• Articolo Roma, 16 febbraio 2017
  • Aste CO2: così il mercato del carbonio ha premiato il gas

  • Il GSE pubblica il documento che fornisce l’aggiornamento annuale sulle aste di EUA ed EUA A nell’ambito dello European Union Emissions Trading System 

Aste CO2: così il mercato del carbonio ha premiato il gas

 

(Rinnovabili.it) – A solo un giorno dalla votazione dell’Europarlamento sulla riforma dell’ETS, il Gestore dei Servizi Energetici pubblica il rapporto sulle aste delle quote europee di emissione 2016. Il documento riassume l’anno appena passato sulla base dei risultati della compravendita dei crediti di carbonio, sia per quelli “tradizionali”, gli EUA-European Union Allowances, che per quelli dedicati all’aviazione, gli EUA A (equivalenti entrambi a 1 tonnellata di CO2 eq.). In base a quanto riportato dal GSE nel 2016, l’Italia ha ricavato oltre 407 milioni di euro (10,8% circa del totale dei proventi degli Stati membri) grazie alla vendita di 77 milioni di EUA; altri 4 milioni di euro circa (12,3% circa del totale) sono arrivati invece dal collocamento crediti per l’aviazione.

 

E’ interessante notare come il comparto energetico sia tornato a essere tra i driver principali del prezzo delle quote.

Mentre il 2015 è stato un anno piuttosto stabile, dove i prezzi sono aumentati in maniera costante e in controtendenza rispetto all’andamento delle commodity energetiche, il 2016 ha tradito le ottimistiche aspettative iniziali. Una minore fiducia negli sforzi fatti a livello europeo per riequilibrare l’eccesso di offerta, ha lasciato che fosse in gran parte (ma non solo) l’andamento dei combustibili fossili e delle rinnovabili a determinarne brusche cadute e picchi di ripresa.

 

La risalita del prezzo delle quote di emissione in ottobre ed inizio novembre, ad esempio, sembra esser stata trainata soprattutto dall’arresto dei reattori nucleari francesi per controlli di sicurezza, in concomitanza dei quali si è assistito ad un aumento dei prezzi dell’energia elettrica e del carbone. “A causa di questo fermo, – spiega il GSE – il settore termoelettrico ha dovuto compensare con altre fonti la capacità nucleare in manutenzione, prima fra tutte con il carbone (suo principale sostituto come base-load). Ciò ha aumentato la domanda di quote per compensare le maggiori emissioni”.

 

In questo scenario, più per merito dell’andamento dei prezzi del carbone, che dell’ETS in sé, il prezzo delle quote d’emissione è stato superiore allo “switching price” carbone-gas, in alcune parti dell’anno. Si tratta del “prezzo di commutazione”, valore che indica quando un passaggio da una fonte all’altra è economicamente vantaggioso per un produttore di energia elettrica. Questa sorta di sorpasso, seppur breve, ha favorito la produzione di elettricità da gas naturale, rendendola di fatto più conveniente. Effetti strutturali si otterranno però – avverte il Gestore – solo su “quotazioni più significative delle attuali (in caso di stabilizzazione del prezzo delle EUA su quotazioni intorno ai 15÷20 euro)”.

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