• Articolo Roma, 3 dicembre 2012
  • Le critiche dell’Istituto per la Competitività

    Aumenti nella bolletta elettrica, il pericolo nascosto nella SEN

  • Empoli: “La SEN dovrebbe porsi invece l’obiettivo minimo di mantenere il prezzo dell’energia elettrica tendenzialmente stabile di qui al 2020”

(Rinnovabili.it) – Come influirà la Strategia Energetica nazionale sulle bollette dei consumatori? Risponde alla domanda il nuovo studio realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) che, con un’analisi a 360 gradi sul documento governativo, ne evidenzia in maniera puntuale criticità e aspetti da migliorare. A partire, per l’appunto, da quelli riguardanti le fatture elettriche delle famiglie italiane che oggi devono fare i conti con un aumento dei prezzi tra i più consistenti a livello europeo. La causa? La scarsa competitività del prezzo del gas rispetto ai Paesi nostri vicini, un mix sbilanciato verso gli idrocarburi, i bottleneck tuttora esistenti nella rete nazionale tra le diverse zone, l’estrema volatilità della produzione da fonte rinnovabile non programmabile.

 

In questo contesto, spiega I-Com, non è realistico immaginare un’inversione di tendenza nei prossimi anni; al contrario in assenza di interventi, la spesa media annua per la fornitura di energia elettrica per una famiglia tipo lieviterebbe di una cifra compresa tra 22 e 38 euro dagli attuali livelli al 2020. “La SEN dovrebbe porsi invece l’obiettivo minimo – osserva Stefano da Empoli, presidente I-Com – di mantenere il prezzo dell’energia elettrica tendenzialmente stabile di qui al 2020 cercando, attraverso vari strumenti, di compensare gli aumenti già previsti dalla SEN o facilmente prevedibili, ascrivibili all’incentivazione delle rinnovabili e ad altri elementi come gli accumuli o gli altri maggiori oneri derivanti dalle rinnovabili.”

 

Lo studio evidenzia la necessità di ottenere risparmi compresi tra 2 e 3,5 miliardi di euro e di ricucire il gap esistente tra le spese energetiche delle piccole imprese italiane e le grandi imprese. Si tratta di un divario che, su consumi di 20.000 kWh, pesa sui conti delle piccole imprese per circa 1.300 euro in più l’anno. “Particolarmente chiaro, invece, è il ruolo delle rinnovabili nella SEN – continua l’Istituto – che fra otto anni dovrebbero soddisfare il 20% dei consumi finali totali, con l’elettricità verde che balzerebbe al 36-38% della domanda, raggiungendo i 131 TWh all’anno”.