• Articolo Londra, 9 novembre 2012
  • Un rapporto di npower e LSE

    Uk: per il futuro energetico bisogna investire 330 mld

  • Investendo 330 miliardi di sterline per la ristrutturazione e l’adeguamento delle infrastrutture energetiche il Regno Unito riuscirà a garantire un futuro energetico sicuro al paese

(Rinnovabili.it) – Spendere 330 miliardi di sterline in infrastrutture è quello che la Gran Bretagna dovrebbe fare per assicurare al paese un futuro energetico sicuro. Lo rivela il rapporto compilato dalla npower e da LSE (The London School of Economics and Political Science), che suggeriscono alle aziende di adottare misure preventive invece di aspettare che la situazione peggiori.

Gli investimenti nelle infrastrutture, da portare a termine entro il 2030, sarebbero utili a garantire l’illuminazione, a raggiungere gli obiettivi energetici stabiliti dal paese e a proteggere l’economia britannica.

Un peggioramento della situazione quello evidenziato dello studio, che supera di gran lunga gli investimenti ipotizzati dall’Uk al 2020 che stabilivano la necessità di portare nel settore energetico 110 miliardi di adeguamenti.

 

La relazione, sponsorizzata da npower, mette in luce tre diversi scenari al 2030 delineando un mondo in cui l’economia di Europa e Regno Unito sia stata rivitalizzata grazie ad investimenti nell’energia pulita pari ai 330 miliardi ipotizzati; un nuovo slancio per il settore del gas e un futuro in cui l’austerity ha portato ad un rallentamento degli investimenti e in cui le tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio non vengono sfruttate.

Professor Samuel Fankhauser, autore del rapporto e co-direttore dell’Istituto Grantham sui cambiamenti climatici e l’ambiente al The London School of Economics, ha detto che le aziende devono prendere misure immediate per garantire di poter far fronte agli scenari futuri. E’ fondamentale quindi investire sin da subito in efficienza energetica e provvedere all’istallazione di impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile per l’autoconsumo e per non appesantire la rete di distribuzione nazionale.