• Articolo Oslo, 18 novembre 2019
  • Eolico galleggiante al servizio dei petrolieri nel Mare del Nord

  • Equinor firma nuovi accordi dopo aver preso la decisione finale di investimento per lo sviluppo del parco Hywind Tampen. A regime fornirà energia a cinque piattaforme per l’estrazione di idrocarburi

Eolico galleggiante

Credit: Equinor

 

Eolico galleggiante usato per abbassare l’impronta di carbonio delle Big Oil: ne vale davvero la pena?

(Rinnovabili.it) – E se il nuovo eolico galleggiante non fosse solo al servizio dell’energia pulita, ma venisse impiegato anche per sostenere il settore degli idrocarburi? In Europa non si tratta di un’ipotesi così peregrina. La norvegese Equinor, ex Statoil, è impegnata a rendere tutto ciò realtà con la realizzazione nel Mare del Nord del progetto Hywind Tampen: undici turbine eoliche offshore, del tipo galleggiante, che a regime alimenteranno cinque piattaforme per l’estrazione di idrocarburi di Snorre e Gullfak.

Il parco sarà situato a circa 140 chilometri dalla costa in acque profonde 260-300 metri e due cavi di esportazione statici, da 12,9 km e 16 km, – forniti JDR Cable Systems – verranno utilizzati per collegare il circuito alle strutture petrolifere. Una prima mondiale che lascia un po’ di sconcerto ma che segue da vicino gli ultimi trend di settore.

Gli sposalizi tra rinnovabili e fossili, infatti, non rappresentano più una novità. Basti pensare ad Exxon Mobil, altro big del petrolio, che lo scorso anno ha firmato un accordo d’acquisto a lungo termine per sfruttare fotovoltaico ed eolico a terra nell’alimentazione delle sue attività in espansione nel bacino del Permiano, uno dei giacimenti petroliferi più produttivi del mondo.

Un connubio in parte spiegato dalle continue pressioni che gli investitori stanno facendo sulle società fossili. La preoccupazione di possibili rischi finanziari legati al cambiamento climatico, ha determinato negli ultimi anni nuovi investimenti nell’energia pulita anche se, va sottolineato, la spesa per questi progetti rimane bassa. CDP, un’organizzazione no profit che aiuta le aziende a monitorare il loro impatto ambientale, stima che i progetti a basse emissioni di carbonio rappresentino solo l’1,3 per cento della spesa delle compagnie petrolifere (leggi anche Big Oil, solo l’1% del budget speso in energia pulita).

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In questo caso specifico, la differenza  con altri mix -fossili-rinnovabili la fa soprattutto la tecnologia degli aerogeneratori e quella dei cavi che collegano direttamente le piattaforme petrolifere alle turbine

Da quasi 20 anni sviluppiamo sistematicamente tecnologie per l’eolico offshore galleggiante”, ha commentato il Ceo di Equinor, Eldar Sætre. “La decisione dei partner Snorre e Gullfaks aiuta a portare questa tecnologia un passo in avanti. Circa l’80% del potenziale globale delle risorse per l’eolico offshore è in acque profonde e le turbine galleggianti possono svolgere un ruolo importante nella transizione energetica verso un approvvigionamento globale più sostenibile. Ciò offre notevoli opportunità per l’industria norvegese”. Nel dettaglio, le turbine avranno una capacità nominale di 8 MW per una potenza totale di 88 MW, in grado di soddisfare circa il 35 per cento della domanda energetica annuale delle cinque piattaforme.

“Il progetto pionieristico di Hywind Tampen contribuirà a ridurre le emissioni di Gullfaks e Snorre”, ha aggiunto Arne Sigve Nylund, vicepresidente esecutivo di Equinor per lo sviluppo e la produzione in Norvegia. “Stiamo guidando una transizione volta a sostenere e aggiungere valore sulla piattaforma continentale norvegese, riducendo al contempo l’impronta di carbonio delle nostre operazioni”.

 

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