• Articolo Bruxelles, 22 febbraio 2012
  • Per l’EWEA è il settore migliore per la crescita e una migliore sicurezza energetica

    Eolico off shore: stop alla recessione grazie all’EEPR

  • Anche in tempi di austerità, il programma di sostegno economico messo a punto dall’Europa fa volare il settore in termini di investimenti e nuovi posti di lavoro

(Rinnovabili.it) – Lanciato nel 2009 in risposta alla crisi economica e alla necessità di raggiungere gli obiettivi di politica energetica stabiliti dall’UE, l’European Energy Programme Recovery (EEPR) sembra aver scongiurato la recessione nel settore dell’eolico off shore europeo, una delle 3 aree in cui è stato ripartito il finanziamento di ben 4 miliardi di euro previsto dal programma, insieme a carbon capture and storage (CCS) e allo sviluppo di infrastrutture per gas ed energia elettrica. La revisione intermedia del Programma, arrivata dopo 2 anni dal suo avvio, ha rilevato che l’eolico off shore è il performer più forte tra le 3 aree interessate dal finanziamento europeo, sia in termini di investimenti che di posti di lavoro creati. Nonostante il settore abbia ricevuto la quantità di fondi più piccola tra le 3 aree selezionate (solamente il 14% della somma stanziata, pari a circa 565 milioni di euro), i risultati ottenuti in questi anni parlano chiaro: un fattore di 10 a 1 rispetto a CCS e infrastrutture per gas ed elettricità. Secondo quanto riportato da Vilma Radvilaite, un consulente normativo dell’European Wind Energy Association (EWEA), dal 2009 l’eolico off shore ha creato, grazie all’EEPR, 4.000 posti di lavoro, il decuplo di quelli creati, per esempio, dal settore del CCS (circa 400) che però ha ricevuto quasi il doppio del denaro (1.050 milioni di euro). Per la Radvilaite, investire in questo promettente settore potrebbe essere un modo per riportare in salute l’economia europea. “Gli investimenti nell’energia eolica – ha detto – sono uno dei mezzi più efficaci per stimolare la crescita economica, migliorare la nostra sicurezza energetica, continuando al contempo a ridurre le emissioni. È a questo che servono quadri legislativi stabili, anche in tempi di austerità”.