• Articolo Parigi, 20 dicembre 2018
  • Carbone, la domanda asiatica annulla il calo occidentale

  • Secondo la IEA la domanda globale rimarrà stabile fino al 2023, mentre continuerà a calare il suo contributo al mix energetico globale

domanda globale carbone

(AP Photo/Michael Sohn)

 

Il report Coal 2018 guarda nel futuro a breve termine del carbone mondiale

(Rinnovabili.it) – L’industria del carbone non sta vivendo un momento felice in Europea e nel Nord America. Anche negli Usa, nonostante i ripetuti tentativi di salvataggio del presidente Donald Trump, il comparto sta arrancando, schiacciato dalla crescita del gas e delle rinnovabili (leggi anche Trump straccia il Clean Power Plan ma il carbone USA annaspa). Ma se nell’occidente i tempi si fanno difficili per il carbon fossile, non si può dire lo stesso in India e nel sud-est asiatico: qui, infatti, la domanda per il combustibile è così alta da aver completamente compensato i cali europei e americani. A rivelarlo è l’Agenzia Internazionale per l’Energia- IEA nel suo ultimo report, “Coal 2018”. Secondo le stime della IEA, il 2018 si dovrebbe chiudere con un segno positivo per la domanda globale di carbone, che dovrebbe poi stabilizzarsi dal 2019 al 2023.

 

I numeri, che arrivano a pochi giorni dalla chiusura della COP24 sui cambiamenti climatici, gettano ombre preoccupanti sul contributo asiatico contro il global warming. Nonostante le fonti rinnovabili stiano conquistando porzioni sempre più ampie del mix energetico e il contributo del carbone sia destinato a passare dal 27% al 25% entro il 2023, la decarbonizzazione è più lenta di quanto necessario.

 

Nel complesso l’India registrerà il più grande aumento della domanda, sebbene il tasso di crescita stia rallentando sotto la pressione delle green energy. L’Agenzia prevede aumenti significativi nell’uso del carbone, a causa della sua accessibilità e disponibilità, anche in Indonesia, Vietnam, Filippine, Malesia e Pakistan.

La IEA riserva ovviamente attenzioni speciali alla Cina, dove la fonte rappresenta il 14% dell’energia primaria globale, la quota più grande al mondo. La domanda cinese è destinata a calare ma gli sviluppi nel settore nazionale hanno il potenziale d’influenzare i prezzi delle commodity energetiche in tutto il mondo.

 

“Affrontare i nostri obiettivi climatici a lungo termine, affrontare gli impatti sanitari urgenti dell’inquinamento atmosferico e assicurare che più persone in tutto il mondo abbiano accesso all’energia richiederà un approccio che sposerà politiche forti con tecnologie innovative”, ha commentato Keisuke Sadamori, Direttore dei mercati energetici e della sicurezza presso la IEA. “È necessario fare affidamento su tutte le opzioni disponibili – tra cui più fonti rinnovabili, ovviamente – ma anche su una maggiore efficienza energetica, nucleare, CCUS, idrogeno e altro”.

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