• Articolo Pechino, 28 febbraio 2017
  • La Cina consuma meno carbone ma la transizione è lenta

  • Il consumo di Pechino è sceso ancora nel 2016, per il terzo anno di fila: -4,7% secondo le statistiche ufficiali. Ma pesa ancora per il 62% del mix energetico nazionale

La Cina consuma meno carbone ma la transizione è lenta

 

(Rinnovabili.it) – Il consumo di carbone in Cina è sceso ancora nel 2016, per il terzo anno di fila. Secondo il Comunicato statistico sullo sviluppo economico e sociale – pubblicazione annuale del partito comunista al potere – rispetto all’anno precedente il calo sarebbe del 4,7%. Di pari passo, sempre secondo i dati ufficiali, si sarebbe ristretta anche la fetta occupata dal carbone nel mix energetico del colosso asiatico. Ora si attesterebbe intorno al 62%, in calo di due punti percentuali rispetto a 12 mesi fa.

Dati e cifre che vanno presi con la dovuta cautela. Non solo, o non tanto, perché si tratta di stime preliminari. Ma piuttosto perché in passato Pechino è già stata beccata a manipolare i dati dei suoi consumi energetici, e nello specifico proprio quelli della fonte più sporca, il carbone. Il più grande inquinatore mondiale avrebbe mentito sui dati del 2013, ma tutti i report annuali almeno a partire dal 2000 presenterebbero un consumo di carbone sottostimato.

 

La Cina consuma meno carbone ma la transizione è lentaMa la Cina assicura di aver imboccato un trend che porterà ad una lenta, faticosa ma indispensabile transizione energetica. Da tre anni. Il carbone bruciato dai cinesi nel 2015 sarebbe stato il 3,7% in meno rispetto al 2014, anno in cui era stato annunciato un calo del 2,9% sul 2013. Dati, quelli del 2016, che Greenpeace legge in modo molto diverso. Secondo la Ong ambientalista quelle cifre sarebbero frutto di un calcolo sul peso fisico del carbone bruciato, mentre se si prende il dato equivalente in unità di energia si scopre che il calo è solo dell’1,3%. Perché la discrepanza? Delle due l’una: o nel 2016 la Cina ha bruciato carbone di qualità molto migliore che in passato, oppure i conti non tornano. Di nuovo.

Altro particolare da non sottovalutare, prima di eccedere in ottimismo: la produzione di carbone nazionale è scesa del 9%, ma le importazioni sono cresciute del 25%. L’abbandono del carbone, se c’è, è davvero lento. Per quanto riguarda le rinnovabili, i dati ufficiali parlano di una fetta del 19,7% del mix energetico occupata da solare e eolico, in crescita dell’1,7% rispetto al 2015.

Un Commento

  1. cosimo
    Posted marzo 2, 2017 at 9:11 am

    a parte le cordate di potere per un gigante come la CINA i problemi sono due : 1) intermittenza delle fonti pulite (per la quale ci vogliono enormi invasi di acque da pompare per immagazzinare l’energia e usarla quando serve – è l’unica tecnologia su larga scala fino ad ora inventata). 2) costruzione di una decente rete di trasmissione dell’energia dall’Ovest (dove si produce energia eolica e fotovoltaica) all’Est (dove si consuma energia) del Paese. Senza soluzioni a questi problemi la lobby/cordata del carbone/gas/petrolio continuerà a giocare un ruolo cruciale per la sicurezza dell’approviggionamento energetico della CINa. Poi ci si mettono pure gli industriali del fotovoltaico.. per sbrigarsi e fari grandissimi affari puntano e fanno lobby per i mega parchi.. il problema è che poi senza linea di trasmissione l’energia prodotta viene buttata! Quindi un calcolo miope che alla lunga non regge. Se invece facessero lobby per coprire i milioni di metri quadri di tetti moderni (industriali/civili/commerciali) della Cina.. il problema della trasmissione dell’energia non c’era più. Certo è piu’ complicato, lento ma.. assicura in modo duraturo il risultato di far penetrare VERAMENTE l’energia pulita nel mix energetico del paese

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