• Articolo Siena, 18 aprile 2012
  • Intervista al Presidente di Federesco, Claudio G. Ferrari

    E.S.Co:le protettrici dell’efficienza energetica

  • Che l’efficienza energetica, oltre a buona pratica, stia diventando anche business non è più un mistero; lo sa bene chi opera da anni per spiegarlo a Stato, banche e comuni cittadini

Perseguire l’efficienza energetica e il risparmio energetico è un’operazione che si può fare anche senza scopo di lucro, diffondendo buone pratiche che nascono nel locale ed hanno ripercussioni a livello globale, in termini di raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto e adempimento di quelle che sono le direttive europee in materia di politica energetica. Da qualche anno sono attive delle realtà che, avendo come obiettivo la diffusione di una cultura in questo settore, agiscono per conto di varie tipologie di clienti finali e forniscono loro un insieme di servizi integrati volti a migliorare le loro prestazioni energetiche. Si tratta delle Energy Service Company (E.S.Co.), operatori di riferimento per il settore energetico che puntano alla compressione della domanda energetica e alla riduzione delle emissioni inquinanti, con investimenti praticamente nulli per i clienti.
Dal 2006 in Italia esiste un’associazione che raggruppa sotto il proprio cappello una buona fetta delle E.S.Co. operative nel nostro Paese. È la Federazione Nazionale delle E.S.Co. (Federesco), una realtà senza fini di lucro, appunto, relativamente giovane, ma che sta riscuotendo un grande successo in termini di progetti implementati e risultati conseguiti. Operando in modo trasversale, Federesco aiuta le proprie associate a trasformare l’uso dell’energia da costo a elemento di supporto operativo, garantendo una migliore gestione di tutta la filiera delle diagnosi energetiche e degli aspetti finanziari a essa connessi. Il circolo virtuoso su cui la Federazione si sostiene si basa sul rendimento che deriva proprio dal miglioramento dell’efficienza energetica, cioè una remunerazione sui risparmi conseguiti.
Abbiamo avuto il piacere di incontrare colui che di questa Federazione ne è il Presidente, Claudio G. Ferrari, con il quale ci siamo chiarificati le idee su come funzionino certi meccanismi e su quali siano gli ostacoli che andrebbero superati per rendere efficiente l’operato delle “compagnie energetiche” che operano in Italia.

Presidente qual è oggi il ruolo di una E.S.Co. in Italia?

Da un punto di vista teorico, così come definito a livello europeo, una E.S.Co. è una società che nasce per efficientare il sistema energetico, intervenendo sia sugli impianti sia sulle strutture e producendo energia il più vicino possibile a dove essa viene consumata. Da un punto di vista pratico il ruolo di una E.S.Co. è ancora un po’ confuso. Ci sono tantissime società che si dichiarano E.S.Co. senza avere una reale vocazione alla riduzione dei consumi o che magari si occupano di altro, come le società fotovoltaiche per esempio.

La normativa italiana supporta l’operato di una E.S.Co.?

Direi molto poco, se non in particolari situazioni, come è successo, per esempio, con il Piano di Azione per l’Efficienza Energetica (PAEE) pubblicato nel 2011. Oggi però alle E.S.Co. non vengono forniti i giusti strumenti finanziari per operare bene. A differenza delle rinnovabili, l’efficienza energetica è autosufficiente e, riducendo i consumi, ha all’interno dell’intervento la possibilità di realizzare l’ammortamento dell’intervento stesso. Il problema però è che gli interventi hanno bisogno di essere fatti subito, mentre il ritorno è nel tempo. Per questo proponiamo di far decollare il meccanismo dei finanziamenti tramite Terzi, che, a nostro avviso, potrebbe essere l’unico sistema in grado di far diventare le E.S.Co. attori forti a livello energetico. E non si tratta di un problema di finanza delle E.S.Co., ma di finanza di sistema. Sul PAEE, l’investimento da fare per essere a posto con Kyoto viene stimato in un importo, diluito in 8 anni, tra i 50 e i 100 miliardi di euro. Chiaramente si tratta di cifre mostruose che anche una E.S.Co. più strutturata avrebbe difficoltà a finanziare. È questo il motivo per cui c’è bisogno di ricorrere a un sistema che sia garantito dallo Stato, che a sua volta deve garantire le banche da eventuali problematiche. Il fondo di rotazione da parte dello Stato che avevamo proposto come Federesco per far sì che le banche fossero tutelate da eventuali rischi connessi al carattere innovativo delle attività svolte dalle E.S.Co., è stato abolito da Tremonti. Ma l’Europa ci chiede strumenti finanziari innovativi e noi non rinunciamo ad andare avanti.

Quale potrebbe essere uno strumento finanziario innovativo?

A nostro avviso, la soluzione più chiara sarebbe un fondo di garanzia, che speriamo con questo nuovo Governo possa essere normato a dovere. Il problema è che tutti parlano di E.S.Co., tutti vogliono diventare E.S.Co., ma quando poi un progetto di efficientamento energetico viene proposto a una banca, si blocca. Le faccio un esempio. Nel caso delle rinnovabili, e nello specifico del fotovoltaico, la banca ha la certezza di raccogliere il flusso derivato dal Conto Energia; nel caso dell’efficienza energetica, invece, l’istituto bancario non ha un flusso di cassa, ma una diminuzione di uscite, un meccanismo connesso all’efficienza e basato su una quota-parte di risparmio che non viene capito e che non si riesce a convogliare.

Sarebbe sufficiente far capire che l’efficienza energetica di fatto è un business?

Certo, però è una cosa faticosa… Le banche, almeno le più grosse, stanno iniziando a capire la questione, ma alla fine vogliono garanzie sui soldi che prestano e assicurarsene la restituzione. Sul fronte delle garanzie, le E.S.Co. sono tutte società nuove che, a parte il capitale, non riescono a garantire più di tanto. Sui flussi del risparmio, invece, non dovrebbero esserci problemi perché ormai sanno tutti cosa significhi “efficienza energetica” e a quanto ammonti questo risparmio. Le stime europee parlano dell’oltre il 30% dei consumi: cifre pesanti, non di poco conto. Inoltre, l’efficienza energetica va fatta sul territorio; per questo, tra le varie attività, promuoviamo anche un’opera di divulgazione e sensibilizzazione, che adattiamo a quella che è la singola realtà territoriale. Se poi si considera che, con la nuova direttiva europea, l’efficienza energetica avrà un ruolo di grande rilevanza, è facile capire perché cerchiamo di spingere tutti i nostri associati a diventare il più qualificati possibile per avere tutte le carte in regola in Europa.

Negli altri Paesi qual è la situazione?

La Germania è abbastanza avanti, la Spagna pure, ma l’Italia non sarebbe messa male. Consideri che iscritte all’Autorità sono circa 2.600 E.S.Co., di cui quelle che hanno presentato almeno un progetto sono 250 e di queste 200 sono legate ai produttori di energia e alle utilities, che però hanno scopi di corollario perché servono per gestire le tematiche connesse ai titoli. Questo perché, in base al decreto legge del 2004, l’Autorità ogni anno stabilisce di quanto si deve ridurre il consumo energetico, una riduzione che fa capo ai distributori di energia elettrica e di gas, che ogni 31 di maggio devono presentare i titoli di efficienza energetica caricati sulle proprie attività; se non lo fanno, incorrono in sanzioni, questione, quest’ultima, che dovrebbe servire per sensibilizzare le società di produzione e distribuzione dell’energia a fare interventi di efficienza energetica. Chi può gestire questi titoli di efficienza sono le società distributrici di energia, le società collegate e le E.S.Co..

Cosa pensa della “questione fotovoltaico”, molto calda in questi giorni?

Beh, diciamo che, così com’era impostato, il Conto Energia di ambientale aveva quasi zero, era solo un’operazione finanziaria. Più che sulle case dei cittadini, il fotovoltaico è stato installato sui campi per permettere a determinati soggetti di investire e di fare finanza, senza curarsi se poi continuavano a essere accese lampadine a incandescenza. Di sicuro c’era bisogno di una regolata, che però non va non la si può dare sempre in corso d’opera. Ricordiamo che in 2 anni abbiamo cambiato 3 sistemi di calcolo per il conto energia. Quello che andrebbe messo a punto è il sistema di incentivazione in generale perché, una volta che un comparto decolla ed entra a regime, è inutile che continui a essere finanziato. Ridurre il consumo energetico, a prescindere dalle rinnovabili, significa avere bisogno di importare meno energia dall’estero. Non possiamo più fare rinnovabili, usare le centrali tradizionali e non pensare alla riduzione dei consumi, che è l’elemento strutturale. Ma l’efficienza energetica oggi è considerata non interessante e i soldi a disposizione sono miserrimi.