• Articolo Cambridge, 13 gennaio 2014
  • La reazione chinone-idrochinone è circa 1.000 volte più veloce rispetto a quella basata sul vanadio

    Da Harvard la mega batteria di flusso “al rabarbaro”

  • Molecole organiche simili a quelle del rabarbaro prendono il posto di metalli costosi e aprono le porte ad una vera e propria rivoluzione energetica

Da Harvard la mega batteria di flusso “al rabarbaro”

 

(Rinnovabili.it) – Passi avanti nel settore tecnologico dell’accumulo energetico. Dall’Università di Harvard arriva l’ultima novità in fatto di batterie di flusso; si tratta di un particolare dispositivo di storage ricaricabile in cui gli elettroliti fluiscono attraverso una cella che converte l’energia chimica direttamente in elettricità. Pubblicata sulla rivista Nature, la ricerca in questione ha sperimentato una strada alternativa per realizzare questo tipo di batterie, senza impiegare costosi metalli Al loro posto il team di ricercatori ha impiegato dei chinoni, piccole molecole organiche a  base di carbonio con il compito di immagazzinare energia, in questo caso chimicamente molto simili a quelli presenti nella pianta del rabarbaro.

Nel dettaglio, l’anodo, è costituito da una soluzione di chinoni diluiti in acido solforico, mentre il catodo è composto dal bromo; quando l’elettrodo negativo reagisce con i protoni carichi positivamente forma idrochinone ad alta energia.

La batteria è stato progettata, costruita e testata nel laboratorio di Michael J. Aziz  presso la Harvard School of Engineering and Applied Sciences (SEAS) e i risultati hanno eguagliato le prestazioni delle batterie di flusso esistenti ma a base del costoso vanadio. Con una reazione addirittura 1.000 volte più veloce, il chinone permette alla batteria di caricarsi e scaricarsi rapidamente  e dopo i primi 100 cicli di test non ha dato alcun segno di degrado. “Immaginate un dispositivo delle dimensioni di un serbatoio di combustibile per il riscaldamento della casa posizionato nel seminterrato”, ha spiegato Michael Marshak, membro del team di Harvard. “Immagazzinerebbe l’energia di un giorno dei pannelli fotovoltaici sul tetto della vostra casa, e potenzialmente fornirebbe abbastanza energia per alimentare l’abitazione a partire dal tardo pomeriggio, nel corso della notte e fino alla mattina successiva, senza bruciare alcun combustibile fossile”.

 

Il prossimo passo sarà probabilmente quello di riuscire a produrre una batteria in grado di immagazzinare 24 kWh di energia, per poi passare a unità con una capacità maggiore. I ricercatori calcolano che la loro batteria di flusso potrebbe conservare un kWh  di energia prodotta al costo di 27 dollari, ovvero un terzo del prezzo richiesto col sistema a base di vanadio.