• Articolo Ottawa, 13 aprile 2012
  • Sfruttando residui vegetali e coltivazioni non alimentari

    Biofuel: Shell incrementa la produzione

  • Dal settore Ricerca di Shell un nuovo programma per la valorizzazione della produzione di biofuel ad alta resa ottenuti da scarti vegetali e colture non alimentari

(Rinnovabili.it) – La società petrolifera Shell sta sviluppando un nuovo biocarburante low carbon utilizzando piante non commestibili e rifiuti provenienti dalle coltivazioni che potrebbero essere miscelati con concentrazioni più elevate con la benzina tradizionale e il diesel.

Il team di ricercatori che si occupa di biofuel sta lavorando con istituti di tutto il mondo nel tentativo di riuscire al più presto a commercializzare nuovi prodotti performanti che non danneggino l’ambiente. Tuttavia, ammette la stessa Shell, la sfida pone diversi difficili obiettivi e incontrerà numerosi ostacoli.

Grazie alla collaborazione con una società canadese, la Iogen Energy, si sta sviluppando una tecnologia che utilizza enzimi per scindere la cellulosa in colture come il grano, la paglia e l’orzo. In questo modo, la cellulosa viene convertita in zuccheri che una volta fermentati vengono distillati in etanolo nell’impianto dimostrativo di Ottawa. L’interesse di entrambe le società sta anche nel cercare anche di convertire altri siti in impianti di produzione di biofuel.

Il comparto R&S di Shell sta cercando quindi di accelerare le metodologie di conversione della biomassa in etanolo anche sfruttando il programma comune di sviluppo tecnologico attivato con la Virent, società statunitense che si occupa di produzione di biofuel da vegetali non commestibili.

Utilizzando i residui delle colture e i vegetali non commestibili, dichiara la Shell nel Bilancio di Sostenibilità 2011, offrirà la possibilità di ottenere biocarburante in maniera più veloce e sicura senza danneggiare la produzione alimentare e gestendo il territorio in maniera più responsabile.