• Articolo Roma, 4 dicembre 2015
  • Riforma delle tariffe elettriche, 3 motivi per bocciarla

  • Il M5S sul piede di guerra: “la riforma è un truffa”. Previsti aumenti per 20 mln di utenti mentre si stabilizzano i ricavi dei distributori

Riforma delle tariffe elettriche, 3 motivi per bocciarla

 

(Rinnovabili.it) – Una vera e propria truffa ai danni degli italiani. Con queste parole il senatore Gianni Girotto (M5S) bolla la riforma delle tariffe elettriche avviata dall’AEEGSI. Le criticità del provvedimento erano note fin da subito ma a nulla sono valse le proteste in questi mesi del mondo politico, delle associazioni di settore e dei consumatori: la bolletta energetica dal prossimo gennaio cambierà e per oltre 20 milioni di italiani non in meglio. Il perché lo ricorda lo stesso Girotto che all’indomani della delibera dell’Autorità per l’Energia spiega i tre motivi che fanno della riforma delle tariffe elettriche una “subdola manovra del governo”.

 

Per prima cosa, spiega il senatore pentastellato, si andranno a colpire le famiglie più a basso reddito grazie al nuovo meccanismo in base al quale pagherà di più chi consumerà di meno. Da notare che nella comunicazione ufficiale rilasciata dall’AEEGSI la giustificazione di tali aumenti impiega parole scelte con cura: l’Authority spiega che “chi consuma di più, ad esempio le famiglie numerose, a parità di costi per il servizio paga anche qualcosa per chi consuma di meno quindi anche single o coppie benestanti”. Peccato che non sempre l’etichetta “grande consumatore” si possa applicare ad alti redditi.

 

Secondo punto: la riforma dell’Autorità per l’energia  “colpisce anche gli investimenti in efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili: rendendo il conto più salato per chi ha consumi bassi e meno conveniente investire in tecnologie per il risparmio o l’autoproduzione, come il fotovoltaico o la cogenerazione. È immaginabile che fioccheranno molti ricorsi”.

 

Inoltre  verrebbero così stabilizzati i ricavi dei distributori. “L’esecutivo mette in cassaforte i bilanci in capo alle multinazionali dell’energia – Enel in testa – perché questa riforma sposta i costi di rete dalla quota variabile a quella fissa. In tal modo, viene superato il rischio di mercato essendo gli utili non più legati ai consumi ma a costi fissi per utenza elettriche che garantiscono cosi utili sicuri fino al 2030, quando scadranno le concessioni di gestione della rete”. In altre parole  – spiega Girotto – gli utenti andranno a pagare i costi di rete non più in base a quanto consumano, ma secondo il prezzo fissato per ogni utenza elettrica.

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