• Articolo Roma, 14 novembre 2011
  • Speciale rinnovabili

    Le barriere all’energia green

  • Un’approfondita analisi sulle quattro tipologie di “barriere” che ancora ostacolano lo sviluppo delle rinnovabili e delle metodiche per l’efficienza energetica

La domanda sempre maggiore di energia – annualmente ammonta a 12 miliardi di TEP (tonnellate di petrolio equivalente) – il cambiamento climatico che si va registrando in questi ultimi decenni con un preoccupante aumento della temperatura – la concentrazione di CO2 si attesta a 385 parti per milione – l’inesorabile riduzione di risorse non rinnovabili – il picco di Hubbert ovvero il picco della produzione petrolifera si prevede che venga superato tra il 2015 e il 2025 hanno imposto l’adozione in tempi rapidi di nuovi modelli energetici (Ipcc, 2007; L’atlante. Il mondo capovolto, 2009).

La sfida che si prospetta è quella di rispondere a questa richiesta, sempre crescente di energia, con nuove misure che siano sostenibili per l’ambiente, per l’economia e per la società.

Nel rapporto Saving Electricity in a Hurry (2011) la IEA ha richiamato l’attenzione sul problema della carenza energetica, a cui ogni paese è soggetto, sia in atto che in potenza, analizzando i danni da essa scaturiti sia nei sistemi geoeconomici che geoambientali e prospettando una riduzione della competitività economica, un aumento del costo energetico e dell’inquinamento atmosferico.

Lo stesso rapporto indica come esistano già le tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per attuare un risparmio energetico, che in alcune best practice presentate, vedi il Brasile, ha raggiunto livelli molto importanti  pari a circa il 20% di risparmio dell’energia consumata nei trasporti, in tempi industrialmente e socialmente rapidi.

Anche la Comunità Europea, consapevole dell’importanza strategica di una pianificazione energetica declinata nella sostenibilità, ha ben definito la mainstreaming da perseguire per lo scenario energetico futuro.

La strategia politica energetica «Europa 2020» definisce gli obiettivi primari relativi ad una riduzione delle emissioni di carbonio al 20%, ad un aumento del 20% della quota di energie rinnovabili e ad un potenziamento dell’efficienza energetica del 20%. Precisando nella comunicazione nota come «Energy 2020» che per raggiungere gli obiettivi è necessario intraprendere

1.         azioni per l’efficienza, in particolare, nel settore dei trasporti e dell’edilizia;

2.         la creazioni di infrastrutture energetiche paneuropee integrate;

3.       un coordinamento politico dell’energia dei 27 Stati al fine di avere un’unica voce, forte e autorevole, nei confronti dei Paesi terzi;

4.         azioni al fine di rendere competitiva l’Europa attraverso l’innovazione tecnologica;

5.         nuove misure per costi competitivi.

Nella bozza del Piano d’Azione Italiano per l’efficienza energetica 2011 (d’ora in poi PAE) e nel Piano d’Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili 2010 (d’ora in poi PAN) si ritrovano le traslazioni in termini nazionali italiani a medio e lungo termine degli obiettivi UE. Obiettivi che si traducono in un potenziamento dei consumi energetici da fonti rinnovabili – +17% nel 2020 corrispondente a 22.617 Ktoe – del risparmio energetico atteso nel 2016 pari a 126.327 GWh/anno di consumi in meno e pari a 149.00 kton/anno di CO2 non emessa.

La citazione di questi documenti, sebbene incompleta, risulta comunque funzionale all’economia di questo contributo, nel far emergere come allo stato dell’arte, il tema energetico sia stato già declinato e definito dalla comunità politica, economica e scientifica, e che siamo nella fase operativa/attuativa ormai da più di un decennio, avendo già superato la fase pionieristica della progettazione e della prima esperienza di management delle azioni per la sostenibilità.

Oggi, studiando le esperienze fin qui accumulate emerge come a contribuire significativamente al permanere della dipendenza dalle fonti di energia tradizionale concorrano delle “barriere” precedentemente non ipotizzabili, che rappresentano dei veri ostacoli alla ricezione e attuazione di piani e direttive internazionali, europee e nazionali determinando ritardi, rinunce, lentezze, sovrapposizioni a scala regionale e comunale.

La teleologia del nostro discorso si manifesta nel considerare brevemente alcune tipologie di barriere che si interpongono alla realizzazione delle Fonti di Energia Rinnovabile (d’ora in poi FER) e della efficienza energetica che possono essere distinte in diversi ambiti afferenti alla sfera socio-culturale, politica ed economica.

 

1. Le “barriere” energetiche

Il concetto di “barriera allo sviluppo” si è già presentato in altre epoche e, in particolare, storicamente, si è dimostrato che più il processo è veloce e maggiore è l’attrito che la modificazione stessa accumula. Fenomeno che, in alcuni casi, ha solo rallentato ma in altri ha determinato il blocco completo del processo.

Nel caso energetico le barriere sono apparse in forme inattese, con risultati non previsti, ed hanno fortemente influito non solo sugli obiettivi in termini quantitativi, ma anche in termini qualitativi (ENEA, 2010).

Le barriere energetiche, in una prima fase legate solo alla tecnologia insufficiente e non competitiva in termini di costi con la precedente, rappresentano, quindi, un limite che deve essere necessariamente superato se si vogliono raggiungere i traguardi a medio e lungo termine prefissati per il potenziamento e l’accrescimento delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.

I più esposti alle barriere sono i pianificatori, sia istituzionali che scientifici, mentre la componente imprenditoriale “subisce” gli effetti delle barriere.

Sia gli interventisti (per i quali è sufficiente la tecnologia ed i bassi costi) sia i sostenitori della sostenibilità forte hanno condotto la vexata questio delle barriere energetiche nell’agone scientifico. Recentemente sono stati analizzati in uno studio dal titolo BarEnergy (Emmert, 2011) i vari ostacoli ai cambiamenti del comportamento energetico dei consumatori, in generale, e delle famiglie, nel particolare, prospettando per i pianificatori dell’energia anche ipotesi metodologiche utili a identificare e rilevare i vari impedimenti.

Lo studio, di carattere sociologico, condotto in sei stati europei – Norvegia, Regno Unito, Paesi Bassi, Svizzera, Ungheria e Francia – rivela come alcuni ostacoli possano condizionare negativamente lo sviluppo e la piena realizzazione delle FER e dell’efficienza energetica. Pertanto, in considerazione anche del fatto che queste tematiche non siano, purtroppo, state tenute nella dovuta considerazione a scala nazionale, lo studio evidenzia come, invece, sia necessario nella pianificazione energetica territoriale porre l’attenzione su questi impedimenti che rappresentano un deterrente al pieno sviluppo della new energy.

2. Barriera politica

La piattaforma legislativa italiana che negli ultimi anni ha fatto registrare un’attenzione maggiore alla pianificazione energetica attraverso la promulgazione di emendamenti specifici – mi limito a ricordare le più recenti ovvero il D. Lgs. 28/2011, 115/2008, il DPR 59/09, il DM 26 giugno 2009 – rappresenta, nonostante ciò, un primo, forte, significativo ostacolo.

Si possono rintracciare nella normativa italiana diverse tipologie di ostacoli. La prima è rappresentata dal fatto che le normative italiane recepiscono in ritardo le direttive europee e internazionali, nonché gli elementi di certificazione necessari per informare e garantire le imprese e i cittadini sull’efficacia degli investimenti attuati.

A titolo esemplificativo possiamo rintracciare nei recenti riferimenti legislativi in ambito energetico un differimento che può essere mediamente contabilizzato in circa due anni tra la direttiva europea e la  promulgazione della corrispettiva legge italiana.

La Direttiva 2009/28/CE è stata, ad esempio, recepita attraverso il D. Lgs.. 28/2011.

Il D.Lgs. 115/2008 relativo all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici, che ha istituito anche l’Unità Tecnica per l’Efficienza Energetica-UTEE nell’ambito della struttura di ENEA ha attuato una direttiva comunitaria del 2006/32/CE.

Il DPR 59/09, il DM 26 giugno 2009 e le Linee Guida Nazionali per la Certificazione Energetica degli Edifici per l’attuazione del D. Lgs. 192/2005, hanno recepito la direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’ edilizia. Questi pochi esempi sono sufficienti a dimostrare il significativo gap tra l’Europa e l’Italia nell’ambito della pianificazione energetica. La lentezza della normativa pregiudica non poco lo sviluppo e la diffusione delle energie alternative.

Sarebbe auspicabile o meglio necessario che la piattaforma legislativa nazionale fosse al passo con i tempi di quella europea e mondiale. Queste discrasie si ripercuotono nella pianificazione energetica nazionale e regionale attraverso ritardi, lentezze, disomogeneità delle procedure. Un ulteriore barriera si può rintracciare, leggendo il PAN o il PAE, nella mancanza di coordinamento tra questi strumenti e la pianificazione attuata dalle varie amministrazioni. L’insieme, infatti, appare non sinergico né in termini verticali (dal nazionale al locale) né in termini orizzontali tra le varie amministrazioni sul territorio e gli  enti locali, responsabili in materia di energia, rappresentando, così, un ulteriore motivo di ritardo.

3. Barriera Economica

Strettamente connesso con la piattaforma legislativa è il sistema di incentivi e sostegno alle energie rinnovabili e all’efficienza. Nel PAN si legge che “I sistemi di incentivazione attuali hanno dimostrato di essere in grado di sostenere una crescita costante del settore, garantendo, nonostante frequenti modifiche del quadro normativo, sufficiente prevedibilità nelle condizioni di ritorno dell’investimento e agevolando la finanziabilità delle opere. Essi rappresentano dunque uno strumento consolidato del sistema energetico nazionale, cui si può guardare, con i necessari adeguamenti, anche per il prossimo periodo come elemento di continuità importante per il raggiungimento dei nuovi obiettivi comunitari”.

Dal testo emerge che nonostante la presenza di incentivi è comunque necessario un adeguamento del sistema economico che rappresenta ancora un ostacolo allo sviluppo delle energie rinnovabili e dell’efficienza.

La barriera può essere rintracciata, parafrasando un famoso titolo di un libro dello scrittore Kundera nella “insostenibile pesantezza dei costi”. Gli investimenti nell’efficienza energetica e nelle FER sono ancora troppo esosi e i tempi di recupero sono lunghi. Pertanto, la collettività non percepisce a breve termine il profitto in termini economici di una scelta energetica sostenibile.

In realtà con il paradigma energetico precedente (si comprava energia prodotta centralmente), si aveva una spesa annua pro capite, distribuita nell’anno per l’energia, che ciascuno poteva modulare. Oggi con il nuovo paradigma (si produce localmente l’energia che si consuma) si deve usare un capitale iniziale concentrato, per cui diventa complicato/problematico il reperimento di detto capitale da parte dei cittadini ed imprese. La  certezza della redditività del capitale è, quindi, fondamentale ed essa deriva dalla qualità delle tecnologie e dalla continuità della normativa di incentivazione e autorizzazione.

Siamo oggi ancora lontani dalla auspicata grid parity che richiederebbe una sistematica rettifica dei sistemi di incentivazione e una maggiore flessibilità.

Soprattutto nel contesto della efficienza energetica una barriera è da individuarsi nei costi per le ristrutturazioni delle edilizie, soprattutto nei centri storici, e delle imprese e nella mancanza, ad oggi, dei certificati negli atti di compravendita di beni immobili. Citando la ricerca BarEnergy si evince che una barriera all’efficienza energetica è dovuta anche ai costi contenuti dell’energia e, quindi, non vi è un cogente bisogno di spegnere la luce o di razionalizzare il riscaldamento/raffreddamento delle case perché i costi di spesa non incidono significativamente sull’economia domestica.

Nel caso delle imprese, invece, si ha una barriera nella flessibilità del mercato che coinvolge anche la proprietà dell’impresa. Abbiamo, infatti, imprese che hanno cambiato proprietà tre volte negli ultimi sei anni, ed è evidente che nessuno dei proprietari ha manifestato il desiderio di investire nell’efficienza energetica, concentrandosi, invece, negli investimenti sulla quantità e qualità del prodotto.

Si potrebbe, paradossalmente, pensare ad un aumento istituzionale dei costi delle energie tradizionali, al fine di incentivare l’efficienza energetica, garantendo, attraverso un sistema organizzativo efficiente ed efficace – la carenza infrastrutturale costituisce di per sé una barriera – un’utile alternativa energetica sostenibile.

4. Barriera socio-culturale

Spesso l’efficienza energetica in termini di risparmio entra in conflitto con gli elementi culturali di una popolazione.

Possiamo rintracciare anche nella cultura di un popolo una barriera. L’illuminazione è un elemento identificativo che rinvia a specifiche identità locali. Nell’illuminazione di una casa si esprime il prestigio, la comodità, l’ostentazione di benessere. Nell’illuminazione di una città e dei suoi monumenti o luoghi simbolo, si ha un’affermazione degli iconemi urbani.

Ridurre l’illuminazione è stato spesso interpretato come una perdita di identità incidendo sui comportamenti individuali, come condizionamenti psicologici.

Spesso le fonti di energia rinnovabile e dell’efficienza energetica sono associati nell’immaginario collettivo ad uno stile di vita minimalista, condizionato dal risparmio, dalle limitazioni e dalle rinunce.

Bisogna attuare delle azioni di informazione destinate a sensibilizzare e far conoscere dissipando inutili e vacui pregiudizi, che spesso sono alla base del fenomeno cosiddetto NIMBY.

L’informazione, dunque, rappresenta un’importante azione per il superamento delle barriere culturali e supporta lo sviluppo e l’incentivazione alle energie rinnovabili e all’efficienza, tanto quanto la componente economica.

Appare necessario catalizzare risorse e azioni mirate utilizzando social network e associando, ad esempio, il comparto energetico ad altre campagne pubblicitarie per creare i presupposti per una conoscenza sistematica capace di abbattere barriere pregiudiziali afferenti alla sfera socio-culturale.

Di certo alla comunicazione devono essere associati innovativi progetti di ricerca in campo energetico che sviluppino azioni destinate a garantire livelli qualitativi di comfort molto alti.

Nella sfera culturale un’ultima azione di contrasto alle FER e all’opera di efficienza energetica può essere rintracciata nel conflitto sociale motivato dalle categorie geografiche del paesaggio e dell’ambiente.

Molte delle tecnologie FER sono a significativo impatto ambientale e paesaggistico. Passata la fase del contrasto sociale all’eolico di grande dimensione, si è oggi nella fase di conflitto con gli impianti a biomasse per uso termico ed elettrico.

Una pianificazione attenta, consapevole, declinata in nome della interdisciplinarietà che veda coinvolte diverse figure professionali e scientifiche destinata a coniugare i vincoli e le vocazioni del territorio con le opportunità della tecnologia, può rappresentare un valido supporto per abbattere le barriere pregiudiziali ancora imperanti che vedono, a prescindere, negli impianti delle FER un danno per il paesaggio e per l’ambiente.

 

Pierluigi De Felice – Geografo presso l’Università di Cassino

 

Andrea Forni – Ufficio Studi ENEA – Frascati