• Articolo Bruxelles, 29 novembre 2018
  • Energia: 16 big europei chiedono un prezzo base del carbonio

  • EDF, E.On e altre 14 società energetiche europee  presentano una proposta congiunta per introdurre un carbon floor price che coinvolga anche il settore dei trasporti e l’edilizia

carbon floor price

 

I vantaggi del carbon floor price secondo le società energetiche europee

(Rinnovabili.it) – “Riaffermiamo la nostra intenzione di combattere proattivamente e collettivamente il cambiamento climatico attraverso le nostre attività commerciali”. Inizia così la proposta firmata da sedici grandi società energetiche europee e indirizzata agli Stati membri. Il punto principale del documento è la richiesta d’adozione, a livello europeo o regionale, di un “carbon floor price“, ossia di un limite al di sotto del quale il prezzo della CO2 non possa scendere. Il contesto di riferimento è ovviamente il sistema ETS (il mercato UE del carbonio in cui rientrano i grandi impianti inquinanti) ma non solo. “Un carbon floor price nel settore energetico e un prezzo minimo del carbonio per i trasporti e gli edifici possono portare a ulteriori significative riduzioni delle emissioni di CO2 che metterebbero l’Europa sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi”, scrive la coalizione di aziende, in cui appaiono grandi nomi come la francese EDF, o la tedesca E.On.

 

La proposta, pubblicata quasi contemporaneamente con la Strategia per la neutralità climatica della Commissione Europea, prende come esempio i meccanismi già avviati dal Regno Unito e dell’Olanda, i primi Paesi ad essersi dotati di un prezzo base del carbonio come misura integrativa al sistema ETS. Il prezzo minimo permetterebbe, infatti, di salvaguardare il mercato della CO2 quando sottoperformante (come accaduto peraltro negli ultimi anni) fornendo agli investitori un rendimento affidabile e prevedibile sugli investimenti a basse emissioni. “Prezzi del carbonio prevedibili e costanti sono ampiamente considerati il modo più economico per stimolare un processo decisionale rispettoso del clima da parte delle imprese e dei consumatori”, spiegano le 16 aziende, sostenendo che tale misura possa essere esportata anche nei settori esclusi dal sistema di scambio della CO2.

 

>>Leggi anche Riforma dell’ETS, troppi favori a chi inquina?<<

“Le emissioni provengono sempre più da settori non coperti dal sistema ETS”, ha commentato Johannes Teyssen, CEO di E.ON. “È fondamentale che l’Europa si muova verso un prezzo base del carbonio in tutti i settori che consumano energia: questo creerà un reale incentivo a rilasciare meno carbonio e a livellare il campo di gioco tra elettricità e altri combustibili”. La proposta sostiene che con un prezzo minimo le emissioni di CO2 del settore energetico potrebbero essere ridotte di un altro 29% entro il 2030 in ambito ETS, mentre le emissioni totali del settore energetico dell’UE sarebbero ridotte del 17%. Inoltre si ridurrebbero i costi degli investimenti e si favorirebbe la transizione energetica, consentendo di realizzare più progetti rinnovabili con meno aiuti finanziari. “In qualità di leader del settore – spiega Markus Tacke, CEO di Siemens Gamesa – incoraggiamo gli Stati membri europei ad adottare questa iniziativa”.

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