• Articolo Bruxelles, 25 novembre 2015
  • La ONG Fern pubblica una analisi

    Biomassa: l’Europa a rischio deforestazione selvaggia

  • La politica europea sulle rinnovabili incentiva la combustione di biomassa. Ma la crescita del settore può cancellare per sempre foreste secolari

Biomassa l'Europa a rischio deforestazione selvaggia

 

(Rinnovabili.it) – In nome della green economy si stanno saccheggiando le foreste europee. Così denuncia il rapporto della ONG Fern, intitolato “Up in flames”, che si scaglia contro la deforestazione per ottenere biomassa da utilizzare nel riscaldamento. Il tutto in un sistema normativo che promuove queste pratiche come climate-friendly, e le incoraggia con l’intento di ridurre le emissioni di gas serra. La Commissione sta attualmente lavorando sulle proposte post 2020 per le energie rinnovabili e la biomassa sostenibile: entro il 2016 dovrebbero arrivare le bozze di provvedimento.

Al momento, intanto, i dati sono questi: quasi la metà del legno raccolto nell’Unione è utilizzato per produrre energia, mentre il 60% di energia rinnovabile è generata dalla combustione di biomassa per l’elettricità e il riscaldamento. Essa rappresenta il 5% del fabbisogno europeo. Gli investitori del settore dicono che per raggiungere gli obiettivi di energia rinnovabile dell’Unione al 2020, il continente avrà bisogno di 7-16 milioni di ettari di colture energetiche.

 

Biomassa l'Europa a rischio deforestazione selvaggia 2Questa spinta verso le bioenergie, alimentata da enormi sussidi erogati dall’Unione e dagli Stati membri, metterebbe in pericolo – scrivono gli estensori del dossier – numerose foreste: le zone più a rischio sono Slovacchia orientale, Francia meridionale e Carpazi. Su queste montagne sorgono ancora alberi secolari e preziosissimi, che favoriscono lo sviluppo di biodiversità ospitando metà degli orsi bruni, delle linci e dei lupi che vivono nel vecchio continente. Austria e Germania sono tra i primi predatori delle foreste romene, appoggiandosi per la fornitura di pellet a una grande azienda accusata di deforestazione illegale.

Non solo le foreste europee vengono messe a rischio dalla domanda di biomassa: la lunga mano dei taglialegna si stende fino a Stati Uniti, Canada e Brasile. Nel 2016, una delle centrali più grandi d’Europa, la britannica Drax, importa fino a sette milioni di metri cubi di pellet dalle Americhe.

«Le politiche climatiche ed energetiche post-2020 devono abbandonare le sovvenzioni all’incenerimento del legno che proviene direttamente dalla foresta – ha detto Linde Zuidema, bioenergia di Fern sulle bioenergie – Pratiche correnti portano a conseguenze irreversibili sulle foreste e il clima, l’esatto opposto di ciò che la politica delle energie rinnovabili dell’UE mirava a realizzare».

5 Commenti

  1. ritamir
    Posted novembre 25, 2015 at 12:41 pm

    Incomprensibili FOLLIE.

    • pierluigi biagioni
      Posted dicembre 1, 2015 at 8:46 pm

      E’ mai possibile che la mente umana sia così bacata ? dalla depurazione e dall’umido della raccolta differenziata si può ottenere tutto il biogas che si vuole per energia e riscaldamento !!! NO ALLE BIOMASSE !!!

  2. Franco Tassi
    Posted dicembre 10, 2015 at 8:49 am

    Questa ultracelebrata “green economy” si sta trasformando in un inconfessabile giro d’affari tra i soliti noti, nel quale si sono gettati a capofitto l’ormai imperante criminalità disorganizzata e il peggior partitume, riveriti da un giornalismo d’accatto, il quale ormai – come la politica, che a detta di 500 scienziati europei, ha scelto l’ignoranza – si è ridotto a prono giullare e cantore del principe. Le centrali a biomasse stanno già portando ovunque al frenetico taglio sconsiderato di alberi con i più demenziali pretesti, e alla devastazione progressiva dei migliori boschi italiani, con enormi e irreparabili danni all’equilibrio ecologico e idrogeologico, alla biodiversità, al clima, al paesaggio e alla stessa salute umana e qualità della vita.
    Gli incentivi a pioggia, gli appetiti dei tagliatori, l’avidità di guadagno, la cronica ignoranza, la mancanza di veri controlli, le complicità omertose, la supina acquiescenza dei cittadini disperati e rassegnati, le tangenti sotterranee possono fare il resto.
    Un esempio concreto? La distruzione per mani pubbliche e private, pezzo dopo pezzo, delle splendide Pinete Maremmane, già provate da inquinamenti, emungimenti delle falde idriche e incendi dolosi. Mentre aumentano le superfici disboscate, pronte a diventare parcheggi, periferie urbane e poi lottizzazioni…
    Si delinea il trionfo della vera imperatrice odierna, la “grey economy”, decisa a trasformare tutto il verde vivo e pulsante nello squallido grigio della cementificazione dilagante e della incontenibile urbanizzazione.

  3. Almerico RIBERA
    Posted dicembre 21, 2015 at 8:39 am

    Bruciare legno e gli scarti di legno è sicuramente un’idiozia, lo è anche incentivare con soldi pubblici la nascita di nuove centrali. Il legno di scarto e quello proveniente dalla pulizia dei boschi trova impiego nell’industria del pannelli, pertanto non abbiamo bisogno di bruciarlo contribuendo ad inquinare l’atmosfera. Però dobbiamo anche smetterla di scrivere e ripetere ad ogni occasione che dobbiamo salvaguardare le foreste, dobbiamo invece invertire l’azione e premere maggiormente per incentivare rimboschimenti e riforestazione.

  4. Monica Pilolli
    Posted febbraio 5, 2016 at 7:43 pm

    Evitiamo di commentare dicendo stupidaggini sulla bontà del biogas cortesemente, con tutti i rischi patogeni a cui sono sottoposte le comunità che vedono adottare questa tecnologia, degradante e contaminante al pari degli impianti a biomasse.

    http://www.ruralpini.it/Commenti-28.10.12-Biological-hazard.htm

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