• Articolo Pechino, 5 novembre 2018
  • L’Asia orientale parte alla conquista dell’eolico offshore

  • Frena il fotovoltaico, accelera l’energia del vento: sotto la spinta cinese la regione dà il benvenuto alle turbine marine

eolico offshore

 

I trend dell’eolico offshore nell’Asia orientale

(Rinnovabili.it) – Sono iniziati in Cina i lavori per il più grande parco eolico offshore della nazione: un complesso da circa 400 MW a largo dell’isola Nanpeng, nella provincia meridionale del Guangdon. Secondo la società sviluppatrice, la China General Nuclear Power Corporation, la centrale dovrebbe entrare in funzione entro il 2020, generando circa 1,46 milioni di MWh l’anno. Ma il mega impianto di Nanpeng è solo la punta dell’iceberg per il territorio cinese: solo il Guangdong prevede di costruire, prima del 2030, ben 23 parchi eolici offshore e la nazione dovrebbe toccare i 31 GW installati nel settore per la fine del prossimo decennio. Dopo anni di crescita vertiginosa del fotovoltaico e nell’eolico a terra (attualmente la terza più grande fonte di energia della Cina dopo il carbone e l’idroelettrico), è arrivato il momento degli aerogeneratori marini. Secondo il Global Wind Energy Council, la Repubblica Popolare si è classificata al terzo posto in termini di capacità installata totale di turbine eoliche offshore, detenendo l’11% del totale mondiale a partire dalla fine del 2016, dopo Gran Bretagna e Germania.

 

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In realtà, con il progressivo rallentamento del fotovoltaico nei principali mercati dell’Asia orientale, il trend sta contagiando gran parte della regione, che rappresenta oggi uno dei più probabili concorrenti alla leadership europea nel settore.

Lo dimostra bene Taiwan che ha chiuso da poco la sua prima grande asta per l’eolico offshore piazzando sul mercato 3,8 GW di nuova capacità verde. Il Paese punta ora a portare la quota “marina” oltre gli 8 GW entro la fine del 2027. “Taiwan – spiega l’analista senior di Wood Mackenzie, Robert Liewrappresenta presenta il più grande mercato offshore nel Pacifico asiatico grazie a un regime normativo relativamente stabile, al supporto governativo e all’apertura agli investimenti stranieri”.

 

Spinti dal calo dei prezzi, alcuni mercati nella regione hanno fissato obiettivi ambiziosi in termini di energia eolica in mare aperto. Tuttavia, allo stato attuale, non tutti sembrano essere destinati al successo; fattori come la maturità tecnologica e una stabile catena di approvvigionamento sono ancora lontani. “Insieme con la Corea del Sud e il Giappone, l’Asia orientale ha bisogno di circa 37 miliardi di dollari in investimenti per far fronte alla gigantesca crescita della capacità eolica offshore nei prossimi cinque anni”, ha dichiarato Liew. “La buona notizia è che i prezzi stanno scendendo. I futuri costi dell’offshore dovrebbero divenire competitivi con i prezzi del termoelettrico tradizionale entro il 2025″, ha aggiunto. “Ciò dovrebbe attrarre investimenti nel settore”.

Un Commento

  1. cosimo
    Posted novembre 6, 2018 at 9:51 am

    ecco, invece di fare isole artificiali per proiezioni di potenza militare che ingrassano solo i fabbricanti d’armi senza dare nulla di stabile (il Pacifico quando si arrabbia con le sue tempeste marine sai che fine fara’ fare alle isolette artificiali?).. Molto meglio fare azioni di VERA sicurezza nazionale, cioè incrementare autonomia energetica nazionale con energia eolica installata in mare VICINO alla “pancia” della Cina dove si concentrano le megalopoli le grandi industrie ecc ecc che sono energivore ed hanno bisogno di energia e che non hanno tratti tutti questi vantaggi dai campi eolici e fotovoltaici messi a migliaia di chilometri di distanza SENZA linee che trasmettano l’energia prodotta. La sicurezza nazionale cinese e i polmoni dei poveri cinesi che muoiono a migliaia per lo smog ringrazieranno per il flusso imponente di energia elettrica che arriverà dal mare dove la stabilità e l’intensità dei venti è molto maggiore che sulla terraferma.

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