• Articolo Roma, 17 ottobre 2018
  • Dispacciamento: la disciplina sbilanciamenti penalizza eolico e fv

  • Anev e Italia solare chiedono all’Autorità per l’energia di intervenire sul quadro regolatorio per rimuovere le penalizzazioni alle fer elettriche non programmabili

dispacciamento

 

 

Il mercato del dispacciamento deve rispettare le caratteistiche tecnologiche delle fer non programmabili

(Rinnovabili.it) – “L’attuale disciplina del dispacciamento dell’energia elettrica e degli impatti determinati sugli impianti alimentati da fonti rinnovabili non programmabili, penalizza notevolmente gli operatori da impianti da fonte eolica e da altre rinnovabili” ad affermarlo Simone Togni, presidente dell’Anev, voce istituzionale dei produttori eolici italiani. L’associazione assieme a Italia Solare, torna sulla questione della regolazione degli sbilanciamenti per le fonti rinnovabili non programmabili, ossia il regime con cui vengono valorizzate le differenze tra programmazione dell’energia immessa in rete e reale immissione. Due ani fa l’ARERA (allora AEEGSI) ha aggiornato le regole di settore con alcuni provvedimenti, primo fra tutti la delibera 444/2016/R/ELL. Le principali modifiche della relativa disciplina degli sbilanciamenti sono entrate in vigore dal 1 agosto 2016, per tutti gli utenti del dispacciamento titolari di unità di consumo e dal 1 gennaio 2017 per le unità di produzione di media e piccola taglia.

 

Il problema? Per le associazioni l’attuale quadro regolatorio penalizza in maniera particolare le fonti rinnovabili non programmabili applicando oneri che oscillano tra 0,5 e 7 euro al MWh. “Oggi l’eolico è già penalizzato da costi burocratici, lungaggini autorizzative e mancanza di strumenti per poter realizzare nuovi impianti, e un livello di oneri di sbilanciamento schizzati tra 3 e 7 euro il MWh non è sostenibile”, spiega Togni in una nota stampa. Per l’ANEV gli impianti eolici non possono essere chiamati a pagare costi per prestazioni o servizi che la tecnologia “non può tecnicamente svolgere”.

 

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La questione non riguarda ovviamente solo il vento. “Il solare fotovoltaico e in generale le fonti rinnovabili non programmabili possono dare un grande contributo al mercato del dispacciamento, ma perché ciò avvenga devono essere messe in condizioni di competere in modo equo con le altre fonti”, aggiunge Paolo Roco Viscontini, Presidente di Italia Solare. “Oggi ci sono costi, volumi e tecnologia per consentire alle rinnovabili di fare la differenza nel mix energetico nazionale, anche nell’ottica di ridurre le nostre emissioni che è una indiscutibile priorità”. Per questo motivo entrambe le associazioni chiedono un tempestivo adeguamento della disciplina di riferimento alle “peculiari caratteristiche di queste tecnologie”, affinché i titolari di impianti FERNP possano partecipare al mercato dei servizi di dispacciamento senza ostacoli e valorizzare il contributo eventualmente fornito.

 

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