• Articolo Roma, 17 aprile 2012
  • Pasqua e 5° Conto energia

  • Sulla strada dell’ironia per raccontare quanto sta avvenendo al settore fotovoltaico in un paese “che non si può nominare”

Ho trascorso le vacanze di Pasqua in un paese che non nomino, visto che sono costretto a parlarne male.

Appena il proprietario dell’albergo dove ero sceso ha saputo che mi occupavo di energie rinnovabili, mi ha illustrato con orgoglio il progetto, appena approvato dalle autorità competenti, per un impianto fotovoltaico che avrebbe reso elettricamente quasi indipendente il suo esercizio: “Se ritorna da noi, la prossima volta lo troverà in funzione”.

Quando l’incrocio nella hall la sera successiva, è viceversa molto preoccupato: “Mi ha telefonato la banca, dicendomi che dobbiamo rinegoziare la linea di credito per il fotovoltaico. Proprio stamani l’autorità che regola il settore ha annunciato oneri per il bilanciamento  in rete di  impianti come il mio,  che ne aumentano notevolmente i costi. Notizie di questo genere alle banche non piacciono, perché cambiano la redditività dell’investimento, ma soprattutto perché mettono in discussione il fattore che per loro conta di più, la stabilità della normativa”

Stupefatto, replico: “Possono farlo anche per un impianto già autorizzato con le vecchie norme?”.

“Si figuri, il provvedimento varrà anche per gli impianti di tutti i tipi già in esercizio”.

Per fortuna almeno il tempo rimane stabile e la vacanza scorre via nel migliore dei modi, anche perché non conosco la lingua locale e in rete di ciò che avviene in questo paese si parla molto poco. Per questo rimango esterrefatto quando, nel salutarmi,  il proprietario dell’albergo mi annuncia che ha rinunciato all’impianto fotovoltaico.

“Il nostro governo ha appena emanato un decreto che sostituisce quello in essere, ed entra già in vigore fra due mesi. Poiché il mio impianto sarebbe entrato in esercizio con il nuovo decreto, innanzi tutto l’incentivo su cui sia il sottoscritto, sia la banca avevamo basato i conti, sarà decurtato del 20%, ma non è questa la novità peggiore. Anche se  decidessi di fare a meno del finanziamento della banca, che a questo punto sembra poco propensa a darmelo, e i soldi li tirassi fuori tutti di tasca mia, non sarei comunque certo di riuscire a realizzarlo. Nel vecchio decreto il registro era previsto solo per impianti di grosse dimensioni, adesso hanno abbassato la soglia di potenza a un valore tale che ci rientra anche l’impianto per il mio albergo?”.

“Scusi, ma cos’è questo registro?”

“Un marchingegno infernale. Uno deve prima avere il progetto autorizzato, poi è obbligato a iscriversi a un registro e anche se è il primo farlo non è affatto sicuro di conservare questa posizione, perché sono previste una serie di altre condizioni, che possono dare a determinati impianti priorità rispetto al mio.  Lo stesso decreto ha stabilito un tetto per la potenza fotovoltaica installabile quest’anno. Quando, seguendo l’ordine di priorità stabilito dal registro, si raggiunge il tetto, gli impianti che restano fuori non possono godere degli incentivi”.

“Possono però farcela l’anno prossimo”.

“Nossignore. L’anno prossimo si ricomincia da zero, se per scalogna quest’anno sono il primo escluso, questo non mi da’ nessun vantaggio. Con simili condizioni, ovviamente ho rinunciato”.

“Come l’ha presa la ditta che doveva realizzare l’impianto?”.

“Male, naturalmente, ma ancora peggio i suoi dipendenti, che sono stati messi in cassa integrazione”.

Malgrado il tempo splendido, malgrado la straordinaria bellezza del luogo, alla fine sono stato felice di tornare in Italia, dove queste cose non succedono.