• Articolo Bruxells, 20 aprile 2015
  • Rimandate di due anni le modifiche alla direttiva Ecodesign

    Lampadine a basso consumo, l’UE perde un’occasione

  • Posticipata la messa al bando delle alogene più energivore. Legambiente: “pessimo segnale in vista della conferenza di Parigi sul clima”

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(Rinnovabili.it) – Bisognerà aspettare ancora tre anni prima che il mercato europeo dica definitivamente addio alle lampadine più energivore. La commissione tecnica al lavoro sulla direttiva eco design ha infatti di deciso di posticiparla messa al bando delle alogene di classe C e D. Le lettere, indicate sull’etichetta energetica, costituisce di fatto il ‘voto’ attribuito all’efficienza della lampada, ovvero al rapporto tra luce emessa (lumen) ed energia consumata (Watt), che ne determina la classificazione energetica. Da norma si sarebbero dovute ritirare dal mercato nel 2016, per lasciare spazio a lampadine a basso consumo più efficienti. La commissione tecnica ha però deciso di posticipare la messa al bando al 2018, andando di fatti incontro alle richieste dell’industria di settore e di quegli stati membri, Italia compresa, che si erano opposti fin dall’inizio alla deadline di settembre 2016.

 

E per il Belpaese, spiega Davide Sabbadin, responsabile efficienza energetica di Legambiente, c’è addirittura il sospetto di un ruolo di primo piano sul fronte di opposizione alla norma. A confermarlo ci sarebbe una lettera del gennaio 2014, inviata al ministero dello Sviluppo economico (e mai smentita) che, come spiega l’associazione ambientalista, “conteneva posizioni basate su dati obsoleti e, a maggior ragione, superati dalla realtà del mercato”. Ecco perchè Legambiente chiede oggi con urgenza che  “il governo faccia chiarezza sul voto italiano e dica come la pensa”.  La scelta appare peraltro poco logica considerando il piano di risparmio energetico europeo per il contrasto dei cambiamenti climatici. Rimandare la messa al bando significa oggi un consumo aggiuntivo e inutile nelle bollette degli europei di circa 33TWh e un costo complessivo di oltre 6,6 miliardi di euro (circa 800 milioni per gli italiani, che hanno un alto costo dell’elettricità).

Una decisione incomprensibile che arriva in un momento in cui il mercato è già ampiamente passato ai LED e dopo studi internazionali qualificatissimi che dimostrano che di queste lampadine energivore non c’è più bisogno – commenta Sabbadin. – Ed è grave che questa decisione, così rilevante per il clima, sia presa a pochi mesi dalla conferenza internazionale sul clima di Parigi”.

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