• Articolo Pechino, 11 aprile 2012
  • Nel piano di sviluppo quinquennale

    Cina, l’energia dei rifiuti vale di più del carbone

  • La Commissione per lo Sviluppo nazionale e la riforma annuncia le nuove tariffe per l’elettricità ottenuta dagli impianti di termovalorizzazione

(Rinnovabili.it) – Come fare a ridurre le emissioni nazionali quando il paese mostra un’incontenibile fame energetica? Il Governo Cinese ci sta ragionando su ormai da tempo, mettendo in campo quelli che, visti i trend di crescita e di sviluppo della Repubblica Popolare, potrebbero apparire come piccoli passi avanti. E nella strategia di Pechino non mancano misure “particolari”, ma intraprese sempre in nome di una scelta emissiva più controllata. Il gigante asiatico ha, infatti, deciso di stabilire un prezzo unico per l’elettricità generata dagli impianti di termovalorizzazione, prezzo che, a conti fatti, risulterebbe il doppio di quello pagato alle centrali a carbone.

A renderlo noto è oggi la Commissione per lo sviluppo nazionale e la riforma che ha spiegato come l’elettricità ottenuta dai rifiuti riceverà 0,65 yuan, circa 10 centesimi di dollaro, per un kilowatt-ora contro gli 0,3-0,4 yuan/kilowattora del coke. Trattamento simile a quello riservato alle centrali alimentate ed energie rinnovabili, la cui elettricità viene pagata, rispettivamente, 0,61 yuan/kWh per progetti ad energia eolica e 1 yuan/kWh per quelli fotovoltaici.

“E’ la prima volta che la Cina stabilisce un prezzo fisso per l’energy-to-waste“,ha commentato Jessica Ng, analista di Bloomberg New Energy Finance. “La misura aiuterà le aziende energetiche a condividere l’onere dei costi della materia prima”. Il governo sta cercando di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 17 per cento per unità di prodotto interno lordo come parte della sua strategia quinquennale fino al 2015 e l’obiettivo a medio termine è quello di riuscire ad ottenere una produzione energetica “zero emission” al 15 per cento entro il 2020.