• Articolo Zagabria, 13 settembre 2019
  • BEI, perché il nuovo piano per abbandonare le fossili si fa attendere?

  • Continuano le discussioni del Consiglio d’amministrazione della Banca Europea per gli investimenti. Obiettivo: preparare un nuovo piano di policy che massimizzi il sostegno alle fonti rinnovabili

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Quartier generale della Banca Europea per gli investimenti – Copyright: BEI

Focus su energia pulita e stoccaggio nella nuova politica dei prestiti energetici della BEI

(Rinnovabili.it) – Massimizzare il sostegno alle energie rinnovabili togliendo risorse ai combustibili fossili, per aiutare l’Europa a raggiungere i propri obiettivi climatici. Questo l’indirizzo che la BEI, la Banca Europe per gli investimenti, vorrebbe imprimere alla sua nuova politica di prestiti energetici. Il condizionale è d’obbligo perché rendere i buoni propositi realtà è una strada piena di tornanti. Nel concreto c’è bisogno dell’adozione ufficiale da parte del Consiglio d’amministrazione della Banca, che è composto dai delegati di ogni Stato membro e uno della Commissione europea. Riuscire tuttavia a far convergere gli interessi delle diverse nazioni europee, soprattutto di quelle più dipendenti dalle fonti fossili, non si presenta come un’impresa facile.

 

I cambiamenti di policy sono normalmente adottati attraverso il consenso della maggioranza dei delegati nazionali ma in questo caso, rivela Euractiv, la votazione potrebbe dare più peso alle posizioni dei Paesi in base alle azioni detenute (le risorse della BEI sono costituite, in primo luogo, dal capitale sottoscritto dagli Stati membri). In questo caso Germania, Francia, Italia e Regno Unito avrebbero una posizione di vantaggio.

La Commissione europea, sebbene non abbia diritto al voto, detiene un ruolo significativo nel processo: se il consigliere dell’UE non fosse d’accordo con la decisione finale, gli altri azionisti sarebbero costretti a trovare obbligatoriamente l’unanimità.

 

Sul tavolo, per ora, c’è una bozza di progetto di 46 pagine (testo in inglese), risultato di diversi mesi di lavoro e di un lungo processo di raccolta di pareri “da centinaia di parti interessate in tutta Europa”.

“Le proposte principali sono chiare – ha dichiarato il vice presidente della BEI, Andrew McDowell lo scorso luglio – vogliamo aumentare il nostro sostegno alla transizione energetica in Europa, alla decarbonizzazione dell’economia comunitaria. Vogliamo sostenere un maggior numero di progetti su efficienza energetica e risparmio energetico e aiutare a decarbonizzare ulteriormente l’approvvigionamento energetico, attraverso un maggiore supporto alle rinnovabili. Vogliamo sostenere l’innovazione e le nuove tecnologie che saranno necessarie in futuro per soddisfare gli ambiziosi impegni climatici ed energetici. E dobbiamo sostenere maggiormente le infrastrutture energetiche del futuro, in particolare l’elettrificazione dell’economia europea”.

 

La sua adozione trasformerebbe la BEI nella prima “Banca climatica dell’UE” di cui molti, tra cui il capo della nuova Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno recentemente parlato. L’Istituto smetterebbe di accettare nuove richieste di prestito per progetti direttamente associati ai combustibili fossili e entro la fine del 2020 interromperebbe del tutto il finanziamento. Tuttavia la bozza contempla alcune importi eccezioni su cui si prevede lo scontro fra i diversi Stati Membri: la produzione di biocarburanti e le centrali termiche a gas ad alta efficienza.

Un Commento

  1. marco
    Posted settembre 13, 2019 at 11:49 am

    Ma questa gente lo sa che l’efficienza di qualsiasi tipo di centrale termica, compreso il nucleare, arriva al massimo al 40% e il resto è calore buttato? Buttato in atmosfera o nei fiumi, o in un lago. Vedete le centrali nucleari in Francia che quest’anno hanno dovuto sospendere.
    E poi CO2 e fumi di combustione, pure in atmosfera.
    Fotovoltaico, eolico e idroelettrico non producono calore ed hanno la massima efficienza.
    Basta finanziare le fossili! Tassarle, piuttosto, per finanziare le rinnovabili.

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