• Articolo Roma, 18 marzo 2011
  • Approvata la mozione ‘pro-rinnovabili’

  • L’incertezza normativa, determinata dalle nuove regole introdotte sia per il fit del fotovoltaico che per i certificati verdi, ha già fatto battere in ritirata diversi istituti di credito spingendo i “no” al decreto.

E’ una corsa contro il tempo quella innescata contro i tagli diretti al comparto delle rinnovabili. Una corsa fatta di voci ancora poco compatte e coperte da quanti continuano a gridare alla “stangata” sulle bollette dei consumatori. La filiera delle green energy italiane poteva, almeno fino a ieri, contare su 1.000 aziende, 15.000 addetti diretti, 100.000 occupati nell’indotto. Il tutto per un volume di affari pari a circa 8 miliardi di euro, messo seriamente a rischio proprio in un momento, sul fronte energetico, così delicato per il Belpaese. Il decreto legislativo che dovrebbe assicurare all’Italia il raggiungimento degli obiettivi imposti da Bruxelles per il 2020, per molti non ha in realtà recepito le condizioni poste nei pareri resi all’unanimità dalle commissioni competenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, in particolare delineando un quadro regolatore mutevole ed instabile. A partire dalla decisione di bloccare gli incentivi del Conto energia a partire dal 31 maggio 2011, senza introdurre un periodo di transizione che tuteli gli investimenti già avviati. L’incertezza normativa, determinata dalle nuove regole introdotte sia per il fit del fotovoltaico che per i certificati verdi, ha già fatto battere in ritirata diversi istituti di credito spingendo i “no” al decreto _ammazza rinnovabili_ ad aprirsi su diversi fronti d’azione.

*A Montecitorio si riapre il discorso* Così come annunciato nei giorni passati la Camera dei deputati ha passato al vaglio la Mozione presentata dal Pd in materia di energie rinnovabili, approvandola con voto sostanzialmente unanime. La proposta chiede al Governo di impegnarsi ad assumere iniziative per modificare il decreto legislativo tenendo conto delle condizioni espresse dal Parlamento nei pareri delle Commissioni competenti e dalla Conferenza delle Regioni preoccupandosi di salvare gli investimenti già avviati sulla base del precedente quadro normativo di incentivazione.
La mozione chiede al governo il Governo un impegno:
* a ristabilire un orizzonte di certezza sull’ammontare degli incentivi di cui beneficiano le imprese e che assicurano il rimborso dei finanziamenti bancari;
* a non lasciare nell’incertezza tutto il settore delle energie rinnovabili e, constatata la grave crisi di centinaia di aziende tra le più innovative del sistema economico italiano per effetto delle nuove disposizioni, ad anticipare l’emanazione del decreto ministeriale di cui all’articolo 25 del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/28/CE;
* ad adottare iniziative volte ad eliminare i tetti annuali indicati e a prevedere un obiettivo in termini di potenza installata al 2020 che, in linea con le migliori _performance_ in Europa, non limiti le potenzialità di sviluppo del settore, mantenendo e ampliando il ruolo delle energie rinnovabili, quale componente attiva della crescita del nostro Paese;
* a favorire, nell’ambito delle bioenergie, la filiera corta attraverso il ricorso agli impianti di piccola taglia e l’utilizzo di materie prime provenienti dal territorio;
* nella definizione dei nuovi incentivi, a mantenere un adeguato sostegno al settore delle energie rinnovabili con una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della _grid parity_ in linea con la progressiva riduzione dei costi di produzione del kilowattora da fonti rinnovabili.

“Vedremo ora – ha commentato Salvatore Margiotta, Vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, a margine della votazione – se il Governo agirà secondo quanto l’atto di indirizzo approvato dal Parlamento impone di fare. Sarebbe gravissimo se facesse orecchie da mercante. La mozione premia l’impegno sul tema del Partito Democratico, ad iniziare da Bersani, Franceschini, e Realacci, oltre ai deputati PD della Commissione Ambiente, che in un’affollata assemblea di operatori del settore, giovedì scorso, avevano assicurato che avrebbero portato nuovamente la questione in Parlamento”. “Il Governo, in queste ore animato da un furore ideologico nuclearista degno di miglior causa, è tenuto, da questa mozione, a cambiare radicalmente il Decreto del 3 marzo: il PD – conclude Margiotta – vigilerà con grande attenzione sugli atti che saranno assunti nelle prossime ore”.

*La delusione delle Associazioni* Meno positive le reazioni delle lobby di settore in queste ultime ore, reduci dall’incontro con il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Delusa soprattutto Asso Energie Future e il suo presidente Massimo Sapienza che ha spiegato come lo scorso mercoledì il dicastero abbia ribadito la sua volontà fissare una nuova tariffa a partire da giugno, con incentivi che escludono gli impianti solari medi e grandi; una mossa che inevitabilmente taglierebbe fuori industria, aziende agricole e artigianali, spiega Sapienza. E se l’incontro tenutosi viene finito “un flop”, nessun mezzo termine è usato neppure per parlare del decreto.
Per Sapienza si tratta di un atto “incostituzionale”: “Alcune Regioni hanno già fatto sapere che ricorreranno alla corte costituzionale. Noi, come associazioni di produttori, andremo di fronte all’Alta Corte di giustizia europea per far valere le nostre ragioni. Il Governo sa che esporrà lo Stato a richieste di risarcimento miliardarie, ma sembra non preoccuparsene”. Il confronto tra potere centrale e associazioni tuttavia non si è ancora esaurito, dal momento che si dovrebbe tenere oggi il tavolo, programmato dal Ministero dello sviluppo e a cui sono stati invitati il Gestore dei servizi elettrici, gli Istituti di credito, alcune associazioni come il Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane (GIFI) e Confindustria. Ed è proprio Gifi che in questi giorni è intervenuta sulla questione ricordando come il mercato fotovoltaico sia espressione di aziende sane, regolamentate da un codice etico, e condanna ogni comportamento che minacci la reputazione e la stabilità del settore “Come accade anche in altri mercati, ci risulta che fenomeni di illegalità abbiano interessato anche il settore del fotovoltaico – ha dichiarato Claudio Andrea Gemme, Presidente dell’Associazione Energia aderente a Confindustria ANIE. Fenomeni che possono essere evitati, come ha spiegato Gemme – “attraverso precise misure legislative e regolatorie sia in fase di autorizzazione e di richiesta di connessione alla rete sia in fase di richiesta dell’incentivo.”
“In questo momento di forte sviluppo del mercato – ha dichiarato Valerio Natalizia, Presidente di GIFI-ANIE – è importante evitare la saturazione della capacità della rete. La nostra proposta al Governo è il blocco della compravendita dei punti di connessione e delle autorizzazioni al momento della pubblicazione in GU del Decreto Legislativo sulle rinnovabili. Parallelamente proponiamo l’individuazione di scadenze temporali per la realizzazione degli impianti autorizzati entro tale data.”

*In piazza con il Popolo delle Rinnovabili* Dopo Roma, Padova e il Flash mob capitolino la mobilitazione “Sos rinnovabili” continua il suo itinerario attraverso l’Italia. Migliaia di cittadini, aziende, lavoratori, imprenditori e operatori sono pronti a darsi appuntamento con nuove date per costituire un’unica onda nazionale con cui chiedere al Ministro Romani e al governo di ripensare la politica dell’energia nazionale. I prossimi appuntamenti sono quelli di oggi venerdì 18 marzo a Catania presso l’Excelsior Grand Hotel (Piazza G. Verga, 39) ore 14.30, lunedì 21 marzo a Bologna, martedì 22 marzo a Torino Hotel Golden Palace (Via dell’Arcivescovado 18) ore 11:00, mercoledì 23 marzo ad Arezzo e venerdì 25 marzo a Brindisi.