• Articolo Londra, 12 ottobre 2012
  • Un rapporto che analizza le fonti energetiche per l'IT

    Il cloud compunting non è sempre green come sembra

  • Affidarsi al cloud compunting solitamente risulta una pratica ecologica che permette alle aziende di risparmiare energia, ma sapere da dove l’elettricità che li alimenta è un’ulteriore garanzia per l’ambiente

(Rinnovabili.it) – Il cloud compunting non sempre si rivela una scelta ecologica. Una nuova ricerca redatta dalla New NRDC e dalla WSP evidenzia che non sempre le soluzioni IT sono meno efficienti per le PMI.

I risultati del nuovo studio condotto dal gruppo statunitense Natural Resources Defense Council (NRDC) e dai consulenti del WSP Environment and Energy  hanno confermato che affidarsi ad un server è in genere più ecologico, anche se bisogna fare attenzione a tutta una serie di parametri per calcolare al meglio la reale efficienza delle “nuvole”. Entrando nello specifico per capire bene il reale impatto ambientale dei server va valutata la fonte energetica che produce l’energia elettrica consumata dai sistemi di archiviazione, l’efficienza energetica dei data center e il tipo di attrezzatura e di dispositivi che vengono utilizzati tenendo bene a mente che un data center sfruttato parzialmente ha un impatto ambientale superiore al un sistema utilizzato a pieno.

 

David Symons, direttore di WSP, ha detto che il rapporto ha dimostrato che “non tutte le nuvole sono uguali” e le PMI dovrebbero chiedere al cloud provider di rivelare l’efficienza dei servizi che forniscono.

“Ci sono molte ragioni per passare al cloud computing, ma una società che sceglie di farlo per ragioni di pura efficienza energetica ha bisogno di guardare da vicino le prestazioni dell’IT, così come quelle offerte da terze parti (i fornitori di energia)”, ha aggiunto. “Una sala server in loco che viene gestita con le pratiche migliori per l’efficienza energetica può essere un’alternativa più verde ad una ‘nube marrone’.”