• Articolo Londra, 12 giugno 2012
  • Nuovo rapporto commissionato da Friends of the Earth Europe e Climate Action Network Europe

    Efficienza energetica, e l’UE ci guadagna 200 mld l’anno

  • Raggiungere gli obiettivi Ue del 2020 sul fronte dell’utilizzo dell’energia può portare il doppio dei guadagni fino ad oggi calcolati da Bruxelles

(Rinnovabili.it) – Il risparmio energetico? Potrebbe fornire all’Europa una vera propria spinta al rinnovamento economico. Questa la conclusione di Saving Energy: Bringing Down Europe’s energy prices, il nuovo rapporto redatto da Friends of the Earth Europe e Climate Action Network Europe. Il documento sostiene che per ogni euro che Bruxelles riuscirà a risparmiare attuando adeguate misure di efficienza energetica, un altro euro verrebbe “messo da parte” da consumatori ed imprese grazie ai tagli dei prezzi dell’energia.

Molti studi in materia di efficienza sostengono che esista un grande potenziale di risparmio energetico – si legge nelle conclusioni – Ma questi studi generalmente prendono in considerazione solo i risparmi sui costi per i consumatori e le imprese derivanti dal minor impiego dell’energia. In questo documento, abbiamo prestato attenzione al fatto che non solo l’efficienza si traduce in un risparmio di costi diretti ma ha un effetto moltiplicatore dovuto alla pressione al ribasso sui prezzi dell’energia”.

Così, secondo il rapporto, i 107 miliardi di euro che l’UE ritiene possano essere risparmiati ogni anno a partire dal 2020 soddisfacendo l’obiettivo del 20%, diverrebbero oltre 200 miliardi grazie agli utenti finali. Secondo Ecofys, che ha redatto il rapporto per le due associazioni, ci si dovrà aspettare tre effetti sui prezzi dell’energia dovuti al raggiungimento dei target comunitari. In primo luogo, le politiche di efficienza energetica abbatterebbero i prezzi dei combustibili fossili in Europa. In secondo luogo, “una domanda di energia elettrica più bassa porterà a prezzi dell’elettricità più bassi (circa il 50% dell’elettricità dell’UE è prodotta con combustibili fossili)”. E, in terzo luogo, gli investimenti prospettati per il settore infrastrutture potrebbero essere “cancellati o rimandati”.