• Articolo Berlino, 18 settembre 2018
  • Germania, la Commissione per l’abbandono del carbone suda freddo

  • Uno dei membri rivela: tavolo spaccato in due ma non si può aspettare il 2045 per mettere fine alla produzione termoelettrica da carbone

abbandono del carbone

 

Il difficile abbando del carbone da parte della Germania

(Rinnovabili.it) – Entro la fine del 2018, la Germania dovrebbe annunciare la data di abbandono del carbone. Lo ha promesso, una volta salita in carica, la coalizione di governo nel disperato tentativo di riallineare le emissioni nazionali agli obiettivi climatici europei. Ma il compito è tutt’altro che semplice per un Paese dove questo combustibile assicura il 40 per cento della produzione elettrica e in cui intere regioni (in Länder come la Lusazia e la Renania settentrionale-Vestfalia) si reggono economicamente su lignite e carbon fossile. Per trovare la quadratura del cerchio, Berlino ha creato la Commissione “Wachstum, Strukturwandel und Beschäftigung”, letteralmente per la “Crescita, il cambiamento strutturale e l’occupazione”. Ai suoi 45 membri è stato dato il compito di concordare una tabella di marcia per l’abbandono del carbone e sviluppare piani di transizione per il futuro economico delle regioni legate alla lignite. Il tutto avendo sempre bene a mente gli obiettivi climatici 2030, che richiedono un dimezzamento delle attuali emissioni del settore energetico.

 

>>Leggi anche La fine dell’era del carbone arriverà troppo tardi<<

 

Ma le ultime battute scambiate sulla questione hanno dimostrato quanto impervio sia l’obiettivo. Secondo quanto pubblicato da Der Spiegel, il co-presidente della Commissione, Ronald Pofalla (CDU, ex capo della cancelleria, ora membro del consiglio di amministrazione di Deutsche Bahn ) sarebbe dell’idea che la Germania possa eliminare gradualmente il carbone tra il 2035 e il 2038, mettendo da parte da 5 a 7 gigawatt come riserva di capacità prima del 2020 (leggi anche Il bluff della Germania sul carbone si chiama “riserve strategiche”).

Le dichiarazioni hanno fatto infuriare il gigante energetico tedesco RWE che ha prontamente bollato le scadenze come “inaccettabili”.

 

Il problema in realtà è all’interno della stessa Commissione, come rivela un altro dei membri. In un’intervista rilasciata in esclusiva a Euractiv.com, Reiner Priggen (partito dei Verdi) spiega come il tavolo di discussione sia attualmente spaccato in due. “Ci sono membri che sono molto favorevoli a un ritiro graduale quando altri sostengono che non possiamo farlo fino a 15, 20, 25 anni”. Quello che è certo, aggiunge Priggen “è che nessuno in Commissione crede che potremo porre fine alla produzione di energia a carbone nei prossimi tre, quattro o cinque anni”, dal momento che le procedure per il phase out richiedono tempo. “Ma è anche chiaro che non possiamo aspettare fino al 2045”.

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