• Articolo Pechino, 11 gennaio 2019
  • Cina, finanziamenti a eolico e solare solo se meno costosi del carbone

  • Il Governo di Pechino ha annunciato nuove restrizioni per i finanziamenti a impianti eolici e solari, ma ha anche aperto a investimenti delle comunità locali

eolico solare

Nuovi standard per gli impianti eolici e solari in Cina. Obiettivo: competere con i costi della produzione fossile

 

(Rinnovabili.it) – Il Governo cinese ha annunciato che non finanzierà nuovi impianti eolici o solari a meno che non siano competitivi con il prezzo dell’energia prodotto dal carbone. L’annuncio del National Development and Reform Commission (NDRC) e della National Energy Administration (NEA) è arrivato il 10 gennaio, appena un mese dopo che un impianto nella città di Golmud era riuscito a immettere sul mercato l’energia prodotta da rinnovabile a un costo inferiore di quella derivata da fonti fossili, 0,316 yuan (circa 4 cent di euro) contro i 0,325 del carbone.

 

La misura si inserisce in una serie di ulteriori condizioni necessarie ai nuovi progetti di produzione di energie rinnovabili per essere approvati di qui fino al2020 e mira a far ripartire il settore dopo che lo scorso anno il Governo di Pechino aveva bruscamente interrotto i sussidi ai progetti di produzione energetica rinnovabile in corso. Un anno record, il 2018, con un incremento di potenza da rinnovabili pari a 53 Gigawatt, costato, però, un debito di quasi 18 miliardi di dollari in sovvenzioni ancora da erogare.

Tra i principali fattori a determinare la crisi, la rete di trasporto e distribuzione che, nel 2017, ha fatto si che il 12% dell’energia prodotta dal solare e il 6% di quella eolica andassero persi.

 

Meno sussidi, ma anche maggiore possibilità per le comunità locali di investire direttamente in progetti che rispettino il principio della competitività con i costi della produzione fossile: “Alcune regioni con ottime risorse naturali e una costante domanda si sono già liberate dei vincoli dei sussidi statali o hanno raggiunto la parità di prezzo con il carbone a livello di rete”, spiegano dal NDRC che, comunque, offrirà supporto per quanto riguarda impianti di distribuzione e trasporto.

 

>>Leggi anche Energie rinnovabili: la Cina verso le prime quote minime obbligatorie<<

 

Il ritiro dell’investimento massiccio governativo, che fino allo scorso maggio ripagava con una quota fissa ogni kWh prodotto, arriva dopo anni in cui i costi di installazione di nuovi impianti sono costantemente andati a calare: risparmi fino al 45% nei costi di costruzione per il solare tra il 2012 e il 2017 e circa il 20% per l’eolico.

Tra le novità della manovra, anche l’introduzione di un sistema di certificati verdi sull’energia prodotta.

 

Buone le reazioni dei produttori: la China Photovoltaic Industry Association ha accolto con favore la manovra che liberalizza, in sostanza, buona parte del mercato e permette di sviluppare nuovi impianti senza dover rispondere a requisiti minimi in termini di quantità ma “solo” in termini di costo finale. “I progetti eolici e solari sovvenzionati dal Governo continueranno a esistere – hanno spiegato le associazioni di produttori – quelli non sussidiati saranno semplicemente una aggiunta”.

 

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