• Articolo Canberra, 9 ottobre 2017
  • Australia: il Governo volta le spalle all’energia pulita?

  • Il ministro dell’energia australiano fa intravedere una nuova svolta nella politica energetica nazionale completamente a discapito delle rinnovabili

energia pulita

 

A rischio il nuovo obiettivo 2030 per l’energia pulita

(Rinnovabili.it) – I costi del fotovoltaico, dell’eolico e dell’accumulo energetico stanno diminuendo così rapidamente da non aver più bisogno di incentivi, né di un obiettivo nazionale da raggiungere. Questo  il messaggio che il ministro australiano all’Energia, il liberale Josh Frydenberg, ha voluto mandare oggi ai laburisti che si contendono con il LPA (Liberal Party of Australia) la guida del governo centrale.

 

All’indomani dell’indagine di Alan Finkel, voluta da primo ministro Malcolm Turnbull per revisionare il Piano sulla sicurezza energetica, la divisione fra i due partiti sul fronte energia pulita diviene ancora più netta.

Il report, pur dipingendo uno scenario largamente a favore delle fonti fossili e del carbone in primis, ribadiva l’importanza di un meccanismo di “clean energy target”, elemento fortemente sostenuto dai laburisti. Finkel ha esplicitamente raccomandato a Canberra di fissare un “obiettivo di energia pulita” per incoraggiare gli investimenti in una “generazione elettrica affidabile”.  Un passo che i liberali sono tuttavia decisi a strappare dalla strategia energetica nazionale.

 

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Intervenendo stamane all’Australian Financial Review’s national energy summit, Frydenberg ha dichiarato che il settore dell’elettricità australiana sta cercando stabilità, “non necessariamente” degli aiuti. “Quello che cercano è un clima di investimento bipartisan, che ci siano sovvenzioni o meno”, spiega il ministro. Le intenzioni del governo Turnbull sembrano dunque quelle di liberarsi velocemente di qualsiasi sussidio scomodo alle rinnovabili, una volta che verranno meno i target nazionali del 2020.

Dal canto suo, il premier continua a nascondersi dietro una voluta vaghezza “Quello che siamo determinati a fare è assicurare che l’energia sia affidabile e conveniente rispettando gli impegni di riduzione delle emissioni che abbiamo preso attraverso l’accordo di Parigi”, ha ribattuto il primo ministro.

 

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A smentire le parole di Frydenberg è stato, però, lo stesso Finkel. Lo scienziato è intervenuto al summit respingendo la tesi che un calo dei costi tecnologici significhi non aver più bisogno di un target per l’energia pulita. “Rimane uno strumento utile anche se con un ritmo di riduzione del prezzo delle nuove tecnologie, estremamente veloce”, ha dichiarato Finkel. “La transizione ha bisogno di essere gestita”.

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