• Articolo Roma, 13 ottobre 2011
  • L’associazione interviene in merito alla lettera della Confederazione inviata al ministro Romani

    Anev: assurde le conclusioni di Confindustria su ‘FER non programmabili’

  • Sarebbe infondata sia la richiesta di moratoria per i grandi impianti rinnovabili, che il quadro di emergenza sulle politiche di sviluppo dell’eolico

Gli argomenti sostenuti da Confindustria sulle ‘fonti rinnovabili non programmabili’ sono infondati – è questo il punto principale da cui è partito l’allarme lanciato oggi da Anev in merito alla lettera del Tavolo della Domanda della Confederazione Generale al ministro Romani sul tema delle energie alternative. L’associazione ritiene infatti “destituiti da ogni fondamento tecnico” i segnali di pericolo evidenziati nella missiva diretta al MSE dove, nell’ambito delle proposte di intervento sulle politiche di sviluppo delle FER, si arriva addirittura “a confondere potenza con produzione, e i problemi con le soluzioni”.

In particolare, l’Anev contrasta sia la richiesta di moratoria per i grandi impianti rinnovabili – “ritenendo l’intervento palesemente illegittimo e certamente dannoso per il settore industriale nazionale, controcorrente rispetto alla necessità di ridurre il costo dell’energia in tariffa” – che il quadro di emergenza (sempre delineato da Confindustria) rivolto specificatamente al settore dell’energia eolica in Italia: ”nell’ultimo anno la produzione è stata di 8,43 TWh, pari al 2,6% dei consumi nazionali di elettricità e che nel 2020 sarà del 6-7%, secondo il documento trasmesso dal Governo a Bruxelles. Il tutto a fronte di Paesi come Danimarca (24%), Spagna (14,8%), Portogallo (14,4%), Irlanda (10,1%) e Germania (9,4%) che gestiscono senza alcun problema tecnico percentuali fino a dieci volte maggiori”. Oltre alla considerazione di questi dati, secondo Anev c’è da aggiungere che “se l’Italia riuscirà a completare il piano di sviluppo delle Fonti Rinnovabili, nel 2020 raggiungerà, con dieci anni di anticipo, un tasso di penetrazione elettrica dell’eolico nel sistema, inferiore rispetto all’attuale livello gestito dai succitati Paesi comunitari”.

 

(Matteo Ludovisi)