• Articolo Perth, 12 luglio 2019
  • Impiegare l’energia solare di notte? Ci pensano le batterie termiche

  • Prende spunto dai sistemi di stoccaggio del solare a concentrazione la nuova batteria creata dai ricercatori della Curtin University, in Australia. “Rivoluzionerà il panorama della produzione di energia rinnovabile a livello mondiale”

batterie termiche

 

Il solare a concentrazione testa nuove batterie termiche a base di idruri metallici

 

(Rinnovabili.it) – Un gruppo di ingegneri della Curtin University, nell’Australia occidentale sta lavorando alla prossima generazione di batterie termiche per l’accumulo dell’energia solare. L’obiettivo del team è quello rendere flessibile la produzione dei sistemi solari in maniera che possano offrire una alternativa valida ai combustibili fossili nel settore commerciale e dell’industria pesante a livello globale. Per raggiungere il target prefissato, gli scienziati hanno deciso di unire tecnologie comprovate all’utilizzo di nuovi materiali per progettare una soluzione innovativa, efficiente e flessibile.

 

Nel dettaglio, il progetto – guidato dal professor Craig Buckley della Curtin – prende spunto dal sistema d’accumulo sviluppato da United Sun Systems per i suoi impianti solari a concentrazione Dish Stirling, impianti costituiti da un concentratore circolare di forma parabolica e motore stirling posto nel fuoco di fronte allo specchio. Con la collaborazione della United Sun Systems e dell’azienda ITP Thermal, gli scienziati sono riusciti a migliorare design e funzionamento delle batterie termiche.

 

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Il nuovo dispositivo utilizza un idruro metallico ad alta temperatura come mezzo di stoccaggio del calore e un serbatoio a gas a bassa temperatura per la conservazione di idrogeno o anidride carbonica. La formazione di un idruro di metallo in determinate condizioni è una reazione reversibile: ciò significa che tramite una fonte di calore può dissociarsi in metallo e idrogeno (immagazzinando l’energia termica sotto forma di energia chimica) e, viceversa, rilasciare calore durante la sua formazione a partire da leghe metalliche e idrogeno.

“Di notte o quando il cielo è nuvoloso, l’idrogeno o l’anidride carbonica vengono rilasciate dal serbatoio di stoccaggio del gas e assorbiti dai metalli inorganici del sistema per formare un metallo idruro che produce calore, e quest’ultimo è utilizzato per generare elettricità”, spiega lo scienziato Chris Moran.

 

L’iniziativa mira a sviluppare un sistema di energia solare che produca elettricità 24 ore al giorno, sette giorni su sette, rendendosi commercialmente redditizio per l’industria. “Come per i sistemi a batteria al litio che la Curtin University sta anche sviluppando, l’installazione di un sistema di immagazzinamento dell’energia a basso costo tramite batterie termiche rivoluzionerà il panorama della produzione rinnovabile a livello mondiale consentendo alle energie pulite di competere veramente con i combustibili fossili”. La ricerca continuerà a lavorare sullo sviluppo di nuove tecnologie per integrare lo stoccaggio di energia termochimica attraverso batterie termiche in un sistema Stirling.

 

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Un Commento

  1. Giuseppe
    Posted luglio 13, 2019 at 9:15 am

    In teoria sembra un’idea molto buona. Il sistema presenta anche il vantaggio di non richiedere compressori per superare le inevitabili perdite di carico dato che l’idruro stesso può funzionare come compressore.
    Tuttavia gli idruri metallici ad alta temperatura sono tra i più costosi e, per il singolo idruro, più la temperatura a cui si vuole operare è alta e più la regione di plateau è stretta, il che si traduce in una maggior quantità di metallo richiesta a parità di calore da accumulare. Sempre per gli idruri ad alta temperatura c’è il problema del cosiddetto avvelenamento, ma in questo caso si opera in circuito chiuso e, quindi, è sufficiente che l’idrogeno immesso inizialmente nel sistema sia di purezza adeguata.

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