• Articolo Bruxelles, 29 luglio 2019
  • BEI: stop agli investimenti fossili entro il 2020

  • L’istituto finanziario europeo propone di eliminare gradualmente il sostegno ai progetti energetici legati ai combustibili fossili. Ma l’ok deve arrivare dai 27 ministri delle finanze dell’UE

investimenti fossili

Credit: BEI

 

Decisione storica sugli investimenti fossili in Europa

(Rinnovabili.it) – Una nuova battuta di arresto si prospetta all’orizzonte degli investimenti fossili. La Banca europea per gli investimenti (BEI), l’istituzione finanziaria dell’UE, ha presentato una proposta per eliminare gradualmente il sostegno ai nuovi progetti energetici inquinanti. L’obiettivo è mettere al bando entro la fine del 2020 i finanziamenti oggi destinati alla “produzione di petrolio e gas, a infrastrutture principalmente dedicate al gas naturale, alla produzione di energia o calore basato su combustibili fossili”.

 

“Questi tipi di progetti – si legge nel testo rivelato dalla Reuters – non saranno presentati per l’approvazione al Consiglio della BEI dopo la fine del 2020″. Una decisione storica e quanto mai attesa dal mondo verde comunitario, la cui applicazione non è tuttavia scontata. Le risorse della Banca sono costituite, in primo luogo, dal capitale sottoscritto dagli Stati membri che, attraverso i rispettivi Ministri delle Finanze, ne controllano il Consiglio dei governatori (Board of Governors).  Il gruppo stabilisce le linee guida della politica creditizia, approva i conti e il bilancio annuali e decide in merito alla partecipazione dell’istituto alle operazioni di finanziamento al di fuori dell’Unione europea: perché la proposta passi, i Ventisette devono, pertanto, dare il loro consenso.

 

Facile immaginare chi potrebbe non sostenere la scelta. Come nelle altre grandi questioni climatiche che coinvolgono l’Europa, gli Stati dell’Europa orientale, ancora fortemente dipendenti dal carbone, potrebbero costituire l’opposizione più rilevante. Ma a storcere il naso potrebbero essere anche paesi come l’Italia dove la BEI, ad esempio, sta contribuendo a finanziare il gasdotto Trans-Adriatico.

 

La Banca cerca da subito di rassicurare gli animi.  “Questa transizione a lungo termine (verso fonti di energia più ecologiche) è profonda”, afferma il documento dell’istituto. “La solidarietà è necessaria per garantire il sostegno di gruppi o regioni potenzialmente vulnerabili “, continua la proposta promettendo un sostegno supplementare a quegli Stati membri o regioni con “un percorso di transizione più impegnativo”. La BEI stima che, attualmente, meno del 5 per cento dei suoi prestiti vada a favore di progetti fossili. Secondo il gruppo non governativo CEE Bankwatch Network l’Istituto avrebbe speso 12 miliardi di euro nel settore tra il 2013 e il 2017.

 

>>leggi anche Le Banche di sviluppo corteggiano ancora l’industria fossile<<

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