• Articolo Roma, 16 febbraio 2018
  • Himalaya: biogas e raccolta rifiuti per ripulire il tetto del mondo

Himalaya

 

L’Everest è indiscutibilmente il tetto del mondo, la sua vetta il luogo della Terra più vicino al cielo. Eppure la montagna per eccellenza, insieme ad altre vette himalayane, è da qualche tempo al centro dell’attenzione non tanto per la purezza delle sue acque, quanto per i rifiuti che vi si stanno accumulando. Compresi quelli organici.

La vetta dell’Everest si trova in Nepal, al confine con in Tibet. Il Sagaramāthā – questo il nome nepalese della montagna – è una importante ricchezza per il paese, che nella regione dell’Everest ha visto l’arrivo di 36.000 visitatori nel 2016 (+33% rispetto al 2015). Più persone significano più ricchezza, ma purtroppo anche più rifiuti, compresi quelli organici. Oltre 11 tonnellate di deiezioni umane vengono scaricate annualmente al campo base del Monte Everest. Un problema difficile da gestire, cui sta venendo in soccorso lo scalatore Garry Porter, ex ingegnere della Boeing, con il suo Mount Everest Biogas Project.

Il progetto è iniziato diversi anni fa ormai, ma finalmente sta giungendo a un punto di svolta decisivo. L’idea di creare una piccola centrale a biogas, a basso impatto e realizzata interamente con materiali provenienti dal Nepal aveva convinto tutti, tranne i batteri che dovrebbero digerire i rifiuti umani e trasformali in metano da convogliare a un piccolo centro abitato nepalese. Questi batteri sono attivi a temperature comprese tra i 20 e i 30 gradi celsius, non proprio facilmente raggiungibili sull’Himalaya. È stato quindi progettato un impianto fotovoltaico da collegare a due accumulatori, in grado di assicurare giorno e notte una temperatura costante ai batteri.

 

Il Mount Everest Biogas Project è quindi pronto a essere implementato, devono essere solo raccolti i fondi necessari. Ma se la centrale a biogas alimentata a energia solare è in grado di rimediare al problema delle deiezioni umane, resta ancora da risolvere quello dei rifiuti non organici. La questione della spazzatura sulla montagna più alta del mondo è stata portata all’attenzione dei media mondiali soprattutto a partire dal 2010, quando i fratelli Damien e Willie Benegas hanno stabilito un record mondiale, avendo conquistato per la decima volta in coppia la vetta dell’Everest. Il record fu l’occasione per portare l’attenzione mediatica sul problema dei rifiuti e sulla loro missione di raccogliere 4500 chilogrammi di spazzatura nel corso della scalata.

 

Da allora diverse cose sono cambiate e nel 2014 il Nepal ha annunciato provvedimenti e multe salate per le spedizioni i cui membri non porteranno indietro, ciascuno, almeno otto chilogrammi di rifiuti. Ogni scalata renderà così l’Everest più pulito, ma il problema della spazzatura riguarda anche le altre vette himalayane. Se l’Everest è quella più conosciuta, molto meno si parla del Kangchenjunga, la montagna più alta dell’India (8586 metri) e terza dell’Himalaya. Lo scorso 4 febbraio è stata annunciata una spedizione che coinvolgerà 20-25 scalatori che saranno protagonisti della Mount Kangchenjunga Eco Expedition 2019. Il principale obiettivo dell’iniziativa è ripulire i percorsi di trekking e i ghiacciai della montagna indiana, ma tra gli scalatori ci saranno anche scienziati che studieranno la geologia, la flora e la fauna locali.

La partenza è prevista per l’aprile o il maggio 2019. La spedizione, oltre ad avere un valore scientifico e ambientale (per la raccolta della spazzatura e la pulizia dei ghiacciai) servirà anche a comprendere le difficoltà che presenta la scalata del Kangchenjunga. Pur essendo “solo” la terza vetta al mondo, è molto più difficile da scalare dell’Everest e gli esperti coinvolti analizzeranno anche i motivi dei numerosi fallimenti dei precedenti tentativi di raggiungerne la vetta.

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