 6 minuti dalle Arpa (Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale), è stata abilmente ritoccata dal governo Monti. Con un decreto del 2012, l’esecutivo ha stabilito che le misurazioni dell’emissione elettromagnetica non andavano più distribuite in intervalli così brevi, ma sarebbe bastata una media delle 24 ore. Per ottenere una media sono sufficienti due misurazioni. Questo escamotage permette alle emittenti, senza apparente modifica dei limiti, di aumentare la potenza per ore, sorpassando anche di molto i limiti di legge, e poi scendere sotto i livelli di guardia durante la notte, quando la domanda è minore.

 

Con la presentazione, il 3 marzo, del nuovo piano nazionale per la banda ultralarga, i trucchi saranno superflui, perché Renzi ha dichiarato di voler equiparare i limiti italiani a quelli europei, 10 volte più alti. D’ora in poi, se sentirete puzza di bruciato, potrebbe essere il vostro cervello che frigge.

Un Commento

  1. Comitati Roma Nord
    Posted maggio 7, 2015 at 2:40 pm

    COORDINAMENTO DEI COMITATI DI ROMA NORD
    cittadiniattivi@libero.it
    COMUNICATO STAMPA del 5 Maggio 2015

    ELETTROSMOG. LE RICHIESTE DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI DI ROMA NORD SONO RIMASTE QUASI COMPLETAMENTE INASCOLTATE. OGGI 5 MAGGIO IL CONSIGLIO COMUNALE DI ROMA DOVREBBE APPROVARE IL REGOLAMENTO RIGUARDANTE LA LOCALIZZAZIONE, L’INSTALLAZIONE, LA MODIFICA DEGLI IMPIANTI DI TELEFONIA MOBILE E IL LORO MONITORAGGIO. QUESTA DELIBERA NON DIMOSTRA DI POTER RAGGIUNGERE IL PIU’ IMPORTANTE DEGLI OBIETTIVI DICHIARATI NELLA PREMESSA: LA RIDUZIONE DELL’ESPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE AI CAMPI ELETTROMAGNETICI GENERATI DA TALI SORGENTI. IL NUOVO TESTO APPROVATO DALLE COMMISSIONI AMBIENTE E URBANISTICA E’ PERFINO PEGGIORE DELLA BOZZA ORIGINARIA.

    Il 13 Novembre 2014 il Coordinamento dei Comitati di Roma Nord aveva inviato al Sindaco Marino, alla Giunta, al Consiglio Comunale e alle Commissioni consiliari competenti le proprie richieste di emendamenti della proposta di deliberazione del Consiglio di Roma Capitale n. 114/2014 riguardante la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti della telefonia mobile e il loro monitoraggio, in quanto questa non dimostrava di poter raggiungere il più importante degli obiettivi dichiarati nella sua premessa, cioè la minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici (cem) emessi dalle antenne delle stazioni radio base dei gestori telefonici. Le richieste di emendamento sono rimaste quasi tutte inascoltate, con l’eccezione di quella che vieta l’installazione di antenne di stazioni radio base ANCHE intorno ai luoghi sensibili (asili nido, scuole, ospedali, case di cura e di riposo, oratori, orfanotrofi, parchi gioco) e non soltanto SOPRA questi. Il divieto di installazione ad una distanza minima di 100 metri da quei luoghi era infatti già presente nel protocollo d’intesa stipulato nel 2004 fra il Comune di Roma e i gestori telefonici e non si vedeva alcuna ragione per cui questa norma non dovesse essere sancita nel regolamento.

    Ma il testo della delibera respinge totalmente:

    1. La richiesta di cancellazione della norma che stabilisce una deroga al divieto di installazione sopra i siti sensibili se questi, per le attività in essi svolta, richiedono una puntuale copertura radioelettrica. La richiesta si basa sulla necessità che il DIRITTO costituzionale alla salute non può essere SUBORDINATO alla necessità di garantire comunque il servizio telefonico.

    2. La richiesta di modificare la norma riguardante la proposizione di localizzazioni per sistemi di microcelle con l’introduzione della verifica tecnica a priori di quale potrebbe essere la migliore combinazione di tipologie di celle e la migliore tipologia di apparati (antenne). Ciò al fine di ridurre l’esposizione della popolazione ai cem.

    3. La richiesta di cancellazione della norma che fornisce ai gestori la possibilità di installare impianti provvisori, anche fino ad un anno, in attesa del compimento delle procedure di pianificazione dei siti programmati. E ciò in quanto con essa si potrebbe configurare una sorta di autorizzazione a priori a favore del gestore telefonico.

    4. La richiesta di introduzione di una norma che obblighi il gestore a giustificare tecnicamente il piano di sviluppo annuale della propria rete. Ciò per contenere la proliferazione di impianti anche quando ciò non sia giustificato dalla necessità di incrementare la capacità di traffico.

    5. La richiesta di cancellazione della norma che dispone di mascherare e mimetizzare le sorgenti per motivi paesaggistici, estetici e di decoro urbano, sottoponendo la popolazione ad un’ESPOSIZIONE INCONSAPEVOLE. Ciò in quanto ai Cittadini deve essere assicurata la possibilità di sottrarsi all’esposizione ai campi elettromagnetici e di proteggersi da essi anche grazie alla visibilità delle sorgenti: il diritto costituzionale alla salute non può essere SUBORDINATO alla protezione del paesaggio, dell’estetica e del decoro urbano.

    6. La richiesta di introduzione di una norma che obblighi i gestori della telefonia mobile ad installare e a mantenere, a proprie spese, CENTRALINE DI MONITORAGGIO CONTINUO delle potenze di trasmissione e dei livelli di cem irradiati, gestite dalle istituzioni nell’ambito dell’attività di vigilanza e di controllo. Ciò poiché il criterio di monitoraggio basato soltanto su campagne di misure intorno alle sorgenti appare ELUDIBILE, NON EFFICACE, NON CERTO E NON CONTINUO e richiederebbe risorse molto ingenti e non compatibili, né tecnicamente, né economicamente, con nessuna struttura tecnica di controllo oggi disponibile o prevedibile in futuro a causa dell’elevatissimo numero di antenne presente nel territorio comunale (dell’ordine delle migliaia), tenendo conto che ogni stazione radio base è costituita da più celle, che ognuna di queste agisce indipendentemente dalle altre perché dedicata ad una diversa zona di copertura e che, in base a quanto stabilito dall’art. 14 della Legge 221/12, sono necessarie 24 ore per ogni misura puntuale.

    7. La richiesta di cancellazione della norma relativa alla non diffusione da parte di Roma Capitale dei dati caratteristici dell’impianto. Ciò in quanto tale norma sarebbe in palese contrasto con l’art. 9 della Legge 241/90 e in contraddizione con le intenzioni dichiarate nel processo partecipativo definito nella proposta di regolamento. Con il permanere di tale norma verrebbe precluso a qualunque soggetto portatore di interessi pubblici o privati, nonché ai soggetti portatori di interessi diffusi (comitati e associazioni), qualsiasi possibilità di verifica che l’impianto di telefonia mobile funzionerà o stia funzionando secondo quanto dichiarato nel progetto.

    Il testo approvato nelle Commissioni Ambiente e Urbanistica del Campidoglio contiene inoltre i seguenti peggioramenti in quanto il perseguimento del principio di minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici della popolazione e la mitigazione degli impatti visivi vengono subordinati alla possibilità tecnica di:

    – accorpare gli impianti su strutture di supporto preferibilmente in aree non densamente abitate e compatibilmente con le esigenze di copertura del servizio;

    – alloggiarli su strutture già esistenti quali pali per l’illuminazione stradale, sostegni per le insegne, torri faro, serbatoi idrici, ecc.;
    – localizzarli su immobili e/o aree di proprietà comunale e su edifici che risultino essere i più alti tra tutti quelli contigui;
    – delocalizzare gli impianti già installati sui siti sensibili, previa individuazione, autorizzazione e attivazione contestuale di altro sito compatibile;
    – vietare l’installazione di nuovi impianti in aree dell’Agro Romano ricadenti in Rete Ecologica.
    Ulteriori peggioramenti sono costituiti dalle seguenti modifiche:

    – eliminazione dal piano territoriale della telefonia mobile della mappa dei recettori sensibili costituita dall’insieme degli edifici, delle aree e delle strutture destinate ad utenze potenzialmente sensibili all’effetto delle onde elettromagnetiche;

    – eliminazione delle mappe di copertura dei servizi con stima dei livelli di qualità per ognuno dei servizi.

    – previsione di integrazioni e modifiche del Piano annuale degli impianti per sopraggiunte eccezionali esigenze di copertura del servizio da parte dei gestori.

    – cancellazione della norma che richiede il verbale di assemblea condominiale di approvazione unanime all’installazione dell’impianto, nel caso in cui l’installazione limiti, anche temporaneamente, l’utilizzo delle parti comuni o alteri il decoro dell’edificio.

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