• Articolo Bruxelles, 30 ottobre 2019
  • Impronta idrica dell’energia europea, occhio a biofuel e dighe

  • I biocarburanti e la biomassa legnosa di prima generazione mostrano il più alto consumo d’acqua rispetto alle altre fonti d’energia. Eolico, geotermico e fotovoltaico quelle con il minor impatto

L’impronta idrica dei consumi energetici europei è in media di 1.301 litri/die procapite

(Rinnovabili.it) – In un mondo sempre più caldo e climaticamente imprevedibile non si può parlare di sicurezza energetica senza includere nel discorso un elemento fondamentale: l’impronta idrica dell’energia prodotta. Ogni tecnologia, che sia legata allo sfruttamento di rinnovabili, fossili o nucleare, possiede un preciso impatto sulla domanda d’acqua e tra le diverse fonti esistono differenze, a volte sottovalutate, da mettere in conto. Alcune forme di idroelettrico, ad esempio, possono consumare fino a 1000 volte l’acqua richiesta dall’eolico per produrre esattamente la stessa quantità di elettricità.

 

Per fare chiarezza sull’impronta idrica dell’energia UE, il Centro Comune di Ricerca della Commissione europea ha prodotto un nuovo studio, in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Twente, oggi pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters (testo in inglese).

La ricerca è partita da un assunto: il settore energetico è uno tra maggiori consumatori d’acqua, sia che si tratti sistemi di raffreddamento dei reattori, di impianti di coltivazione dei biocarburanti o semplicemente di acqua evaporata nei serbatoi delle dighe idroelettriche.

 

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Per ordinare le varie forme di produzione energetica in base all’impatto idrico, i ricercatori hanno stimato la quantità totale di acqua utilizzata per produrre un’unità (terajoule) di energia. E lo hanno fatto misurando non solo il consumo della risorsa a livello di fiumi, laghi e acque sotterranee, ma anche prendendo in considerazione umidità del suolo.

Il risultato appare piuttosto scontato. Considerando anche l’umidità del terreno, biofuel e biomassa legnosa di prima generazione hanno di gran lunga l’impronta idrica maggiore. Se si restringe, invece, la valutazione al solo consumo delle risorse di fiumi, laghi e falde acquifere, le grandi dighe idroelettriche passano in pole position. Dalla parte opposta della scala, si trovano invece il fotovoltaico, la geotermia, l’eolico e l’idroelettrico sui fiumi, tra le forme di energia con l’impronta idrica più bassa. Nucleare e combustibili fossili occupano le posizioni di mezzo della classifica.

 

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I ricercatori hanno anche confrontato le impronte idriche dei settori dell’energia, dell’alimentazione e delle forniture idriche municipali. Combinando i tre comparti, risulta che ogni giorno un cittadino europeo consuma in media 5.011 litri di acqua. Di questa cifra, 3.687 litri sono legati alla produzione di cibo e ben 1301 litri alla produzione di energia.

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