• Articolo Bologna, 30 settembre 2019
  • Oltre la smart city: a Bologna la prima comunità energetica intelligente

  • Blockchain, ICT, micro generazione distribuita ed efficienza energetica saranno i binari su cui si muoverà il progetto GECO per trasformare il quartiere Pilastro-Roveri in una Smart Renewable Energy Community

comunità energetica di quartiere Bologna

Credit: Ввласенко (CC BY-SA 3.0)

 

AESS, Enea e l’Università di Bologna presentano il progetto di comunità energetica di quartiere

(Rinnovabili.it) – Trasformare il tessuto urbano in chiave innovativa e sostenibile, creando un modello energetico partecipativo che coinvolga cittadini e aziende. Questo quanto farà GECO, progetto che mira a realizzare a Bologna la prima comunità energetica di quartiere. Iniziativa, intuitiva fusione tra i moderni concetti di città intelligente e Renewable Energy Community, interverrà sul quartiere Pilastro-Roveri, già oggetto in passato del “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana […] delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia”. Ma in questo caso la trasformazione servirà a compiere un primo passo verso un quadro normativo che dia un reale significato economico alle parole “comunità di energia rinnovabile”.

 

Il progetto GECO è condotto da ENEA e l’Università di Bologna, con la partecipazione di CAAB/FICO e Agenzia locale di sviluppo Pilastro-Distretto Nord Est, sotto il coordinamento di AESS – Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile, con il supporto economico di Climate-KIC (2,5 milioni di euro). Insieme i partner daranno vita alla Comunità Energetica intelligente del Pilastro, grazie a una combinazione di fonti rinnovabili, accumulo, ottimizzazione della domanda, generazione distribuita ed autoconsumo; un mix di soluzioni che permetterà ai cittadini e alle circa 900 aziende del quartiere di usufruire di tariffe energetiche ridotte.

 

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In questo contesto, l’Enea si occuperà di sviluppare una piattaforma basata sulla blockchain per la gestione dei flussi elettrici, raccogliendo i dati tramite ITC per migliorare la consapevolezza dei consumatori. “L’obiettivo – spiega la ricercatrice ENEA Francesca Cappellaro – è quello di coinvolgere sia gli stakeholder che i comuni cittadini nella ricerca di soluzioni locali per quanto riguarda le sfide imposte dal cambiamento climatico”. Come sottolineato anche dall’AESS, la nuova comunità energetica di quartiere si configura come una sorta di cooperativa controllata da membri locali, coinvolti nella generazione distribuita, e mirata ad offrire ai propri soci un costo dell’energia inferiore a quello di mercato. In questo modo il progetto contribuirà ad aumentare la sostenibilità distrettuale, riducendo la povertà energetica e generando un ciclo economico a basse emissioni di carbonio.

 

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L’esperienza del quartiere bolognese permetterà ai partner di definire e sperimentare un modello di business per l’Energy Community, supportando il recepimento nazionale delle norme europee sulle nuove comunità energetiche rinnovabili.

“L’idea della ‘comunità energetica di quartiere’ – spiega l’AESS sul proprio sito – nasce dalla consapevolezza che sarà possibile produrre, accumulare e vendere energia con modello ‘da uno’ a ‘molti’. Soggetti/utenti potranno unirsi in comunità delle rinnovabili basate sull’autoconsumo elettrico e sulla condivisione dell’energia prodotta. Le comunità di energia rinnovabile potranno rappresentare uno strumento efficace per le situazioni di disagio sociale, sia in termini di garanzia della fornitura energetica sia in termini di opportunità occupazionali nei territori”.

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