• Articolo Roma, 18 aprile 2012
  • Il Quinto Conto Energia è in rosso

  • Lo schema di decreto sulle fonti rinnovabili agisce con miopia e strabismo, ignorando il contesto generale del settore elettrico, generando molti effetti negativi ed indesiderati

Nella nuova realtà in continuo divenire l’elettricità viene generata da decine di migliaia di piccoli e medi impianti diffusi sul territorio nazionale in ragione delle opportunità che la sua articolazione offre. Inoltre questi nuovi impianti, utilizzando le risorse che la natura rigenera senza soluzione di continuità, producono l’elettricità con una cadenza che non è dettata dall’uomo ma dai ritmi dell’alternanza giorno-notte, e dai cicli variabili dettati dalle condizioni climatiche.

Le spinte disgregatrici dell’esistente sistema (che rendono inutilizzabili anche impianti moderni con pochi anni di vita) hanno prevalso sui benefici del nuovo assetto in tumultuosa crescita.

Ciò è stato possibile perché il nuovo si è affermato guidato dalla sola logica della convenienza economica o peggio del puro business finanziario delle fameliche banche europee ed italiane, in una società attraversata da una profonda crisi economica che ha fatto crollare i consumi elettrici in generale e maggiormente quelli industriali.

Il governo dei cosiddetti “tecnici” con questo decreto mette in campo una spregiudicata manovra populista scegliendo la parola “rinnovabili” come capro espiatorio di tutti i mali del sistema elettrico e degli sprechi che continueranno ad esistere e pesare sulla bolletta elettrica dei consumatori italiani.

Al governo sfugge che per intervenire efficacemente sui finanziamenti degli esistenti impianti da fonti rinnovabili è necessario ricontrattare lo scandaloso interesse TAEG con le banche che hanno concesso i finanziamenti in cambio dell’acquisizione dei crediti verso il GSE per gli incentivi legati alla produzione.

Il Ministero dello Sviluppo Economico non interviene anche con una adeguata strumentazione finanziaria per far decollare gli investimenti sulle reti, per integrare tutta l’attuale elettricità fotovoltaica ed eolica superando la beffa di corrispondere ad alcuni impianti l’indennizzo per il blocco della produzione pur garantendo loro l’incentivazione per la costruzione.

Il Decreto interviene ponendo le limitazioni allo sviluppo delle fonti rinnovabili stabilendo un tetto semestrale di spesa e di potenza elettrica installabile che non consentono di dire che viene garantito uno spazio di crescita di 2000 / 3000 MW senza chiarire come saranno considerati gli oltre 9000 MW di progetti approvati e inseriti nel registro GSE.