• Articolo Milano, 7 giugno 2012
  • Presentato ieri, è giunto alla sua terza edizione

    Le bioenergie in Italia: il rapporto dell’Energy & Strategy G.

  • Il Biomass Energy Executive Report fotografa un mercato che nel 2011 si è mosso a 3 velocità e sottolinea la poca coerenza tra gli obiettivi del PAN e il sistema di incentivazione

(Rinnovabili.it) – Analizzare il costo medio di produzione ottenibile con le diverse tecnologie per la produzione termica ed elettrica da biomasse e la distanza dalla grid parity; stimare la convenienza economica degli investimenti in relazione al passaggio dall’attuale al futuro sistema di incentivazione; rivedere criticamente le assunzioni del PAN e del Decreto sul Burden Sharing. Sono questi i nodi che ha cercato di sciogliere il “Biomass Energy Executive Report – Le bioenergie in Italia alla prova del decreto Rinnovabili”, presentato ieri dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano e giunto alla sua la terza edizione. Quello fotografato dal rapporto è un mercato che nel corso del 2011 si è mosso a 3 velocità: “crescita sostenuta” soprattutto per il biogas e per le caldaie a pellet, “crescita appena accennata” per il teleriscaldamento e le biomasse agroforestali e “crescita zero” per gli impianti di valorizzazione energetica dei rifiuti o per la produzione di energia da oli vegetali.

Oltre alla maturità raggiunta dalla gran parte delle tecnologie e un’evidente vicinanza alla grid parity, il rapporto mette in luce come la produzione di energia termica da biomassa sia già oggi e senza alcuno strumento di incentivazione conveniente, sottolineando anche l’italianità della filiera delle soluzioni tecnologiche. L’attuale sistema di incentivazione, però, risulta essere di fatto poco efficace e male si concilia con quelli che sono gli obiettivi del PAN al 2020, che prevede un maggiore potenziale laddove è più critico il sistema di incentivazione, ovvero nel settore della produzione di energia termica da biomasse. Il rapporto lascia infatti aperto il punto “su quale coerenza, rispetto all’effettivo potenziale o rispetto al quantitativo definito dal PAN, sia più utile per il nostro Paese fare affidamento”.