• Articolo Roma, 15 aprile 2013
  • Il rapporto “Updated review of EU nuclear stress-tests”

    Centrali nucleari europee: molti impianti sono ancora insicuri

  • Secondo Greenpeace l’Italia risulta geograficamente coinvolta in alcune delle centrali “a rischio”. Onufrio: “Gli impianti più vecchi e rischiosi devono essere chiusi immediatamente”

Centrali nucleari europee: molti impianti sono ancora insicuri(Rinnovabili.it) – La lezione impartita al mondo intero con il disastro di Fukushima sembra già essere stata dimenticata. E’ questa l’amara conclusione di Greenpeace a valle dell’indagine svolta sulle centrali nucleari europee. Dopo l’incidente giapponese le centrali del vecchio continente erano state sottoposte ad un programma di stress test al fine di evidenziare le possibili criticità e condurre piani d’azione nazionali in grado di fronteggiarle.

L’analisi di tali piani non porta tuttavia a risultati confortanti per i cittadini europei. Al contrario, denuncia l’associazione ambientalista, numerosi aspetti importanti e ben noti non sono stati affrontati, lasciando attivi preoccupanti focolai di rischio. Nel rapporto “Updated review of EU nuclear stress-tests”, il fisico Oda Becker, già coautore dell’analisi indipendente dei risultati degli “stress test” commissionata da Greenpeace nel 2012, mette in luce quali impianti restano profondamente insicuri e perché. In Belgio, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito sono oggi in funzione centrali che costituiscono una fonte di rischio non solo per gli abitanti del Paese che le ospita, ma anche per quelli degli Stati confinanti.

 

Tra i reattori critici ce ne sono due, Krsko in Slovenia e Muleberg in Svizzera, – costruiti su terreni sismici e a rischio inondazioni – che possono rappresentare una minaccia anche per gli italiani. “Nel caso di Muleberg, in particolare, il disegno strutturale è limitato, l’età avanzata, – spiega Greenpeace – il sistema di raffreddamento in caso di emergenza non è adeguato, e la prevenzione per la produzione di idrogeno (gas esplosivo) insufficiente: un impianto da chiudere senza ulteriori discussioni”. L’associazione ha dimostrato che esistono valide alternative al nucleare che aiutano anche nella lotta contro il cambiamento climatico, oltre che nel raggiungimento di altri obiettivi come l’indipendenza energetica e la sicurezza degli approvvigionamenti di energia. “Una progressiva eliminazione del nucleare combinata con misure di efficienza energetica e sviluppo di fonti rinnovabili è l’opzione più sicura”, conclude Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia.