• Articolo Bruxelles, 5 giugno 2012
  • Tra i problemi evidenziati, l’Europa critica in particolare il meccanismo dei registri

    Decreti rinnovabili: dalla Ue un duro monito all’Italia

  • La lettera di richiamo inviata lunedì scorso al governo italiano direttamente dagli uffici del commissario Ue all’Energia, Guenther Oettinger

Una sonora bocciatura dell’Europa ai nuovi decreti sugli incentivi alle fonti rinnovabili – è questo, in sintesi, il contenuto della recente lettera di richiamo inviata lunedì scorso al capo dipartimento per l’Energia del ministero per lo Sviluppo economico, Leonardo Senni direttamente dagli uffici del commissario Ue all’Energia, Guenther Oettinger. La missiva infatti, critica duramente i meccanismi di incentivazione che domani saranno al vaglio della Conferenza Unificata, ritenendo “molto difficile, se non impossibile, per i produttori indipendenti accedere al finanziamento dei propri progetti” dopo l’entrata in vigore dei decreti. In particolare, uno dei principali problemi evidenziati dalla lettera – stando a quanto riportato da alcune agenzie stampa – è quello di un eccessivo appesantimento delle procedure amministrative applicate alle incentivazioni (che invece necessiterebbero di maggiori semplificazioni), dove l’introduzione del meccanismo dei registri per i nuovi progetti di energia rinnovabile “potrebbe aumentare l’onere burocratico per gli operatori di mercato e diminuire la sicurezza degli investitori sul fatto che i progetti si qualifichino per il sostegno finanziario”. Per Bruxelles anche la fissazione di un limite minimo di 12 kW per il fotovoltaico e di 50 kW per le altre FER elettriche potrebbe costituire un grave deterrente, capace di addormentare il segmento di mercato di piccola scala anzichè privilegiarlo come si riproponeva la riforma. In tal senso la missiva conterrebbe alcune “possibili modifiche” ai decreti per arginare l’aumento degli oneri burocratici e la difficoltà di accesso ai finanziamenti in cui si suggerisce sia che riduzione degli incentivi alle FER elettriche sia connessa al grado di maturità della tecnologia sia di allungare il periodo transitorio per proteggere gli investimenti già fatti.

Secondo i senatori del Pd  Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, la lettera dell’Ue rappresenta “una  netta bocciatura, che non può che indurre il Governo a rivedere drasticamente l’impianto del decreto, a partire dal meccanismo dei ‘registri’.”

Il richiamo del Commissario  Oettinger è accolto con particolare soddisfazione l’Anev; l’associazione si era recata lo scorso aprile a Bruxelles per sollecitare un simile intervento da parte dell’esecutivo europeo, ricordando in più di un’occasione come gli operatori del settore abbiano  a suo tempo considerato di accettare un taglio temporaneo (fino al 2015) del valore dell’incentivo per aiutare a sopportare la crisi contingente, a fronte di una ristabilizzazione del medesimo livello pre taglio dal 2016. “Tuttavia  – spiega l’anev in una nota stampa – il perdurare del ritardo nell’emanazione di tale livello sta comportando gravissime incertezze nel ritorno degli investimenti, tanto che molti istituti finanziatori hanno chiamato il default su alcuni progetti in quanto a rischio di ripagamento in assenza di un valore certo”.

 

(Matteo Ludovisi)