• Articolo Parigi, 8 novembre 2019
  • Africa, IEA avverte: “A rischio la sicurezza energetica”

  • Secondo un rapporto dell’International Energy Agency, i paesi africani dovranno investire almeno il 2,5% del loro PIL nel settore energetico, per garantire a tutti i cittadini un’adeguata fornitura elettrica. Bisogna però puntare su progetti di piccola scala nel settore del solare, dell’eolico e del geotermico.

Africa

Credits: SnapwireSnaps da Pixabay

Senza un serio piano di investimenti, in Africa 530 milioni di persone rischiano di rimanere senza elettricità entro il 2030

 

(Rinnovabili.it) – Secondo l’International Energy Agency, per i prossimi due decenni i paesi dell’Africa si devono impegnare nel quadruplicare il loro tasso di investimento nei settori energetici con l’obiettivo di garantire l’elettricità a tutti i cittadini del continente. Infatti, se dovessero continuare a perseverare nelle attuali politiche energetiche, il rischio è che 530 milioni di africani potrebbero rimanere senza elettricità entro il 2030.

 

Il rapporto IEA ha stimato che i costi per ottenere una fornitura elettrica affidabile per i paesi del continente sarebbero pari a 120 miliardi di dollari di investimento annuo: “stiamo parlando del 2,5% del PIL che dovrebbe andare nel settore energetico”, ha dichiarato Laura Cozzi, Chief Energy Modeller dell’IEA. Di certo, non è semplice, ma – secondo il rapporto IEA – l’uso delle nuove tecnologie e l’ottimizzazione delle risorse naturali potrebbe aiutare l’economia dell’Africa a crescere di quattro volte entro il 2040, richiedendo solo il 50% di energia in più. A questo, però, si dovrebbe aggiungere il ben più difficile obiettivo della stabilità politica di molti paesi, specie nell’area sub-sahariana.

 

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La popolazione africana sta attualmente crescendo a più del doppio del tasso medio globale. Entro il 2040, ospiterà oltre 2 miliardi di persone e le sue città dovrebbero espandersi ad un ritmo di urbanizzazione senza precedenti. Se, da una parte, la crescita porterà a un’espansione economica, dall’altra aumenterà anche la pressione sui settori energetici, che già oggi non riescono a tenere il passo con la domanda: quasi la metà degli africani – circa 600 milioni di persone – attualmente non ha accesso all’elettricità. Inoltre, nel 2018 circa l’80% delle società energetiche dell’Africa sub-sahariana ha subito frequenti interruzioni di corrente, con conseguenti perdite finanziarie che hanno frenato la crescita economica.

 

Per tali ragioni, nel suo rapporto l’IEA raccomanda di cambiare il modo in cui viene distribuita l’energia, passando dalla grande alla piccola scala, ad esempio con l’impiego di mini-griglie per il solare domestico, che potrebbe svolgere un ruolo importante nell’integrare le reti tradizionali. Secondo Fatih Birol, direttore esecutivo IEA, con le giuste politiche governative l’Africa potrebbe avere l’opportunità di perseguire un percorso di sviluppo più attento relativamente alle emissioni di CO2 rispetto ad altre regioni del mondo.

 

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Però, ha aggiunto Birol, “per raggiungere questo obiettivo deve sfruttare l’enorme potenziale offerto dall’energia solare, eolica, idroelettrica, del gas naturale e dell’efficienza energetica”. Infatti, nonostante il suo enorme potenziale, l’Africa vanta solo 5 gigawatt di fotovoltaico solare (PV), meno dell’1% della capacità installata globale. Anche l’energia eolica dovrebbe espandersi rapidamente, così come quella geotermica (ad esempio, in Etiopia, Senegal e Sudafrica, per quanto riguarda la prima, e in Kenya per la seconda).

 

 

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