• Articolo Strasburgo, 3 marzo 2017
  • Accordi energetici con Paesi terzi: ok alle nuove norme UE

  • Approvato il primo elemento del pacchetto legislativo “L’Unione dell’Energia”. Una misura messa in campo anche per controllare l’influenza della Russia sul mercato europeo del gas

Accordi energetici con Paesi terzi: in vigore le nuove norme UE

 

(Rinnovabili.it) – L’europdeputato polacco Zdzisław Krasnodębski (gruppo ECR) è andato diritto al punto: la Commissione Europea deve “essere coerente e agire con determinazione per quanto riguarda le decisioni sul gasdotto OPAL e il controverso progetto Nord Stream 2″. La richiesta arriva dall’intervento di Krasnodębski in aula a Strasburgo, dove i parlamentari europei hanno approvato la sua relazione con 542 voti in favore, 87 voti contrati e 19 astensioni. Al centro della questione ci sono le nuove norme europee riguardanti gli accordi energetici con Paesi terzi; il documento approvato in plenaria ha appena cambiato una piccola ma fondamentale regola: agli Stati membri saranno obbligati a informare l’esecutivo europeo della loro intenzione di negoziare accordi sull’energia, prima di avviare qualsiasi colloquio.

 

Ma per comprendere cosa c’entri il Nord Stream 2 con la votazione odierna, bisogna fare qualche passo indietro.

Le nuove regole sugli accordi energetici fanno parte del pacchetto legislativo “Unione dell’energia” (e anche il primo ad essere completato) lanciato da Bruxelles a febbraio 2016. La misura rappresenta il tentativo della Commissione Europea di rispondere a un problema non trascurabile. Fino a ieri infatti, gli Stati membri erano obbligati a notificare all’esecutivo gli accordi energetici con i Paesi extra Ue solo una volta conclusi.

 

Una volta asciugato l’inchiostro, però, rinegoziarne i termini, in caso di non conformità con le regole comunitarie, è un’impresa davvero complessa. I casi in cui questa possibilità si verifichi, sono fin troppo alti: secondo le valutazioni fornite dalla stessa Commissione circa un terzo delle intese firmate sulle infrastrutture o i rifornimenti energetici non sono compatibili con il diritto comunitario, e finora nessun accordo è stato rinegoziato con successo.

 

In questo contesto si colloca Nord Stream2, il raddoppio del gasdotto che, attraverso il Mar Baltico, dovrebbe portare il metano russo fino in Germania. Il progetto nasce dalla joint venture fra la russa Gazprom e cinque big dell’energia europei, ossia Shell, Omv (azienda petrolifera austriaca), Engie (ex Gdf-Suez)e le tedesche E.On e Wintershall (una consociata interamente controllata da BASF). Con una capacità di 55 miliardi di metri cubi, e seguirà per oltre il 90% della sua lunghezza, la stessa rotta di Nord Stream1 per raggiungere il mercato tedesco, e da lì essere distribuito agli altri Stati.

 

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Da subito il progetto non è piaciuto alle teste europee, preoccupate dell’eccessiva influenza di Mosca sul mercato europeo del gas. Il rischio è che per il più grande fornitore di gas in Europa (e nel mondo) aumenti la possibilità di influenzare e manipolare i prezzi, ostacolando la diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Ma non solo.

Le esportazioni di gas russo in Europa si trovano in una situazione di overcapacity. La capacità disponibile è quasi il doppio degli export vero e proprio dentro i confini del Vecchio Continente. Supponendo che l’effettiva crescita delle esportazioni di gas russo verso l’UE nei prossimi anni resti limitata, la costruzione di Nord Stream 2 concederebbe alla Russia la possibilità di chiudere definitivamente i rubinetti all’Ucraina quando nel 2019 scadrà il contratto di transito.

 

Per tenere alta la guardia sulla concorrenza, l’Europa ha approvato la “Third-Party Access” che vieta a chi fornisce l’energia o a chi lo distribuisce al dettaglio di possedere anche la struttura di trasporto. Nessun problema finché Gazprom deteneva il 50% di Nord Stream2, e le società europee il resto delle quote. Ma Shell, Engie, Omv, E.On e Wintershall hanno congiuntamente deciso di ritirare la loro notifica di costituzione della joint venture la scorsa estate dopo che l’Antitrust polacco ha negato l’autorizzazione.

 

La società russa è intenzionata a proseguire da sola ed ha già annunciato un pacchetto di finanziamenti da 11 miliardi per la pipeline, assicurando che le società europee stiano cercando ancora un modo per contribuire alla costruzione del gasdotto.

Dal canto suo la Commissione europea sottolinea che Nord Stream 2 dovrà rispettare tutte le leggi e i regolamenti europei, e il nuovo regolamento sugli accordi energetici con Paesi terzi, le permetterebbe di verificare a priori qualsiasi operazione e qualora, lo ritenesse necessario, partecipare ai colloqui in qualità di osservatore (con il permesso dello Stato membro). “Questa legge garantirà la sicurezza energetica degli Stati membri, la creazione di meccanismi efficaci ex ante per la Commissione europea per verificare progetti di accordi sulle forniture di gas e petrolio nonché la loro conformità sia con il diritto dell’Unione europea sia con le esigenze di sicurezza energetica”, ha aggiunto Krasnodębski. “Una clausola nel testo finale consente l’inserimento di meccanismi di verifica ex ante per gli accordi per l’energia elettrica, quando la legislazione sarà rivista”.

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