• Articolo Copenhagen, 30 ottobre 2014
  • La Danimarca prova ad accelerare: senza carbone entro il 2025

  • Il ministro danese per il Clima e l’Energia propone di mettere al bando l’energia sporca cinque anni prima del previsto

La Danimarca prova ad accelerare: senza carbone entro il 2025

 

(Rinnovabili.it) – Come fare per eliminare nel più breve tempo possibile l’approvvigionamento energetico a base di carbone? A porsi questa domanda è la Danimarca, che non paga di aver fissato un obiettivo coal-free per il 2030, ora propone un’accelerazione sulla tabella di marcia climatica. Il ministro danese dell’Energia, Rasmus Helveg Petersen, ha fatto sapere proprio in questi giorni di aver chiesto ai funzionari governativi di stilare un nuovo programma per mettere al bando l’energia dal carbone già per il 2025. Ovvero in anticipo di 5 anni sul piano stabilito in precedenza dal Governo.

 

“Naturalmente si tratta di un impegno di portare avanti insieme con l’industria. Non so come si possa raggiungere questo obiettivo, ma vorrei sapere se siamo in grado di farlo”, ha affermato Petersen all’emittente danese DR. Oggi questa fonte fossile rappresenta circa il 20 per cento del consumo totale di energia nazionale, percentuale raggiunta negli ultimi anni anche grazie alla crescita delle fonti di energia rinnovabile sfruttate su tutto il territorio. L’energia eolica conta oggi ben il 30% sui consumi e il Paese è intenzionato ad arrivare al 50% per la fine di questo decennio. “Il carbone è il combustibile più economico disponibile oggi. Ma non possiamo permetterci di utilizzare questa opzione a lungo termine” sostiene il ministro. “Abbiamo già affermato d’essere pronti a metterlo al bando per il 2030. Ora cercherò di capire se si può fare più velocemente”.

 

Il nuovo proposito non è esente da critiche. In molti tra cui Lars Aagaard, direttore dell’associazione danese che rappresenta le imprese del settore energetico, la chiusura delle centrali a carbone aumenterebbe inevitabilmente l’importazione di energia dalla Germania, prodotta peraltro dalla lignite. Ecco perché lo stesso Aagaard consigliato al ministro di procedere piuttosto chiedendo un inasprimento del sistema di scambio di emissioni dell’UE (ETS) al fine di limitare il numero di permessi di inquinamento.

10 Commenti

  1. Massimo
    Posted ottobre 31, 2014 at 9:10 am

    Salve, vorrei fare una precisazione sull’articolo. “Carbon free”, in inglese significa senza C02 (da Carbon Dioxide), mentre “Coal free” significa senza carbone fossile.
    Dall’articolo non p chiaro se la Danimarca si pone la meta di abbattere la Co2 o di togliere il carbone o se il primo sarà la conseguenza del secondo.
    Cordialità

    M.G.

    • stefania
      Posted ottobre 31, 2014 at 9:46 am

      Ha perfettamente ragione Massimo: l’obiettivo della Danimarca è di essere coal-free e non carbon-free, perlomeno alla data indicata. Correzione immediata!

  2. Rinaldo Sorgenti
    Posted ottobre 31, 2014 at 9:47 am

    Fantastico. Il primo commento che vien da esprimere: poche idee, ma confuse!
    La cosa che manca per avere una migliore comprensione del tema sarebbe quella di dire quanta elettricità la Danimarca produce utilizzando il Carbone (tutto d’importazione per loro) e come pensano di garantirsi la disponibilità di elettricità, sempre e comunque quando serve, tenuto conto che il vento non è, pare, programmabile (a meno che non costruiscano enormi ventilatori, alimentati a corrente elettrica – prodotta dal carbone – per far girare le pale quando il vento non c’è! Perdonate l’infelice “battuta”).
    Un’altra soluzione sarebbe quella di produrre tale elettricità con le Biomasse (giovani, ovviamente), altrimenti si ricade nella “contraddizione in termini” perchè il Carbone è anch’esso – indubitabilmente – una Biomassa, solo lungamente invecchiata. Poi, possono sempre ritornare alle condizioni di vita dell’800 e vivere … “felici”!

    L’ultima soluzione, è quella di dipendere dall’elettricità prodotta per loro da Svezia (Nucleare) e Germania (Carbone), così possono tranquillamente andare al mare (con opportuno doppio maglione di lana!) e … pescare felici.

    Povero mondo!

    • stefania
      Posted ottobre 31, 2014 at 10:34 am

      Gentile Rinaldo, forse dovrebbe rileggere con più attenzione il testo. Però su una cosa ha ragione: le emissioni di una centrale a carbone sono molto più scure e dannose del “vapor acqueo” riportato nella foto. La ringrazio per la precisazione, d’ora in poi quando parleremo di carbone ci assicureremo di riportare la giusta immagine per le emissioni.

      • Rinaldo Sorgenti
        Posted novembre 1, 2014 at 12:29 pm

        Gentile Stefania,
        Grazie per il suggerimento, ma da dove trae la sua fuorviante affermazione che le emissioni di una centrale alimentata a carbone siano “molto più scure e dannose” del “vapor acqueo” ?
        Ha mai visitato una moderna centrale a carbone (nel qual caso le suggerirei dabbero di farlo, così potrà rivedere le sue fallaci convinzioni) ed ha mai comparato le emissioni previste e quelle effettive monitorate in continuo durante l’esecizio di questi moderni impianti? Ho proprio l’impressione di no ed allora è inopportuno continuare a cavalcare un fuorviante catastrofismo che non ha proprio ragione di essere.
        Le suggerisco di andare ad esaminare gli studio pubblicati da ISPRA e da iPRI-Lione che elencano quali sono i settori che producono le maggiori emissioni di particolato in atmosfera, da dove potrà constatare che le emissioni di PM in atmosfera dalle Cent4rali Termoelettriche (tutte, comprese quelle alimentate a Carbone), corrisponde al solo 2,6% del totale, mentre i settori primari sono:
        – il traffico veicolare;
        – il riscaldamento civile;
        – le numerose diverse attività produttive (acciaio, cemento, vetro, carta, metalli vari);
        – lo smaltimento dei rifiuti;
        – ecc. ecc.

        Se poi le interessa fare una vera comparazione, provi a chiedere quali sono i fattori emissivi e di efficienza di impianti che lavorano a “parziale carico” (stop & go), causa la necessità di fare da garanzia e “back-up alle ntermittenti Rinnovabili.

        • stefania
          Posted novembre 1, 2014 at 3:24 pm

          Non solo ho “visitato” una centrale a carbone ma ho anche avuto la possibilità di studiare da vicino i processi e le tecnologie messe in campo, dal coal washing alla gassificazione, dai desolforatori ai bruciatori “low NOx”. Conosco bene gli studi a cui lei si riferisce così come ho presente la lunga rassegna della letteratura scientifica in merito alla correlazione tra centrali a carbone e tumori (la bibliografia, seppure parziale, in questo studio dell’Isde può dare un’idea http://www.isde.it/Biblonline/relazioni/Centrali%20a%20carbone%20e%20tumori.pdf)

          Rimane un dato di fatto che le centrali a carbone emettano diversi inquinanti pericolosi per la salute dell’uomo: benzopirene, diossine, benzene, particolato fine e nano particolato e numerosi microinquinanti inorganici, accanto ad un dato, quello sulla CO2, che non ha paragoni con altri settori. E il fatto che esistano altre fonti di particolato atmosferico (o di inquinanti in generale) più pericolose delle centrali termoelettriche, non elimina in nessun modo il contributo che oggi quest’ultime portano sulla qualità ambientale ed atmosferica. Nessuno fa dell’energia dal carbone il male del secolo, né è razionalmente immaginabile poter da un giorno all’altro disfarsi del contributo delle fonti fossili, ma devo dirle in tutta sincerità che una difesa così accanita non l’ho mai sentita da nessuno che non fosse direttamente coinvolto nel settore.

  3. Rinaldo Sorgenti
    Posted ottobre 31, 2014 at 10:11 am

    Mi è sfuggita una piccola “banale” considerazione!
    Ma chi ha costruito l’articolo e soprattutto scelto l’immagina per accompagnarlo, è proprio sicuro che volesse evidenziare correttamente il “soggetto” (il Carbone) con quell’immagine?
    Infatti, NON si tratta certo di una centrale termoelettrica aliemntata a carbone ma, probabilmente, di un impianto chimico o petrolchimico. Le emissioni poi, solo “casualmente” (?), prese in controluce, magari per tentare di far apparire quelle emissioni come “scure, nere, e quindi ipoteticamente dannose” – quando, invece, rappresentano il “nocivissimo” VAPOR D’ACQUA (!), la dice lunga della conoscenza di merito e del livello di informazione che i cittadini hanno dell’argomento, che continua ad essere ampiamente e demagogicamente speculato.
    Cui prodest, verrebbe da dire!

  4. SpeziaPolis
    Posted ottobre 31, 2014 at 5:36 pm

    Caro Sorgenti,
    stiamo ragionando di sistema europeo per l’energia quindi l’energia che gira nel contesto europeo è domestica.
    Se la Danimarca ha tanto vento lo scambierà con chi ha tanto “qualcos’altro”
    http://speziapolis.blogspot.it/2014/01/strategia-energetica-europea-volere-e.html?q=danimarca+carbone
    evolvendo sempre più verso fonti pulite e rinnovabili. Prime fra tutte l’efficienza energetica.
    Il carbone può attendere perchè il CCS non mantiene le promesse http://speziapolis.blogspot.it/2014/10/il-ccs-non-mantiene-le-promesse-anche.html

    • Rinaldo Sorgenti
      Posted novembre 1, 2014 at 12:40 pm

      @ SpeziaPolis,
      Si, certo, sistema europeo, che per realizzarlo, bisognerebbe prima costruire un’adeguata e consistente RETE, totalmente interconnessa, che consenta di far viaggiare il Vettore Elettrico, immediatamente ed in continuo, dove serve.
      Poi, logica vorrebbe che tale elettricità fosse prodotta in modo EQUILIBRATO ed opportunamente diversificato, così da consentire:
      – un ragionevole allineamento dei costi, altrimenti li vede i tedeschi che ci cedono la loro elettricità per l’industria a costi molto ma molto più bassi dei nostri, cronicamente ben più elevati?
      – una ragionevole sicurezza per gli approvvigionamenti energetici della stessa Europa. Vi è una Direttiva Ue in merito che auspica che tale “DIPENDENZA” non superi il 50% e l’Italia è il Paese più esposto ed a rischio con circa l’ 85% di dipendenza dall’import.

      A proposito della CCS, immagino sappiate che tale tecnologia è applicata da decenni nel settore degli IDROCARBURI, ed applicata in fase di estrazione di Petrolio e soprattutto di Gas dai giacimenti. Immagino anche che sappiate che separano:
      – l’ Idrogeno Solforato (la componente di Zolfo di Petrolio e Metano) per averne poi di meno in fase di combustione;
      – la CO2, naturalmente presente nei giacimenti, insieme agli altri Gas;
      – il N2O (Protossido d’Azoto), idesiderato a destino;

      per quindi rilasciare (venting9 tali gas in atmosfera. Le risulta che monitorino, conteggino ed attribuiscano ad alcuno tali elementi indesiderati e che vengono poi “demonizzati” e strettamente monitorati e certificati nella fase di “combustione” ?
      Se ne potrebbero scoprire delle belle, che poi magari potrebbero anche suggerire qualche opportuno interrogativo del perchè di tutta questa incredibile “sceneggiata” Europea.

  5. Ernesto Sattaneo
    Posted novembre 3, 2014 at 3:40 pm

    Non solo in questi ultimi tempi, a proposito dell’uso delle fonti per produrre energia, coloro, per lo meno molti, che sono favorevoli all’uso dell’uranio (..e plutonio) per le centrali nucleari, sostengono la tesi che
    l’energia solare (…il fotovoltaico….silicio) di notte non funziona; essi confidano sul fatto che la maggior parte delle persone, non solo in Italia, secondo loro, sono con una scarsa conoscenza “scientifica” . Bene. Attualmente la possibilità di utilizzare l’energia della stella-Sole sono quantomeno cinque.
    Inoltre l’eolico “razionale”, il geotermico, il miniidroelettrico, il risparmio energetico, combinati tra loro,
    potrebbero produrre tutta l’energia di cui l’umanità a bisogno.
    Sarebbe molto interessante se venisse organizzata una conferenza stampa dei Presidenti delle Regioni, ( la Regione Puglia e Toscana ?)delle province, ( di La Spezia e Cosenza?) dei sindaci (Milano Torino, Napoli, Caglieri e Palermo ?), dove si dicesse:
    “……stiamo valutado la possibilità di installare nel territori della nostra regione, ……. della nostra provincia, del nostro comune, una … t o r r e s o l a r e ….”
    E n e r g i a : c o n l ’ A c q u a, i l S o l e, i l V e n t o e l’Intelligenza Umana.
    0 1 ) Il “collettore solare” o pannello solare è il dispositivo base su cui si sviluppa questa tecnologia. I collettori sono attraversati da un fluido termovettore incanalato in un circuito solare che lo porterà ad un accumulatore. L’accumulatore ha la funzione di immagazzinare più energia termica possibile al fine di poterla usare successivamente al momento del bisogno. Ne esistono di vari tipi , i più recenti sono i tubi sottovuoto che hanno un alto rendimento ma sono più soggetti a rotture.
    Un impianto solare termico è composto sempre almeno dalle seguenti unità: 1 o più collettori che cedono il calore del sole al fluido; ne esistono di vari tipi, dalla semplice lastra di rame percorsa da una serpentina e pitturata di vernice nera, al pannello selettivo trattato con biossido di titanio (TINOX) all’assorbitore sottovuoto. Nei primi due casi l’assorbitore è protetto da un vetro temperato, che può essere prismatico; 1 serbatoio di accumulo dell’acqua.
    Esistono due tipi di impianti:
    a circolazione naturale: in questo tipo il fluido è l’acqua stessa che riscaldandosi sale per convezione in un serbatoio di accumulo (boiler), che deve essere posto più in alto del pannello, dal quale viene distribuito alle utenze domestiche; il circuito è aperto, in quanto l’acqua che viene consumata viene sostituita dall’afflusso esterno. Questo impianto ha per pregio la semplicità ma è caratterizzato da una elevata dispersione termica, a scapito della efficienza.
    a circolazione forzata: un circuito composto dal pannello, una serpentina posta all’interno del boiler ed i tubi di raccordo. Una pompa, detta circolatore, permette la cessione del calore raccolto dal fluido, in questo caso glicole propilenico, simile al glicole etilenico (il liquido usato per i radiatori delle automobili), alla serpentina posta all’interno del boiler. Il circuito è notevolmente più complesso, dovendo prevedere un vaso di espansione, un controllo di temperatura ed altri componenti, ed ha un consumo elettrico dovuto alla pompa e alla centralina di controllo, ma ha una efficienza termica ben più elevata, visto che il boiler è posto all’interno e quindi meno soggetto a dispersione termica durante la notte o le condizioni climatiche avverse.
    U n m o d u l o f o t o v o l t a i c o
    0 2 ) È un dispositivo in grado di convertire l’energia solare direttamente in energia elettrica mediante effetto fotovoltaico ed è impiegato come generatore di corrente quasi puro in un impianto fotovoltaico. Può essere meccanicamente preassemblato a formare un pannello fotovoltaico, pratica caduta in disuso con il progressivo aumento delle dimensioni dei moduli, che ne hanno quindi incorporato le finalità. Può essere esteticamente simile al pannello solare termico, ma ha scopo e funzionamento profondamente differenti.
    I m p i a n t o s o l a r e t e r m o d i n a m i c o
    0 3 ) Solare termodinamico: specchi parabolici vengono disposti in righe per massimizzare l’accumulo di energia solare nel minimo spazio possibile. Un impianto solare termodinamico, anche noto come impianto solare a concentrazione, è una tipologia di impianto elettrico che sfrutta la componente termica dell’energia solare per la produzione di energia elettrica. A differenza dei comuni pannelli solari per la generazione di acqua calda per usi domestici (con temperature inferiori a 95 °C), questa tipologia di impianto genera medie ed alte temperature (fino a 600 °C) permettendone l’uso in applicazioni industriali per la generazione di elettricità e/o come calore di processo per usi industriali. Deve il suo nome al fatto che, oltre alla captazione di energia solare già presente nei comuni impianti solari termici, aggiunge un ciclo termodinamico (Ciclo Rankine) per la trasformazione dell’energia termica in energia elettrica tramite turbina a vapore come anche avviene nelle comuni centrali termoelettriche.
    Nel progetto Archimede dell’ENEA, sviluppato in collaborazione con l’ENEL e fortemente sponsorizzato dal premio Nobel Carlo Rubbia, come fluido termovettore venne usato una miscela di sali fusi ( 60% di nitrato di sodio e 40% di nitrato di potassio ) che permette un accumulo in grandi serbatoi di calore e una temperatura di esercizio molto elevata ( fino a 550 °C) aumentando l’efficienza dell’impianto.
    L a t o r r e s o l a r e
    04) Tra i tanti progetti per sfruttare l’energia solare troviamo la torre solare, un progetto nato negli anni ’80. Si tratta di una megastruttura a forma di torre, alta 1000 metri che sarà realizzata entro i prossimi anni a Wentworth nel deserto australiano. La torre è collocata al centro di una serra coperta da tetti trasparenti, sotto ai quali, grazie all’effetto serra l’aria sottostante si riscalda. I piani di vetro a copertura della serra saranno realizzati con un’inclinazione che aumenta man mano che ci si avvicina alla torre in modo da permettere all’aria calda di essere convogliata verso la torre. Questa leggera pendenza insieme all’effetto serra genera il vento artificiale che spinge l’aria calda verso la torre. Alla base della torre sono presenti 32 turbine eoliche che alimentate dal “vento artificiale” produrranno energia elettrica. L’aria calda una volta convogliata nella torre verrà risucchiata verso l’alto (effetto camino) per essere espulsa per poi ricadere sulla serra stessa raffreddandosi creando cosi un ciclo continuo di alimentazione della serra stessa.
    F u t u r o
    05) Attualmente la maggior parte degli studi si concentrano su nuove generazioni di celle fotovoltaiche dotate di una maggior efficienza di quelle attuali o su celle fotovoltaiche dotate di un’efficienza simile a quella delle celle attuali ma molto più economiche. Studi più ambiziosi puntano alla realizzazione di c e n t r a l i s o l a r i o r b i t a n t i. Queste centrali dovrebbero raccogliere i raggi solari direttamente nello spazio e trasmettere la potenza assorbita sulla Terra per mezzo di microonde o raggi laser. Gli attuali progetti di costruzione prevedono l’installazione di queste centrali nel 2040. Sono in fase di sperimentazione prototipi di sistemi di c o g e n e r a z i o n e fotovoltaica in cui si realizza la produzione simultanea di energia elettrica e termica.

    Non solo in questi ultimi tempi, a proposito dell’uso delle fonti per produrre energia, coloro, per lo meno molti, che sono favorevoli all’uso dell’uranio (..e plutonio) per le centrali nucleari, sostengono la tesi che
    l’energia solare (…il fotovoltaico….silicio) di notte non funziona; essi confidano sul fatto che la maggior parte delle persone, non solo in Italia, secondo loro, sono con una scarsa conoscenza “scientifica” . Bene. Attualmente la possibilità di utilizzare l’energia della stella-Sole sono quantomeno cinque.
    Inoltre l’eolico “razionale”, il geotermico, il miniidroelettrico, il risparmio energetico, combinati tra loro,
    potrebbero produrre tutta l’energia di cui l’umanità a bisogno.

    Sarebbe molto interessante se venisse organizzata una conferenza stampa dei Presidenti delle Regioni, ( la Regione Puglia e Toscana ?)delle province, ( di La Spezia e Cosenza?) dei sindaci (Milano Torino, Napoli, Caglieri e Palermo ?), dove si dicesse:

    “……stiamo valutado la possibilità di installare nel territori della nostra regione, ……. della nostra provincia, del nostro comune, una …
    t o r r e s o l a r e ….”

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