• Articolo Berlino, 5 giugno 2012
  • Pubblicata la quarta edizione dell’analisi di Greenpeace

    Energy [R]evolution, la strada per salvare il mondo

  • Una forte espansione delle energie rinnovabili e dei vettori energetici più efficienti può porre fine alla dipendenza mondiale dai combustibili fossili e salvare il fragile Artico dalla distruzione dell’esplorazione petrolifera

(Rinnovabili.it) – Si rinnova ancora una volta “Energy [R] evolution: A Sustainable World Energy Outlook”, il documento d’analisi redatto da Greenpeace per tracciare un percorso “salva pianeta”. Questa quarta edizione mostra come sempre i potenziali di crescita delle fonti rinnovabili prospettando una strada fattibile per ridurre sensibilmente le emissioni di CO2. Accanto al dettaglio sulla crescita delle eco-energie e sulla misura in cui efficienza e fonti alternative possano risollevare le sorti della Terra da uno scenario business-as-usual, il documento 2012 fornisce per la prima volta un’analisi dei trend di esaurimento delle riserve di fonti fossili e uno scenario per il progressivo phase out del petrolio, senza prevedere  lo sfruttamento dei giacimenti artici, delle sabbie bituminose, delle riserve petrolifere off shore in Brasile o di altre riserve marginali.

Energy [R] evolution include una dettagliata e concreta tabella di marcia per ridurre di circa l’80%, l’attuale domanda di petrolio soprattutto nel settore dei trasporti, eludendo la possibilità di rivolgersi ancora una volta alla già martoriata regine artica. “Il modo per ridurre la domanda di petrolio e di porre fine alla minaccia della perforazione nel fragile ecosistema artico eliminando lo sfruttamento delle altre fonti di petrolio marginali è quello di rendere le automobili di gran lunga energicamente più efficienti aumentando l’uso di sistemi di trasporto elettrici alimentati ad energia rinnovabile”, ha commentato Sven Teske, esperto di energia di Greenpeace International e co-autore del rapporto. “L’industria delle eco-energie sta migliorando rapidamente, ma quella automobilistica sta resistendo a questa capacità d’offrire le necessarie nuove tecnologie”. Ecco perchè la ricetta dell’associazione chiede che le nuove auto in Europa a raggiungano uno standard medio di efficienza entro il 2020 che sia inferiore del 40% a quello attuale, seguite a ruota dal resto del mondo, e che  la domanda di energia delle macchine scenda a un terzo rispetto al livello attuale a lungo termine, diminuendo dimensioni auto attraverso materiali più leggeri e un maggiore uso dei motori elettrici.

La road map disegnata da Greenpeace riporta una serie di tappe fondamentali:

Contenere la domanda globale di energia: la domanda appare destinata a crescere, al 2020, solo del 10% rispetto agli attuali consumi, invece del 61% come previsto dallo scenario di riferimento, decrescendo poi leggermente sino a tornare ai valori di consumo del 2009.

Gestire la domanda globale di energia: l’efficienza energetica ha un potenziale di riduzione del fabbisogno di nuova produzione di circa il 30%, rispetto allo scenario di riferimento.

Ridurre la domanda globale di riscaldamento: l’energia richiesta per il riscaldamento può essere ridotta drasticamente. La riduzione della domanda verrebbe dalla ristrutturazione dell’edilizia esistente e dall’introduzione di standard residenziali low-energy. Alle persone verrebbero garantiti gli stessi livelli di comfort e medesimi servizi.

Sviluppare un’industria globale della gestione della domanda: si prevede un abbattimento della domanda di energia del 40% per ogni dollaro di PIL. Disaccoppiare la crescita economica dall’andamento della domanda di energia è cruciale per raggiungere una fornitura sostenibile di energia nel lungo termine.

Rivoluzionare la produzione elettrica: le fonti rinnovabili possono arrivare a coprire, al 2030, il 37% della domanda globale di elettricità, con una capacità installata di 7.392 GW rispetto ai 237 del 2011. Nel lungo termine, il 94% dell’elettricità potrà essere prodotto da fonti rinnovabili, l’energia nucleare potrà essere dismessa del tutto e il numero delle centrali alimentate con fonti fossili, in special modo a carbone, drasticamente ridotto.

Abbassare il costo della produzione elettrica: a breve termine i costi della produzione di elettricità saranno relativamente più alti rispetto allo scenario di riferimento (ma meno di 0,5 ¢/kWh), con un divario quanto più contenuto tanto più i costi del petrolio saliranno. Nel lungo termine, l’elettricità da fonti rinnovabili sarà significativamente più economica di quella prodotta con altre fonti.

Calmierare e poi abbattendo i costi in bolletta: il passaggio di sistema alle rinnovabili e l’incremento dell’efficienza energetica stabilizzeranno, in una prima fase, i costi in bolletta, per poi ridurli, nel lungo periodo, fino al 40%.

Risparmiare sui costi dei combustibili fossili: l’ampio sfruttamento delle fonti rinnovabili garantirà un risparmio annuo globale di 1.320 miliardi di dollari grazie al risparmio di combustibili fossili (media annuale del risparmio per il mancato consumo di carburante 2009-2050).