• Articolo Cambridge, 17 febbraio 2012
  • Il segreto in un cocktail di tre materiali fusi

    Rinnovabili competitive grazie alle batterie liquide

  • Un ricerca del Massachussets Institute of Technology sta sperimentando una tecnologia capace di sopperire all’intermittenza delle FER

(Rinnovabili.it) – L’intermittenza è una caratteristica che fino a oggi ha penalizzato non poco lo sviluppo e la competitività delle fonti rinnovabili di energia. Non sempre splende il sole, infatti, e non sempre soffia il vento, per cui può capitare che l’energia prodotta da impianti di questo tipo non sia disponibile nel momento in cui ce n’è bisogno. Ma ecco che dal Massachusets Institute of Technology (MIT) arriva una soluzione che potrebbe risolvere il problema con costi contenuti. Un nuovo programma di ricerca in corso, infatti, sta mettendo a punto una tecnologia capace di livellare i carichi elettrici. Si tratta di un sistema che utilizza batterie che funzionano ad alta temperatura composte ciascuna da un cocktail di 3 materiali fusi che, a causa della diversa densità, si dispongono su 3 strati diversi e formano il polo positivo e quello negativo della batteria.

Dopo aver testato vari composti chimici, il team di ricercatori ha individuato quelli funzionali alla riuscita del progetto, peraltro materiali, come spiegato da Donald Sadoway, il professore di chimica dei materiali del MIT autore dell’articolo pubblicato sul Journal of American Chemical Society, abbondanti in natura e poco costosi: magnesio per l’elettrodo negativo (strato superiore), una miscela di sale contenente cloruro di magnesio per l’elettrolita (strato intermedio) e antimonio per l’elettrodo positivo (livello inferiore). Il sistema funziona a una temperatura di 700 gradi Celsius: con le alte temperature gli atomi di magnesio (nel polo negativo) perdono 2 elettroni e diventano ioni di magnesio che, attraverso l’elettrolita, migrano verso l’elettrodo positivo, dove, grazie a una lega con l’antimonio, riacquistano 2 elettroni e tornano a essere normali atomi di magnesio. Un sistema semplice, insomma, che potrebbe avere risvolti assai importanti per il settore una volta ottimizzato ed è questa la sfida che sta portando avanti il team del MIT.