• Articolo Roma, 9 novembre 2016
  • Intervista a Tommaso Franci, Amici della Terra

    Conferenza nazionale per l’efficienza energetica, la ripresa parte da qua

Conferenza nazionale per l'efficienza energetica, la ripresa parte da qua

 

Appuntamento di riferimento ormai consueto per gli addetti ai lavori  e quanti vogliono contribuire ad un dibattito che, mai come ora, appare decisivo per la strategia energetica del nostro Paese, il 21 e 22 Novembre si svolgerà a Roma (Palazzo Rospigliosi) l’VIII Conferenza Nazionale sull’efficienza energetica organizzata dagli Amici della Terra. A pochi giorni dall’evento, abbiamo parlato con Tommaso Franci, nella direzione nazionale dell’associazione, delle sfide energetiche che attendono l’Italia e dei temi che caratterizzeranno l’edizione 2016 della Conferenza.

 

Quale scopo divulgativo è stato privilegiato per questa edizione?

Non ci siamo mai stancati di dire che, in materia di energia, prima di tutto occorre promuovere l’efficienza. Ora però, l’Unione europea ha fissato come vincolanti i tre obiettivi 2030 (riduzione dei gas serra, rinnovabili ed efficienza energetica) e lascia agli stati membri la scelta del ruolo da attribuire all’efficienza energetica e alle rinnovabili. Anche per questo abbiamo deciso di cambiare il nome alla nostra campagna “efficienza Italia” e lanciamo l’hashtag #primalefficienza, per contribuire ad indirizzare le risorse nazionali in modo razionale, massimizzare i risultati degli strumenti di promozione raggiungere risultati stabili e utili alla ripresa economica.

 

Secondo le stime di Bloomberg New Energy, nel 2040 le fonti pulite copriranno il 60% della potenza elettrica mondiale, con un balzo spettacolare dell’eolico e del fotovoltaico. Come si posiziona, al momento, l’Italia alla luce di queste stime? E, quali sono o dovrebbero essere i passaggi più qualificanti nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi europei al 2030?

“Per l’Italia può essere formulato, un obiettivo 2030 di penetrazione delle fonti rinnovabili pari al 30%, livello che, insieme a quello dell’efficienza energetica, può consentire di raggiungere il target di riduzione dei gas serra del 40%. Le rinnovabili però non sono solo eolico e fotovoltaico che nel nostro paese sono già sussidiate anche troppo con costi che pesano (e peseranno ancora a lungo) sulle bollette di famiglie e imprese in modo insostenibile.

 

Ora, occorre concentrare il massimo sforzo per sostenere un obiettivo 2030 per le FER termiche del 35% (18,9% nel 2014). A questo fine potranno esserci significative sinergie delle politiche di promozione (incentivi e regolazione) con il processo di riqualificazione energetica degli edifici residenziali e del terziario. Per i trasporti è ipotizzabile un obiettivo FER al 20% (4,5% nel 2014). Un livello di FER elettriche al 40% (33,4% nel 2014) dovrebbe essere spontaneamente raggiunto, con un tasso di crescita dello 0,5% annuo, cessando le incentivazioni ai grandi impianti per la produzione commerciale. Riteniamo che questo risultato possa essere raggiunto facendo dispiegare il potenziale di sviluppo delle tecnologie che hanno raggiunto la grid parity o la piena competitività in virtù delle incentivazioni passate. Discorso diverso per i piccoli impianti di fotovoltaico per autoconsumo di famiglie e imprese che possono avere uno sviluppo compatibile con il territorio e con il paesaggio e per gli impianti di biomassa o geotermici cogenerativi a servizio di unità produttive o reti di teleriscaldamento che possono trovare anch’essi significative sinergie con i programmi di efficientamento energetico.”

 

Ci sono molteplici settori nei quali l’efficienza energetica viene applicata con risultati spesso molto positivi, anche grazie all’avvento delle nuove tecnologie innovative. Ma c’è, oggi, un comparto più trainante per lo sviluppo competitivo della nostra economia? E quale, in questo scenario, quello dove invece dovremmo impegnarci di più?

L’impostazione del piano nazionale energia e clima deve essere coniugato con uno scenario di crescita economica che consenta di uscire dalla crisi e di evitare l’impoverimento del tessuto produttivo. Da qui al 2030, uno scenario di crescita di ricchezza economica a livello di famiglie e imprese è addirittura una condizione indispensabile per consentire gli importanti investimenti necessari nel miglioramento diffuso dell’efficienza energetica sia nei processi di consumo che di produzione. Il driver fondamentale per conseguire una decarbonizzazione virtuosa, coerente con una crescita dell’economia, è il miglioramento dell’efficienza energetica in cui la riduzione dei consumi di energia sia espressione di aumento di competitività e ricchezza e non di crisi e impoverimento. In questa chiave riteniamo che debba essere posta una particolare attenzione al settore dell’industria manifatturiera.

 

Gli incentivi per l’efficienza energetica sono risultati fin qui sicuramente decisivi per raggiungere i target prefissati: quali i più efficaci interventi di questo tipo in termini di costi-benefici?

In base ai dati forniti da ENEA e dalla SEN il rapporto costo-efficacia del meccanismo dei Certificati Bianchi è il migliore se confrontato con quello degli altri principali strumenti di incentivazione dell’efficienza energetica, in particolare rispetto a quello delle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica (Bonus del 55-65%). Il costo-efficacia dei certificati bianchi è di circa 8,5 € per MWh di risparmi di consumi finali di energia mentre, nel caso delle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica, è otto volte superiore, pari a circa 68 € per MWh risparmiato. Il costo efficacia dei certificati bianchi è molto vantaggioso anche rispetto a quello stimato dalla SEN per il Conto Termico, pari a 35 € per MWh di energia finale risparmiata.

 

I certificati bianchi rappresentano un caso di eccellenza della politica energetico-ambientale italiana, adottato anche in Europa come riferimento per le politiche di promozione dell’efficienza energetica. Dopo un decennio di esperienza di avanguardia, la scadenza di aggiornamento e revisione di questo strumento, prevista dalla legge attraverso l’emanazione di nuove linee guida per il suo funzionamento, costituisce una tappa strategica per il raggiungimento degli obiettivi 2020 e 2030 di politica energetico ambientale e per l’attuazione della direttiva per la promozione dell’efficienza energetica.

 

Il 75% del patrimonio immobiliare europeo risulta tuttora inefficiente. Che ruolo potranno rivestire, di conseguenza, le ipotesi inserite nella nuova Legge di Bilancio, ora in discussione in Parlamento, per agevolare gli interventi di efficientamento nei condomini?

Effettuando interventi di riqualificazione energetica sul 4,5% all’anno degli edifici costruiti prima del 1991 è possibile raggiungere un risparmio di circa 8,7 Mtep rispetto ai consumi del 2010 (31,67 Mtep). Un simile obiettivo di risparmio richiede di migliorare in maniera significativa le misure già adottate nel corso di questi anni: rendere permanenti le detrazioni fiscali del 55% per il risparmio energetico almeno fino al 2030 e ripartire la detrazione in un numero di rate annuali più basso degli attuali dieci anni; attivare nuove schede standard nell’ambito dei TEE per l’intero settore civile dal momento che questo strumento ha dimostrato di avere un minor costo rispetto a sistemi di incentivazione diretta (detrazioni) snellendo le procedure amministrative; aumentare i controlli al fine di garantire l’effettiva qualità degli interventi edilizi; incentivare la pratica delle diagnosi energetiche degli edifici in relazione agli interventi di riqualificazione energetica; impegnare i Comuni a emanare regolamenti edilizi che favoriscano gli interventi di miglioramento dell’efficienza degli edifici.

 

In questa chiave è indispensabile l’istituzione di fondi di garanzia e meccanismi che rendano possibile e facile l’accesso al credito per gli interventi sui condomini.

La vera scommessa, inoltre, è quella di integrare questi strumenti con quelli di messa in sicurezza dai rischi naturali in particolare dal rischio sismico. I terremoti del centro Italia che hanno causato tragici lutti e danni rilevantissimi a fronte di una magnitudo relativamente moderata, devono suonare come un campanello d’allarme per la nostra politica. Un vasto programma pluriennale di prevenzione che coinvolga la gran parte del territorio nazionale, a cominciare dalle aree con alto indice di rischio sismico, non è più rinviabile e non c’è ragione che non comprenda tutti gli interventi utili alla modernizzazione e all’efficienza energetica del nostro patrimonio residenziale e dei servizi. A sostegno dell’annunciato Piano Casa Italia da parte del Governo abbiamo deciso di dedicare la terza sessione della Conferenza.

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