• Articolo Milano, 5 maggio 2016
  • Presentazione del secondo “Renewable Energy Report”

    Energie rinnovabili in Italia: i dati 2015 e i nodi da sciogliere

  • Lo scorso anno le rinnovabili hanno contribuito alla copertura del 35% della domanda elettrica nazionale. Ma il settore nazionale sta rallentando

Energie rinnovabili in Italia: i dati 2015 e i nodi da sciogliere

(Rinnovabili.it) – Nel 2015 le rinnovabili italiane hanno aggiunto 893 MW di nuova potenza installa, ma la stanchezza con cui sta avanzando il comparto si sente tutta. Mentre il mercato globale delle green energy sta vivendo una seconda giovinezza – soprattutto in Asia –  in Italia il fiato è corto e le gambe poco solide. I sintomi sono quelli di un evidente rallentamento come spiega la seconda edizione del “Renewable Energy Report”, rapporto redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano.

 

Il documento, presentato oggi al Campus Bovisa del PoliMi, ha costituito la base da cui far partire il dibattito tra le imprese Partner della ricerca, trasformando le analisi svolte strumento di lavoro per coloro che operano nel comparto delle energie rinnovabili. Nel 2015 le green energy hanno contribuito al 40,5% della produzione e alla copertura del 35% della domanda elettrica nazionale. Complessivamente la potenza installata è arrivata a quota 50,3 GW, ma dal 2014 al 2015 siamo cresciuti solo dell’1,8%.

 

Impianti rinnovabili, i dati 2015

Eolico: con una potenza installata pari a 9.080 MW a fine 2015, ha fatto registrare nuove installazioni pari a circa 423 MW, che comparato con il valore raggiunto l’anno precedente risulta essere ben 4 volte più grande grazie al  Decreto Rinnovabili. Il valore delle nuove installazioni è stato pari nel 2015 a circa 670 milioni di euro. La  maggioranza è rappresentata da impianti di taglia superiore a 5 MW, con un controvalore di oltre 431 milioni di euro (oltre il 60% del totale). La Basilicata da sola conta per il 67% del totale.

 

Fotovoltaico: Con 18.610 MW complessivi a fine 2015, ha potuto contare nuove installazioni per circa 290 MW, in contrazione di circa il 25% rispetto all’anno precedente, a livelli inferiori a quelli del 2008. Il valore delle nuove installazioni è stato pari nel 2015 a circa 558 milioni di euro, con il mercato residenziale che ha pesato per oltre 284 milioni di euro (circa il 51% del totale), mentre gli impianti di taglia pari o superiore a 1 MW hanno ricevuto nel 2015 investimenti per 15 milioni di euro (nel 2011 questi hanno contato su oltre 2,8 milioni di euro.

 

Idroelettrico: Il settore  (18.448 MW a fine 2015) ha visto crescere la sua potenza installata di circa 110 MW, con un incremento, rispetto al 2014, di 40 MW su base annua. Il valore del mercato delle nuove installazioni è stato pari nel 2015 a circa 500 milioni di euro, in larga parte appunto attribuibile agli impianti di piccola taglia che hanno pesato per l’85% del totale.

 

Biomasse: La potenza cumulata, sommando le quattro diverse tipologie di biomassa (biogas, biomasse agroforestali, RSU, bioliquidi) utilizzate per la produzione elettrica, ha raggiunto, al termine del 2015, i 4,2 GW, con una crescita di 70 MW, contro i 450 MW del 2013 ed i 764 MW del 2012.

 

“E’ ragionevole ipotizzare installazioni complessive pari a 4.000 MW nel periodo 2016-2020 con l’eolico a guidare la classifica delle rinnovabili. La percentuale di crescita complessiva attesa nel 2016-2020 rispetto all’installato alla fine del 2015 è del 7%. Nel periodo 2010-2015 era del 43%”.

2 Commenti

  1. Pier Giorgio Confent
    Posted maggio 18, 2016 at 9:56 am

    il problema che stiamo affrontando con ritardo è la compatibilità della spesa effettuata (a carico di tutti gli utenti) con gli investimenti effettuati. Non solo abbiamo speso molto in relazione ad altre possibili soluzioni pure rispettose per l’ambiente (ad. esempio nucleare) ma abbiamo introdotto nella rete italiana ed europea fattori gravi di instabilità che richiedono :
    – mantenimento in servizio senza erogare carico di gruppi a basso rendimento a metano ed olio combustibile,
    – spese elevate per rafforzare la rete di trasporto ad AA.T.
    – spese elevate per ricercare forme di accumulo efficaci e poi per realizzarle.
    Dobbiamo sforzarci per vedere il problema energetico come problema unitario e non come vantaggio per singole branche industriali.
    saluti Confente

  2. walter
    Posted maggio 21, 2016 at 1:04 pm

    Scordiamoci una volta per tutte il nucleare.
    È dimostrato che l’impianto è lo smaltimento non sono paragonabili a nessun impianto di altro genere. Di esempi nel mondo né abbiamo avuti abbastanza. Mi domando come possa un essere pensante non valutare l’insieme dei problemi che questa iattura energetica possiede.

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