• Articolo Berlino, 2 luglio 2015
  • In Germania il vento si trasforma in idrogeno

  • E’ entrato in funzione in questi giorni il più grande impianto di elettrolisi al mondo. Alimentato con l’energia eolica può fare il pieno a 2000 auto a fuel cell

 

In Germania il vento si trasforma in idrogeno

 

(Rinnovabili.it) – Taglio del nastro per il più grande impianto al mondo di produzione dell’idrogeno tramite elettrolisi.  La centrale, costruita  dalla Siemens nella città tedesca di Magonza, in realtà si è guadagnata più di un primato dal momento che ottenere il vettore energetico impiega esclusivamente l’energia del vento di una vicina wind farm. Realizzato in collaborazione con l’utility elettrica locale e l’Università di Rhein-Main, l’impianto impiega la tecnologia di elettrolisi con membrana a scambio protonico (PEM): queste membrane funzionano da elettrolita e, con il passaggio della corrente, sono in grado di scindere le molecole di acqua in idrogeno e ossigeno.

 

La tecnologia si dimostra particolarmente adatta ad interagire con le fonti rinnovabili, dal momento che è capace di rispondere anche a fluttuazioni estreme dell’energia in pochissimi millisecondi. Accanto alla loro risposta altamente dinamica, offrono anche il vantaggio di non dover essere mantenute ad una determinata temperatura di esercizio, al contrario possono essere completamente spente e non richiedono una fase di pre-riscaldamento prima di entrare in funzione. “Questo determina un notevole risparmio nei costi operativi in stand-by, e consente un funzionamento efficiente e affidabile senza il rilascio di residui tossici”, spiega Gaelle Hotellier, capo del settore  presso  Siemens AG. Inoltre gli elettrolizzatori PEM inoltre trasportano l’idrogeno a una pressione ideale (fino a 35 bar) per il suo stoccaggio, il che elimina la necessità di  investire in ulteriori macchinari di compressione.

 

La centrale vanta una potenza di picco di 6 MW che la rende di fatto l’unità di elettrolisi più grande al mondo: la sua capacità permetterebbe di fare il pieno a 2000 automobili a fuel cell. In realtà ancora non si conosce la destinazione finale del vettore, ma la società assicura che il suo prodotto è perfetto sia per usi industriali, che il rifornimento dell’e-mobility o per essere immesso nelle reti del gas.

8 Commenti

  1. ritamir
    Posted luglio 2, 2015 at 1:23 pm

    Fantastico!

  2. ritamir
    Posted luglio 2, 2015 at 1:26 pm

    Si potrebbe creare lo slogan “il vento nel motore” !

  3. Antonio Vulpio
    Posted luglio 3, 2015 at 6:46 pm

    La Germania, con la realizzazione di impianti di produzione di idrogeno elettrolitico industriale come quello di Magonza, sta riducendo la durata di questo periodo di transizione energetica, accelerando il passaggio da una economia basata su i combustibili fossili ad una economia sostenuta da fonti di energia rinnovabile. L’unico Stato Membro della Comunità Europea ad aver capito con largo anticipo, la strada della migliore crescita sostenibile. E’ sufficiente che gli altri Stati Membri emulino quello più virtuoso. Credo che un colosso di tecnologia come Siemens, sia disponibile e pronto a realizzare impianti simili in tutta Europa. Mi auguro che i decisori politici, gli stakeholder, le piccole e medie imprese, la gente comune faccia tesoro di questo esempio.

  4. Giovanni Airola
    Posted luglio 5, 2015 at 12:27 am

    Solo situazioni drammatiche mondiali renderanno obbligatorio il passaggio dal Petrolio all’Idrogeno. L’attuale economia mondiale,di cui gli Usa sono criminalmente i principali fautori, è difficilmente modificabile senza il ripudio dell’attuale consumismo e di un ripensamento radicale soprattutto da parte delle nazioni occidentali,cieche ed egoiste. Ovviamente è la Chimica tedesca che può affacciarsi per prima alla nuova,rivoluzionaria era dell’Idrogeno. Impara l’arte e mettila da parte, per quando sarà impossibile continuare a sottrarla all’umanità intera.Giovanni Airola.

  5. Alssandro Innocenzi
    Posted luglio 6, 2015 at 9:59 am

    Articolo interessante per la materia trattata. Non posso fare a meno di ravvisare dei macroscopici errori di base. La centrale eolica produce corrente , le celle elettrolitiche scindono l’acqua in idrogeno e ossigeno. L’idrogeno sotto compressione viene stoccato (l’energia trasformata da elettrica a chimica , può essere stoccata ed utilizzata quando ce ne è più bisogno). Tra l’altro nell’articolo si menziona con un acronimo “PEM” le membrame che caratterizzano il tipo di cella a combustibile installate sulle vetture che sono di tipo: Polymer Electrolyte Membrane, le più adottate nel settore automotive se non l’uniche, seguite dalla variante DMFC Direct Methanol Fuel Cell. Questo tipo di produzione dell’idrogeno è quello più indicato , infatti lo produce puro. Altre tipologie di produzione creano problemi di avvelenamento all’anodo dealla fuel cell. Interessante sarebbe stato , oltre al fatto che fosse stato scritto correttamente , che ad ogni fase vi fossero riportate i costi di installazione, esercizio, rendimenti… sarebbe stato un’articolo invidiato dai maggiori professori e ricercatori del settore e avrebbe in qualche modo riportato sulla terra toppi sognatori. In questo settore c’è molto da migliorare, mi riferisco all’applicazione delle Fuell cell per autotrazione. Spero in pochi anni si abbiano degli sviluppi significativi.

    • stefania
      Posted luglio 6, 2015 at 5:13 pm

      Nell’articolo non è riportato alcun errore. Al link interno può consultare la fonte originale, altrimenti se preferisce può approfondire il tema leggendo i risultati del progetto NEXPEL (“Next-generation PEM electrolyser for sustainable hydrogen production”) dove si stanno stanno sviluppando elettrolizzatori a membrana a scambio protonico (PEM) a partire da fonti energetiche rinnovabili per la produzione di idrogeno. Per qualsiasi domanda sui costi di installazione, esercizio e rendimenti può fare riferimento direttamente all’azienda, che è disponibile a fornirle qualsiasi dato da lei richiesto.

      • Franco
        Posted luglio 7, 2015 at 10:17 am

        Salve Stefania, puntuale e corretta la Sua risposta, atteggiamento pro attivo, concordo con Lei…
        Avrebbe possibilità di comunicarci un indirizzo di riferimento diretto del loro uff.tec. esecutivo, per potere avere maggiori dettagli, anche se di carattere generale, riguardo le specifiche della realizzazione e a quale fase di prova sono arrivati.

        Deve sapere che non è così semplice entrare in contatto con i loro centri di business, e c’è il rischio di perdersi dentro la loro complessa organizzazione rischiando di finire in code anche annuali di presa di contatto.

        Siamo ideatori di una wind farm innovativa e di taglio importante, per le 14 miglia dalla costa in d.s. .
        Per ottobre abbiamo in programma un evento di comunicazione, con la partecipazione oltre che di rappresentanze di enti di demanio e regionali della Sardegna, di alcune aziende italiane ed europee, della facoltà di ingegneria energetica dell”ateneo di Cagliari e dell’università La Sapienza, Roma 1 – Roma, oltre alcune di altre organizzazioni ambientaliste locali e nazionali.

        Pensare di poter proporre idealmente impianti idrogenatori, magari già maturi come quello presentato dalla testata, per l’utilizzo di surplux d’energia da rinnovabile eolico, potrebbe essere una ottima linea per l’espansione della mobilità elettrica in un isola che ha la velleità di potersi proporre come l’isola della eco sostenibilità energetica al centro del mediterraneo.

        Le porgiamo i nostri distinti saluti in attesa di una Sua gradita

  6. Alssandro Innocenzi
    Posted luglio 6, 2015 at 10:18 am

    Antonio Vulpio… certo che Siemens è disponibile. Ma non ne abbiamo bisogno affatto. Si creerebbe il solito problema che si è creato con la cogenerazione da biogas settore in cui ho lavorato . Nel biogas le maggiori società sono tedesche come Envitec, Planet biogas , Ies (austriaca) . Ebbene loro vengono in Italia , installano impianti e portano tanti soldini in Germania . Fanno e continuano a fare soldi anche con la gestione di alcuni impianti. Gli attori in Italia ci sono ma sono piccoli , come piccola è la loro mentalità , provinciale. In questo senso lo stato deve subentrare per far si che si creino attori in grado di competere sul mercato locale come quello internazionale e semmai fare ricerca. Ce ne è bisogno. Nel settore Fuell cell invece abbiamo un attore importante di nome Ansaldo . Importanti sono le MCFC Molten Carbonate Fuell Cell. Ansaldo è protagonista in molti settori strategici ma vai settori sono stati regalati agli stanieri vedi Ansaldo STS , Ansaldo-Breda. Non so quanto vi sia rimasto in mano italiane. E di nuovo è qui che lo stato l…. deve intervenire , per far si che tutto questo ben di dio resti in italia con tutto il suo Know how e i suoi buoni cervelli in fuga più che mai all’estero.

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