• Articolo Parigi, 12 novembre 2018
  • Big Oil, solo l’1% del budget speso in energia pulita

  • Gli investimenti verdi delle major petrolifere europee battono quelli dei giganti americani e asiatici. Tutti i dati nella nuova analisi del CDP

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Tra le 24 maggiori compagnie petrolifere al mondo, Equinor è quella che ha promesso maggiori investimenti nell’energia pulita

(Rinnovabili.it) – Sempre più aziende dalla consolidata storia fossile stanno investendo nell’energia pulita. Sotto la spinta di azionisti preoccupati, grandi nomi come BP, Total e Shell hanno iniziato ad adottare le prime timide strategie dedicate alle rinnovabili. Timide perché a conti fatti le principali compagnie petrolifere e del gas spendono nelle fonti verdi appena l’1% del budget. A rivelarlo è CDP, società di ricerca in materia di clima, in un rapporto in cui classifica le 24 maggiori major petrolifere quotate in borsa rispetto la loro disponibilità ad adattarsi alla transizione energetica.

Dall’analisi emerge che il comparto, malgrado le evidenze scientifiche sempre più pressanti (vedi l’ultimo report dell’Ipcc sul clima), sta procedendo abbastanza lentamente in termini di investimenti verdi e decarbonizzazione: solo l’1,3% delle spese in conto capitale spese risulta essere destinato a energia eolica, solare o sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio.

 

Ovviamente non tutte le società sono uguali. Esiste un profondo divario tra compagnie europee e colossi americani o asiatici, con i primi decisamente più avanti negli investimenti per l’energia pulita. Se si considera regione per regione, le compagnie petrolifere europee si sono distinte con investimenti in tecnologie a basse emissioni di carbonio che hanno raggiunto il 7% della spesa totale.

La percentuale potrebbe sembrare piccola”. Ma Luke Fletcher, analista senior di CDP, sostiene che il dato debba essere messo in relazione alle enormi dimensioni del settore. Shell, ad esempio, ha una spesa annuale in capitale di 25-30 miliardi di dollari e prevede di investire tra 1 e 2 miliardi di tecnologie a basse emissioni di carbonio nei prossimi anni. “Su una base relativa, non è una cifra enorme. Ma in una prospettiva assoluta è abbastanza grande”, ha spiegato Fletcher a Euractiv.

 

Prima in classifica appare la norvegese Equinor che prevede di spendere il 15-20% del proprio bilancio per le energie rinnovabili entro il 2030. Shell, Total e Repsol sono state invece classificate da CDP come “le più ambiziose” nel ridurre la loro impronta di carbonio perché le uniche ad aver adottato obiettivi di riduzione dei gas serra che tengano conto delle cosiddette “emissioni indirette”.

In fondo alla lista sono arenate invece realtà come il colosso petrolifero cinese CNOOC, la russa Rosneft e la statunitense Marathon Oil. “A causa di una minore pressione interna sulla diversificazione, le società statunitensi non hanno adottato le rinnovabili allo stesso modo dei loro pari europei”, si legge nel report CDP.

 

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