• Articolo Bruxelles , 24 settembre 2011
  • Bozza di opinione dal Comitato scientifico dell’AEA

    Bioenergie: dietro i target UE, una scienza ancora imperfetta

  • Gli obiettivi fissati per i biocarburanti e altre forme di agroenergia potrebbero basarsi su un sistema di calcolo del carbonio errato che obbligherebbe la UE a modificare le politiche esistenti

(Rinnovabili.it) – L’Unione Europea potrebbe aver sopravvalutato la riduzione di gas a effetto serra ottenibile grazie al ricorso a biocarburanti. La causa? Un “grave errore di calcolo” che, se dimostrato, potrebbe riportare ad una revisione delle direttive comunitarie in tema di agroenergie. A sostenerlo è un comitato di 19 scienziati e accademici, membri dell’Agenzia europea per l’Ambiente (AEA). “E’ opinione diffusa che le bioenergie siano intrinsecamente carbon-neutral. Tuttavia, si tratta di un’ipotesi imprecisa”, ha spiegato il Comitato scientifico all’agenzia di stampa Reuters. “Le potenziali conseguenze di questo errore contabile sono enormi”. Secondo gli scienziati la teoria di base ha omesso di fare un confronto con lo scenario business-as-usual di crescita delle piante. “Le piante assorbono carbonio ma questo sistema di pensiero commette un errore fondamentale non riconoscendo che, se non fosse prodotta bioenergia, la terra farebbe comunque crescere piante che sottrarrebbero carbonio all’atmosfera”.
La paura comunicata è che “la legislazione che oggi favorisce la sostituzione dei combustibili fossili dalla bioenergia, indipendentemente dalla fonte di biomassa, possa anche causare un aumento delle emissioni di carbonio, accelerando il riscaldamento globale”. Il panel ha invitato l’UE a rivedere le proprie leggi in tema di agroenergie favorendo un uso intelligente dei biocarburanti con le migliori prestazioni. Gli scienziati si sono pronunciati in una bozza di opinione che, nonostante il peso sul piano scientifico non è in grado di influenzare direttamente la politica comunitaria o i decisori europei. Il rapporto redatto tuttavia complica una situazione ancora oggi poco chiara. La stessa Commissione europea ha deciso di ritardare di sette anni le norme che penalizzerebbero biocarburanti per le loro emissioni indirette, sostenendo che l’incertezza scientifica che circonda il problema sia ancora troppo grande.