• Articolo Berlino, 3 luglio 2015
  • Sconfitta del Ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel

    Berlino pagherà le centrali a carbone per non lavorare

  • Il piano di una tassa sulle emissioni è definitivamente tramontato. Il governo Merkel ridurrà l’uso di carbone con un meccanismo di capacity payment

Berlino pagherà le centrali a carbone per non lavorare

 

(Rinnovabili.it) – Alla fine in Germania l’industria del carbone ha vinto ancora. Da una parte l’annuncio del governo, che ieri ha promesso di chiudere le 5 più vecchie centrali a lignite del Paese, sembra una conquista. Dall’altra, però, è un compromesso piuttosto ingombrante, dato che per portare a termine questa operazione ha dovuto concedere la costituzione di una capacity reserve. Ad essa possono accendere gli impianti che, nel futuro, entreranno in difficoltà perché gli verrà chiesto di ridurre la produzione. Il meccanismo del capacity payment è questo: soldi alle centrali più inquinanti per la potenza che potrebbero mettere a disposizione qualora la produzione delle rinnovabili fosse troppo irregolare, al fine di dare “sicurezza” al sistema. Un contributo dato dallo Stato (quindi dai contribuenti) alle compagnie fossili, per compensare i “danni” subìti a causa dello sviluppo delle energie pulite, fonti intermittenti e non perfettamente prevedibili.

 

Berlino pagherà le centrali a carbone per non lavorare -

 

«Abbiamo bisogno di una capacity reserve sul mercato dell’energia in caso ci siano carenze dovute al passaggio alle fonti rinnovabili», ha dichiarato infatti Sigmar Gabriel, il Ministro dell’Economia del governo Merkel. Fino a ieri si batteva l’imposizione di una tassa sulla CO2 emessa, sopra una certa soglia, dalle centrali a carbone più inquinanti. Ma poi è tornato all’ovile, perché privo di un appoggio nel partito, tutto schiacciato sulle posizioni della lobby fossile con i sindacati a corredo. Migliaia di impiegati nel settore hanno manifestato a Berlino ad aprile, per protestare contro i piani dell’esecutivo. I sindacati hanno detto che le misure potrebbero mettere a rischio 100 mila posti di lavoro. Così, invece di pagare, gli impianti a lignite verranno finanziati.

 

Una sorta di aiuti di Stato all’industria del carbone, che però a Berlino accettano di buon grado, sia Angela Merkel che i suoi due partner nella coalizione di governo. Un portavoce del ministero dell’economia ha detto che la decisione potrebbe consentire alla Germania di raggiungere l’obiettivo di taglio delle emissioni del 40% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Il target è molto più ambizioso di quello definito a livello europeo, che prevede la stessa riduzione, ma entro il 2030.

2 Commenti

  1. Rinaldo Sorgenti
    Posted luglio 4, 2015 at 2:15 pm

    L’enfasi data nel titolo e nel contenuto di questo articolo è apparentemente fuori luogo e forse dettata dal solito pregiudizio che non aiuta certo a comprendere meglio le cose ne tantomeno a progredire, magari aiutando anche l’Europa (e l’Italia in primis) ad uscire dalla ormai cronica recessione, che vuol dire perdita di benessere e mancanza di ulteriore sviluppo.

    Che si chiudano alcune delle vecchie ed obsolete centrali termoelettriche alimentate a Carbone è NORMALE ed anzi auspicabile, perchè, ovviamente, quelle centrali (costruite 40-50 anni fa, non hanno quei sistemi di prevenzione delle emissioni nocive 8SO2, NOx, Particolato che, invece, è la normalità nei nuovi e moderni impianti.
    Inoltre, tali vecchi impianti hanno tecnologie che consentono un’efficienza di conversione del combustibile in elettricità troppo basso, ch…e, invece, aumenta sensibilmente nei nuovi e moderni impianti. Si può quindi passare da rendimenti del 25-30% a rendimenti del 45% ed oltre, quindi producendo molta più elettricità (50% ed oltre) con lo stesso quantitativo di combustibile o, detto altrimenti, si ottiene lo stesso quantitativo di elettricità dimezzando il consumo di combustibile, con conseguenti minori parallele emissioni anche della tanto speculata e “dannata” CO2!

    Che la chiusura delle 5 vecchie centrali rappresenti un cambio di indirizzo o di politica energetica in Germania è del tutto fuori luogo. Suggerisco di leggere l’articolo che trovate nel link che segue:
    http://wattsupwiththat.com/2014/01/07/despite-climate-campaigners-efforts-germanys-new-coal-boom-reaches-record-level/
    dal quale potrete anche apprendere che sono in costruzione in Germania numerose nuove centrali alimentate a Carbone, mentre 3 nuovi gruppi sono entrati in servizio tra fine 2013 e 2014.

    Si fa inoltre un pò di confusione quando si parla del “Gas di Scisto” (o Shale-Gas) che non è certo un obiettivo per la Germania. E’ diventato importante negli USA, dove ha fatto crollare il prezzo di borsa del Gas convenzionale, ma con problemi di tipo ambientale di ben altra portata, non ultimo quello tanto speculato delle emissioni di GHG, dove – erroneamente – si lascia intendere che con tale Ga (ma anche con il Gas Naturale convenzionale) si riducano le emissioni di Gas ad Effetto Serra (GHG) in atmosfera.
    Infatti, tale fallace valutazione (non casualmente tanto strombazzata nella comunicazione, ma per ragioni tutt’altro che intese ad una riduzione delle emissioni globali di GHG in atmosfera) sarebbe vera se ci si limitasse (come purtroppo – stranamente (?) – avviene) se si conteggiano SOLO le emissioni della “Fase post-combustione” (cioè quando si bruciano i combustibili), ma la situazione cambia drasticamente qualora (chissà perchè NON si fà?) si conteggiassero ANCHE le emissioni di GHG (CH4, CO2, N20) della 2Fase pre-combustione”, vale a dire quando si estraggono i combustibili dal sottosuolo, in particolare proprio per il Gas Naturale.

    Insomma, forse sarebbe opportuno documentarsi (anzichè rincorrere e cavalcare le bufale), prima di enfatizzare certe cose, per poi fare un’informazione un attimino più opportuna, soprattutto qualora si creda alla teoria dei “Cambiamenti Climatici Antropogenici” !

  2. Ulderico
    Posted luglio 4, 2015 at 2:52 pm

    Grande Rinaldo sempre sul pezzo. Ci mancava la tirata negazionista su questo articolo

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